- Tra i migranti che hanno ottenuto l’accoglienza, il 15% gode della protezione sussidiaria. Che non viene tolta nemmeno in caso di condanna per reati sessuali o di droga, a meno che non ci siano aggravanti. Ecco perché il Viminale vuole cambiare la legge.
- Fake news senza fine. La scritta dei tifosi a Napoli diventa subito razzismo. Su un muro appare un attacco contro Aurelio De Laurentiis. Il Mattino non perde tempo e grida all’emergenza xenofobia.
- Gli scontri nella moschea di viale Jenner a Milano per il controllo del centro culturale milanese tengono in scacco un intero quartiere. Feriti due egiziani. Le tensioni dopo il licenziamento di un imam radicale che ha occupato la struttura con i suoi seguaci.
- Meno soldi agli immigrati per darli ai poliziotti. L’idea del ministro Matteo Salvini è di portare la quota giornaliera da 35 a 17,50 euro. Ma il business resta.
Lo speciale contiene quattro articoli
Negli ultimi cinque anni, il nostro Paese ha accordato a un bel po’ di persone una qualche forma di protezione, cioè li ha riconosciuti a vario titolo come profughi. Stando ai dati ufficiali, tuttavia, soltanto il 7% degli stranieri giunti a bordo dei barconi sono effettivamente rifugiati, cioè titolari di protezione internazionale. La maggior parte (il 25% del totale, 28% se guardiamo all’anno in corso) – ormai è noto – ha ottenuto la protezione umanitaria, un particolare tipo di tutela che dovrebbe essere concessa in casi eccezionali, ma di cui si abusa largamente. Esiste, poi, una bella fetta di stranieri (il 15% del totale) che ha ottenuto la protezione sussidiaria. La può ricevere chi «non possa dimostrare una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, che definisce chi è rifugiato, ma si ritiene che rischi di subire un danno grave (condanna a morte, tortura, minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale) nel caso di rientro nel proprio Paese».
È la legge italiana a stabilire chi abbia o meno diritto a tale forma di protezione. Esaminando nel dettaglio i vari articoli, tuttavia, si fanno delle scoperte sorprendenti. Per esempio, si apprende che se un profugo molesta o spaccia, ha comunque diritto a restare nel nostro Paese. Il decreto legislativo 251 del 2007 (modificato nel 2014), all’articolo 16 dettaglia i casi in cui uno straniero debba essere escluso dalla protezione sussidiaria. Ciò può avvenire qualora egli «abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità».
Un altro motivo per giustificare l’esclusione è che l’immigrato «abbia commesso, al di fuori del territorio nazionale, prima di esservi ammesso in qualità di richiedente, un reato grave». Come è facile immaginare, però, non sempre è possibile stabilire chi sia davvero (e da dove arrivi) chi entra nel nostro Paese. Dunque può accadere – ed è accaduto – che entrasse anche chi aveva già commesso reati in patria.
Ma andiamo avanti, perché il bello (si fa per dire) deve ancora venire. Uno straniero può perdere il diritto alla protezione sussidiaria anche qualora «costituisca un pericolo per la sicurezza dello Stato» o «costituisca un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, essendo stato condannato con sentenza definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale».
Ed eccoci al punto. Che cosa dice l’articolo 407 del codice penale? Semplice: fa un elenco di reati piuttosto gravi. Se uno straniero li commette, perde lo status di profugo. Ci sono omicidio, rapina, estorsione, associazione mafiosa, terrorismo eccetera. A un certo punto, si parla anche di altri due tipi di reati piuttosto odiosi, ovvero la violenza sessuale e lo spaccio di droga. Direte: se uno spaccia o molesta sessualmente un’altra persona, dovrebbe perdere immediatamente il diritto alla protezione. E invece no.
Nel caso di «produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e psicotrope», l’esclusione dalla protezione vale «limitatamente alle ipotesi aggravate». In pratica, se un profugo spaccia droga e viene condannato per questo, ma non si prende l’aggravante, non perde il diritto alla protezione, dunque può tranquillamente restarsene qui. Lo stesso avviene nel caso della «violenza sessuale»: di nuovo, la protezione si perde solo «nelle ipotesi aggravate».
Insomma, per perdere lo status di profugo l’immigrato deve commettere una violenza su un minore di 14 o su una donna in stato di gravidanza. Oppure, deve commettere la violenza utilizzando armi, sostanze alcoliche o stupefacenti, narcotici eccetera. Riassumendo: se la violenza sessuale non è accompagnata da violenze gravi, il migrante resta in Italia. Si tratta di un’assurdità evidente, una sottigliezza che può consentire ai criminali di piantare le tende sul territorio italiano.
È per questo motivo che il Viminale sta lavorando per modificare la norma. Nel decreto sicurezza previsto per settembre, la faccenda delle aggravanti dovrebbe essere cancellata. Sarebbe una conquista di civiltà, che consentirebbe di allontanare dal nostro Paese chi ha commesso reati vergognosi. Non solo: tale modifica consentirebbe di restringere il campo, impedendo che violentatori e spacciatori possano ottenere la protezione sussidiaria.
Sempre a settembre, poi, dovrebbe esserci un’ulteriore novità. Tra le ragioni per l’esclusione dovrebbe entrare anche la resistenza a pubblico ufficiale. Si tratterebbe di un passo avanti non da poco. Permetterebbe, infatti, di negare la protezione a tutti quei simpatici signori che aggrediscono e maltrattato i controlli di treni e autobus che osano chiedere loro il biglietto. Quasi settimanalmente le cronache riportano fatti di questo tipo.
L’ultimo è avvenuto domenica, su un treno che dal Cilento portava a Napoli. All’altezza di Salerno, un uomo di trent’anni, nigeriano e con precedenti penali, ha infierito su un controllore di Trenitalia, colpendolo ai genitali e sputandogli in faccia. Poi, non contento, ha spintonato un agente della Polizia ferroviaria colpevole di avergli chiesto di mostrare il titolo di viaggio. Il nigeriano è stato denunciato per violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ecco, sarebbe bello se il prossimo viaggio di questo nigeriano fosse quello per ritornare a casa a sua.
Riccardo Torrescura
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