Linea Cgil-Bellanova sull’agricoltura Vogliono i clandestini ma non i voucher
  • Il ministro insiste: «600.000 stranieri da regolarizzare subito». E il sindacato applaude. Ma le aziende hanno bisogno di altro.
  • La nave Alan Kurdi attende in mare da giorni: «A bordo situazione fuori controllo».

Lo speciale contiene due articoli.

In Germania mancano circa 300.000 lavoratori stagionali nel settore agricolo. Le autorità tedesche hanno reagito creando una serie di piattaforme digitali che mettano in contatto i disoccupati con le aziende che hanno bisogno di personale. Chi ha perso il posto nei bar, nei ristoranti e in altre attività di questo genere viene invitato a trovare un impiego nell’agricoltura o nell’allevamento. Nel Regno Unito, invece, la National Federation of Young Farmers’Clubs sta cercando braccia fra gli studenti, invitandoli a rivolgersi alle fattorie per rimediare qualche soldo.

In Italia, secondo la Coldiretti, mancano più o meno 370.000 braccianti, ma la soluzione proposta dal governo è sempre la stessa: sanatoria per gli immigrati clandestini. Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole, da settimane non fa che ripetere il mantra: braccia spalancate agli stranieri. Ieri, in Senato, ha rimbombato la medesima solfa: «Sono 600.000, secondo le stime, gli irregolari stagionali nell’agricoltura che vengono spesso sfruttati e lavorano in Italia per quella criminalità che chiamiamo caporalato, che per me significa mafia», ha detto la Bellanova. «O è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o è la criminalità organizzata». Dunque sanatoria e dentro tutti. Quando il governo si è insediato, il ministro dell’Agricoltura si è presentato con uno sgargiante vestito blu. Forse per questo ora si crede una Fata Turchina capace, con un colpetto di bacchetta magica, di trasformare i clandestini in cittadini.

A darle manforte ci si è messa pure la Cgil, che ieri ha lanciato una campagna su Twitter con l’hashtag #regolarizzateli. «Per loro chiediamo subito la regolarizzazione, così da avere manodopera che possa lavorare nei campi con rapporti di lavoro che rispettino i contratti, non con i voucher, chiediamo tutele, diritti a partire da quello alla salute, a un lavoro dignitoso, a un alloggio», ha detto Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil.

Curioso: regolarizzare i clandestini si può anzi si deve, ma utilizzare i voucher è proibito. Secondo i sindacati, infatti, i «buoni lavoro» consentirebbero alle aziende di sfruttare la manodopera. Beh, diamo un’informazione alla Triplice: lo sfruttamento esiste già. Proprio nelle scorse ore un’inchiesta contro il caporalato in Romagna della squadra mobile di Forlì ha portato all’arresto di quattro pakistani che sfruttavano 45 richiedenti asilo (loro connazionali e afghani), costringendoli a lavorare nei campi fino a 80 ore alla settimana, pagandoli 50 euro al mese. Questi poveretti venivano in condizioni pietose, con poco cibo, niente acqua calda, costretti a dormire su materassi gettati a terra. Ad avvalersi dei loro servizi sottopagati erano i titolari di alcune aziende agricole di Rimini, Forlì e Ravenna, che sono stati denunciati.

Questa vicenda, per altro, dimostra che una regolarizzazione dei clandestini non condurrebbe automaticamente alla fine del lavoro nero, anzi. Gli sfruttati di cui sopra erano richiedenti asilo. La legge italiana consente a chi ha fatto regolare richiesta di accoglienza di lavorare, non per nulla molti ospiti dei centri di accoglienza anche in questi giorni continuano a muoversi liberamente proprio perché hanno un impiego. Tradotto: il fatto di avere un permesso di soggiorno non conduce necessariamente a maggiore legalità. I voucher, invece consentirebbe di pagare gli stagionali senza ricorrere al nero. Secondo Dino Scanavino, presidente della Cia, essi sono «uno strumento flessibile idoneo a reclutare chi è in cassa d’integrazione o percepisce il reddito di cittadinanza ma che non rinuncerebbe al suo ammortizzatore sociale per venire a lavorare nei campi. Con il voucher, invece, il lavoratore può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente ai fini Irpef».

Oppure, appunto, si potrebbe impiegare in agricoltura chi è sprovvisto di un lavoro o campa con il reddito di cittadinanza. Sarebbe sensato, e lo fanno anche all’estero.

Però la Bellanova si oppone, e la Cgil di nuovo la sostiene. Del resto la signora ha iniziato la sua carriera politica proprio nel sindacato rosso. Ed è grazie al sindacato che ha conosciuto il suo attuale marito, Abdellah El Motassime. Si sono incontrati in Marocco: lei era in visita istituzionale, lui le faceva da interprete. Sarà, forse, anche per queste ragioni sentimentali che il ministro è così attento alle esigenze degli stranieri. Non a caso ieri i giornali marocchini hanno dato grande risalto alla sua proposta di sanatoria: un bel messaggio a chi fosse intenzionato a lasciare l’Africa per venire qui.

A quanto pare il governo teme il nero ma non ha paura di fare un favore ai trafficanti di uomini.


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