- La sinistra voleva discontinuità sul tema dei migranti ma si ritrova a fare i conti con la tragedia di Palermo. E allora, da padre Alex Zanotelli a Elly Schlein, scatta la richiesta di ulteriori fughe in avanti per la cittadinanza.
- Il quotidiano Repubblica annuncia raggiante in prima pagina: «Meno profughi, più lavoratori». Ma in realtà si riferisce a chi è entrato in Italia irregolarmente in cerca di fortuna.
Lo speciale contiene due articoli.
Cortocircuito a sinistra: un governo che era nato contro la presunta «ferocia» delle politiche sull’immigrazione di Matteo Salvini, si ritrova a dover maneggiare un caso di patente ed estrema violazione dei diritti umani, la tragica morte del quindicenne Abou, denutrito, con segni sul corpo di precedente tortura, rimasto per dodici giorni sulla nave quarantena Allegra.
Il primo lato della questione è fin troppo facile da mettere a fuoco. Stavolta, essendoci la sinistra al potere ed essendo impossibile dare la colpa agli odiati sovranisti, giornaloni e mainstream media tengono bassa la questione, e, quando proprio sono costretti ad affrontarla, la trattano con inconsueta delicatezza e con toni finalmente adeguati, cioè sobri e addolorati. Non serve particolare fantasia per immaginare – a parti invertite – cosa sarebbe accaduto se al Viminale, al posto di Luciana Lamorgese (che ovviamente qui ci guardiamo bene dal colpevolizzare), sedesse ancora il «cattivo» Salvini: la notizia avrebbe occupato ore intere di programmazione televisiva, l’apertura di tutti i telegiornali, le prime pagine dei quotidiani pressoché senza eccezione, con gara di sdegno, corsa alla strumentalizzazione, ampio concorso di intellettuali veri o presunti, e il tentativo (inutile negarlo: sappiamo tutti che sarebbe andata così) di scagliare contro Salvini il corpo martoriato di un ragazzo che invece merita solo rispetto, dolore profondo per una tragedia assoluta, e – per chi crede – il conforto di una preghiera. Nel frattempo Leoluca Orlando, già fiero avversario di Salvini, ha annunciato che, se la Procura dovesse chiedere un rinvio a giudizio per i responsabili della morte di Abou e ci fosse un processo, il Comune di Palermo si costituirà parte civile. Scordandosiche al governo c’è la sua maggioranza.
E la cartina tornasole di questa cattiva coscienza si ritrova anche sui social network: per tutta la giornata di ieri (a meno di nostri errori e omissioni sempre possibili) non abbiamo trovato gli interventi dei professionisti dell’indignazione a senso unico, dei twittatori compulsivi, degli intellettuali firma-appelli, dei vipponi anti-Salvini, degli scrittori «impegnati». Non una parola, non una sillaba, non un sospiro: semmai, un eloquente imbarazzo e un rumoroso silenzio.
Il secondo lato della questione (e qui sta il cortocircuito) è invece il tono altissimo, il rilancio perenne, l’asticella sempre più innalzata, il gioco al «più uno», la gara all’incontentabilità, su ogni altro aspetto della regolamentazione dell’immigrazione. Il governo fa a pezzi i decreti Salvini (peraltro alle spalle degli elettori, cioè a urne appena chiuse)? Immediatamente, c’è chi scende in campo per gridare che «non basta», che «ci vuole di più», che è «solo una prima e parziale tappa». Tra le prime, Elly Schlein, vicepresidente della giunta dell’Emilia-Romagna, che dà atto al suo governo del risultato («un passo avanti») ma subito alza il tiro: «La legge sulla cittadinanza è superata, ora serve lo ius soli». Intervistata dalla Stampa, lamenta le «tante ambiguità» che restano nella linea di governo e tuona: «Non si possono criminalizzare le Ong».
E resta sulle barricate pure padre Alex Zanotelli, anche lui non placato dall’intervento governativo sui decreti Salvini: «Un piccolo passo avanti, ma è davvero troppo poco contro quei decreti, un distillato di razzismo di stato», dice all’Adnkronos. Poi il comboniano passa a psicanalizzare i grillini: «Certo, qualcosa sta cambiando ma credo che tra i 5 stelle ci sia ancora il dissenso da parte dell’anima che ha favorito Salvini. […] È grave che rimanga dentro questa roba, non è tollerabile, bisogna urlarlo con forza. […] Ancora più grave poi continuare a finanziare la guardia costiera libica». Morale: la mobilitazione prosegue, e Zanotelli fa sapere che la prossima settimana (il 14 ottobre) sarà davanti alla Camera per quello che definisce «il digiuno di giustizia con i migranti».
L’obiettivo è fin troppo chiaro: creare un clima favorevole al colpo di mano parlamentare, affinché, quando giungerà in Aula per la conversione il decreto legge con cui il governo rivede le norme salviniane, si tenti con emendamenti parlamentari un ulteriore mega rilancio, alzando ancora la posta (con lo ius soli o la variante – più che altro lessicale – dello ius culturae) e conducendo al traguardo un capovolgimento a centottanta gradi delle politiche in materia di immigrazione e cittadinanza. Altro che mero «ritocco» dei decreti, altro che mero «recepimento» dei rilievi con cui Sergio Mattarella aveva accompagnato la promulgazione delle vecchie norme. Ora che la finestra elettorale è chiusa per un bel pezzo, la mobilitazione crescerà per indurre il Pd a fare il colpaccio e per forzare i grillini a ingoiare un rovesciamento integrale di ciò che avevano co-deciso ai tempi del governo gialloblù.
Ma proprio questo prevedibilissimo pressing, proprio questa scontata forzatura, proprio questa accelerazione che è già scritta nelle cose, rende ancora più evidente il contrasto con la cortina di silenzio che sta coprendo – a sinistra – la tragica morte del povero Abou. Stavolta, niente hashtag virali e solidali sui social network, niente paginoni umanitari, nessuna mobilitazione politica nazionale, né fisica né online. Per molti, meglio attendere che la terribile notizia sia dimenticata.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >