• Repubblica e Avvenire hanno pubblicato foto e video falsi di sevizie in Libia. Scoperti e sbugiardati, continuano a spargere fango. Come da mesi a questa parte.
  • Sui migranti l’Ue ci pianta ancora in asso. I ministri della Difesa non trovano l’intesa sulla proposta italiana di rotazione dei porti di sbarco. Elisabetta Trenta: «Sono delusa». Il collega dell’Interno minaccia il ritiro dall’operazione Sophia: «Se dovesse arrivare l’ennesimo rifiuto, dovremo fare da soli».

Lo speciale contiene due articoli.

Nemmeno una riga di smentita. Neppure un trafiletto per ammettere «abbiamo sbagliato». Niente di niente. Mercoledì, Repubblica ha sparato in prima pagina «i video shock delle torture» subite dai migranti in Libia. Con un articolo strappalacrime di Francesco Merlo ha cantato la triste sorte dei «profughi martiri» che non si possono rimandare indietro, onde non riconsegnarli alle «camere di tortura». Peccato fosse tutto falso. Le foto degli stranieri seviziati pubblicate dal giornale, lo abbiamo spiegato ieri, non ritraevano migranti in Libia. Lo stesso vale per i «video shock». Anche noi abbiamo potuto vedere tre filmati di cui sia Repubblica che Avvenire hanno scritto. Il primo mostra il brutale pestaggio di un uomo. Ma è stato girato in Brasile. In un altro si vede una donna presa a bastonate: di nuovo, si tratta di materiale brasiliano. Sul terzo video non ci sono certezze, ma nulla prova che si tratti di violenze su migranti in Libia. Intendiamoci: nessuno nega che i trafficanti di uomini siano criminali spietati e malvagi. E di sicuro, in Nordafrica, non manca chi tortura, magari per ricattare le famiglie dei migranti. Ma un conto è scrivere una cosa del genere, un altro conto è accusare l’Italia di rispedire gli stranieri nelle mani di belve assassine, peraltro basandosi su prove farlocche.

I giornali impegnati nella caccia a Matteo Salvini hanno spacciato bufale. E, ovviamente, si sono ben guardati dal chiedere scusa. Repubblica, dicevamo, non si è degnata di commentare. Avvenire ha pubblicato una mezza smentita, limitandosi a spiegare di aver stampato una didascalia sbagliata. «I video sui lager sotto accusa. Ma l’orrore non è un fake», ha scritto il giornale dei vescovi. In verità è falso eccome. I video, come si può scoprire facendo qualche indagine sulla Rete, non riguardano la Libia. Le foto nemmeno. Eppure, tutto questo materiale è stato utilizzato per sputare veleno all’indirizzo del governo barbaro. Pur di spargere fango, anche le balle e le mistificazioni vanno bene. Se roba di quel genere l’avesse pubblicata un giornale non progressista, apriti cielo. Sarebbe immediatamente cominciato il linciaggio, politicanti di ogni ordine e grado avrebbero chiesto la chiusura della testata e punizioni esemplari per i colpevoli. Ma per le falsità riportate dai quotidiani immigrazionisti, invece, non c’è condanna. Possono tranquillamente andare avanti ad accusare di razzismo e xenofobia chi si oppone all’invasione.

Si permettono perfino di dare lezioni, costoro. Giusto ieri, proprio su Repubblica, è apparso un articolo involontariamente grottesco. Un editoriale impegnatissimo firmato dallo scrittore spagnolo Javier Cercas intitolato «La foresta dell’inganno». Secondo l’illuminato romanziere, da quando sono in giro personaggi come Donald Trump e Matteo Salvini, «la menzogna non ha mai avuto tanta capacità di dilagare come adesso. Il trionfo della bugia è la sconfitta della libertà». «Le bugie», tromboneggiava l’ispanico, «continuano a funzionare a pieno regime; la psicosi dell’immigrazione che si è scatenata negli ultimi mesi in Europa, grazie a personaggi come Salvini, Seehofer e compagnia bella, è fondamentalmente frutto di grandi menzogne».

Davvero ci sarebbe da sbellicarsi se la questione non fosse drammatica. La filippica sulle balle populiste di Javier Cercas viene pubblicata da un giornale che, giusto 24 ore prima, ha venduto una bufala colossale sull’immigrazione. E non è nemmeno la prima volta. Forse Cercas e le altre anime belle della sua risma dovrebbero tenere a mente alcuni dei casi giornalistici degli ultimi mesi, prima di vomitare sentenze.

Ricordate, tanto per dire, il presunto «allarme razzismo»? Rammentate i commenti sull’aggressione xenofoba all’atleta italiana Daisy Osakue? Matteo Renzi scrisse che la ragazza era stata «selvaggiamente picchiata da schifosi razzisti». In realtà, a lanciarle un uovo e a ferirla a un occhio furono alcuni ragazzetti, tra cui il figlio di un esponente del Pd. Un gesto goliardico finito male, lo definirono. Il razzismo non c’entrava nulla. Così come non c’entrava nel caso della presunta aggressione armata ad un migrante accolto dal sempre arzillo don Massimo Biancalani.

Balle sull’emergenza razzismo, balle a non finire pure sull’imminente ritorno del fascismo, di cui certi giornali hanno cianciato per chissà quanto. Balle spaziali anche sulle Ong, a partire dal caso Aquarius, la nave «abbandonata in balia dei flutti» dal feroce Salvini. Poi saltò fuori che a bordo erano tutti tranquilli e ballavano, ma vabbè.

Falsità e manipolazioni si susseguono una dopo l’altra, dalle più sottili riguardo al numero degli stranieri morti in mare fino a quelle più clamorose sulla Libia. Quando vengono smentite, mai nessuno che corregga il tiro. Anzi, di solito i solerti progressisti rincarano la dose, tornano all’attacco più feroci di prima. Alzano il dito e disquisiscono della «percezione errata» che gli italiani avrebbero del problema migratorio. Trattano chiunque sia contrario alle frontiere aperte come un subumano, una belva razzista, un fascio da appendere a testa in giù a piazzale Loreto (fine augurata a Salvini dai simpatici attivisti di sinistra riuniti in piazza a Milano, nonché dal sempre sobrio Oliviero Toscani). Invocano la resistenza più o meno armata, accusano il ministro dell’Interno di essere il demonio, spargono odio e sterco sugli infami reazionari di cui l’Italia è piena. Nel frattempo, si fanno largo a suon di menzogne. Ne abbiamo sentite fino allo sfinimento, in questi anni: da quelle sugli stranieri indispensabili per pagare le pensioni a quelle sull’ineluttabilità delle migrazioni. Altre ne arriveranno, statene certi.

Forse a sinistra pensano, così facendo, di recuperare voti. Intanto, però, perdono la poca dignità rimasta.

Francesco Borgonovo


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