L’Italia chiude i porti alla nave Aquarius e la Spagna si divide
Ansa
  • Il nostro governo alza un muro contro il natante delle Ong. Pedro Sànchez smentisce Barcellona: «Da noi non verranno».
  • Fermati nove terroristi islamici su un barcone diretto verso di noi. Il gruppetto jihadista fermato in Tunisia mentre stava per imbarcarsi su un gommone per il nostro Paese. È l’ennesima conferma del legame tra gli sbarchi e il pericolo di attacchi, a lungo negato dalla sinistra.

Lo speciale contiene due articoli

«Può andare dove vuole, ma non in Italia!». Matteo Salvini, si sa, ha il pregio della chiarezza. E chiaro, in effetti, è il messaggio che il ministro dell’Interno ha mandato alla Aquarius, la nave di ricerca e soccorso di Sos Mediterranée e Medici senza frontiere che nel fine settimana ha raccolto 141 persone al largo del Mediterraneo da due diversi barconi. La metà delle persone a bordo, dicono le Ong, ha meno di 18 anni. Le due organizzazioni chiedono ai governi europei di «assegnare un luogo sicuro di sbarco più vicino possibile». Ma quel luogo sicuro non sarà in Italia. Sul punto, gli esponenti del governo sembrano irremovibili.

«Proprietà tedesca, noleggiata da Ong francese, equipaggio straniero, in acque maltesi, battente bandiera di Gibilterra. Può andare dove vuole, ma non in Italia! Stop ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici», scrive per l’appunto il titolare del Viminale sui social, ribadendo il concetto con due hashtag: #portichiusi e #cuoriaperti. Ma il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, è sulla stessa lunghezza d’onda. «L’Ong Aquarius è stata coordinata dalla Guardia costiera libica in area di loro responsabilità. La nave è ora in acque maltesi e batte bandiera Gibilterra. A questo punto il Regno Unito si assuma le sue responsabilità per la salvaguardia dei naufraghi», twitta l’esponente pentastellato.

L’Aquarius, dal canto suo, annuncia: «Le autorità marittime maltesi e italiane ci hanno informato che non indicheranno alla Aquarius un porto sicuro per lo sbarco dei 141 sopravvissuti a bordo». I toni dell’organizzazione si fanno forti: «Tutti i Paesi europei si assumano le proprie responsabilità per trovare un porto sicuro per la nave umanitaria Aquarius, che ha salvato 141 persone venerdì. L’Aquarius è in posizione tra Malta e l’isola italiana di Lampedusa». Alla fine è Barcellona che si è offerta di accogliere l’imbarcazione, aprendo però, in questo modo, uno scontro col governo di Madrid. Il governo centrale ha infatti fatto sapere che «la Spagna non è il porto più sicuro secondo la legge», spiegano ai media fonti vicine all’esecutivo del «buonissimo» Pedro Sànchez.

Fu proprio il premier socialista, come si ricorderà, a sbloccare la situazione a giugno, quando l’imbarcazione di Msf fu ancora una volta al centro di un contenzioso internazionale legato all’individuazione del porto sicuro di sbarco. Era una delle prime prove di forza del governo italiano sul tema della chiusura dei porti e Sànchez si materializzò come il vendicatore delle ragioni politicamente corrette. Ma, fanno notare da Madrid, la situazione è ora completamente diversa: Aquarius, allora, aveva a bordo 630 persone a fronte di una capacità di sole 550, bisognava fare presto, stavolta si tratta di 141 immigrati, non c’è alcuna emergenza umanitaria.

Il gesto con cui Madrid si fece bella agli occhi dell’opinione pubblica progressista di mezzo mondo, quindi, è destinato, nei piani del governo iberico, a restare un’azione spot, un gesto di generosità una tantum. Di diventare il nuovo campo profughi d’Europa, la Spagna – che ha già i suoi problemi con le enclavi in territorio marocchino, puntualmente assaltate da gruppi di centinaia di immigrati per volta – non ha alcuna intenzione. I dati Frontex sono eloquenti: il numero di migranti arrivati in Italia a giugno attraverso la rotta centro mediterranea è crollato a 3.000 (-l’87% rispetto a giugno 2017). Al contrario, per la prima volta la rotta del Mediterraneo occidentale è la più frequentata, con il numero degli arrivi in Spagna schizzato a 6.400 (+166%). Anche se Madrid avrà molto da fare prima di riuscire a mettersi in paro con quanto fatto dall’Italia in questi anni.

In questa fase confusa, ovviamente, si aprono i consueti spazi per politici locali in cerca di visibilità. È il caso di Luigi De Magistris, che si è detto disponibile ad accogliere la nave Aquarius. «Noi ribadiamo con forza la nostra disponibilità ad accoglierli, in questa settimana di Ferragosto, proprio quando molti governanti sono in vacanza, noi siamo pronti sempre e sarò in prima fila ad abbracciarli nel porto di Napoli. L’Aquarius si avvicini verso il nostro porto perché, qualora non li facessero sbarcare, saremmo noi stessi ad andarli a prendere in mezzo al mare, come è giusto che sia dinanzi a persone che stanno rischiando di morire perché c’è chi vuole mostrarsi forte coi deboli, solamente per puro calcolo di opportunismo politico». A Napoli, del resto, altri problemi non ce ne sono, quindi perché non spartire tanto buon governo con chi viene dall’altra parte del mondo?

Adriano Scianca


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