- Arrivati oltre 4.000 profughi in 24 ore. Segnalate decine di imbarcazioni dirette verso Lampedusa e le spiagge siciliane. Si parte anche con natanti fai da te. La Costa d’Avorio è la prima nazionalità degli ingressi in Italia.
- Inflazione oltre il 10%, il 15,6% sui generi alimentari. Non serve il blocco dei prezzi per il Ramadan. Debito pubblico al 100% del Pil. Rischio di default ma si litiga con il Fmi.
Lo speciale contiene due articoli.
Con i rubinetti del grande flusso migratorio ormai completamente aperti l’Italia sta facendo il pieno: a Lampedusa, ieri, il nuovo record, con 2.200 sbarcati in 24 ore. In 892 sono arrivati in porto ieri con 23 imbarcazioni, compreso un barchino di sette metri comprato dai 25 che si sono avventurati in un viaggio fai da te con solo una bussola e un telefono cellulare a fargli da navigatore, mentre venerdì con altri 43 natanti hanno messo piede in Italia altre 1.778 persone. E l’hotspot è di nuovo al collasso con 2.488 «ospiti». Ben 44 barchini approdati ieri sono partiti da Sfax, due da Kerkenna e due rispettivamente da Madhia e Soussa. Tutti porti tunisini. E se la Guardia costiera tunisina non fosse riuscita a fermare le altre 79 barche partite, sarebbero arrivati in Italia altri 3.000 migranti.
Ma oltre agli sbarchi autonomi ci sono quelli coordinati. La Geo Barents (la nave di Medici senza frontiere) è attesa a Bari questa sera con a bordo 190 persone. Tutti uomini e tutti provenienti dal Bangladesh. Dalla nave militare Diciotti, invece, ne sono già sbarcati 320 ad Augusta. Ne sono attesi altri 400 a Pozzallo nella giornata di oggi. La Diciotti aveva caricato a bordo 727 passeggeri che si trovavano in difficoltà al largo della costa italiana. La Life support di Emergency, invece, ne sta trasportando altri 161, recuperati in acque internazionali della zona Sar maltese mentre navigavano su un gommone di circa 12 metri che imbarcava acqua (il governo ha già assegnato alla nave il porto di Ortona per lo sbarco). E ha fatto sapere che ci sono altri barchini in difficoltà nell’area tra la Tunisia e Lampedusa.
Il tutto mentre Alarm phone lancia quasi un Sos a ora: «Negli ultimi due giorni», scrive l’Ong su Twitter, «siamo stati informati di oltre 20 barche in fuga dalla Tunisia. Stiamo cercando di capire quali siano arrivate, quali siano state intercettate e quali invece sono finite capovolte». Nelle ultime ore infatti si sono verificati diversi incidenti in mare, perché – ovviamente – a più partenze corrisponde sempre un aumento delle tragedie. Due barchini con passeggeri subsahariani sono naufragati in area Sar maltese. Sono almeno sette i cadaveri già recuperati da Guardia costiera e Guardia di finanza, costrette a sconfinare per prestare soccorso. In circa una decina sono saliti a bordo delle motovedette. Altri erano un peschereccio tunisino che è stato scortato fino a Lampedusa.
Uno degli interventi segnalati da Alarm phone ha creato uno scontro tra la Guardia costiera libica, che era intervenuta in modo autonomo nella sua zona Sar, e la Ocean Viking. Dalla motovedetta libica, all’arrivo della nave della Ong, sono stati sparati in aria sei colpi d’avvertimento. La Ong ora si lagna: «Siamo stati minacciati dai guardacoste libici finanziati dall’Unione europea».
Segnalate anche presenze già a terra. Quattro gruppi di migranti sono riusciti ad arrivare a Lampedusa e sono stati bloccati mentre cercavano di far perdere le loro tracce. La Guardia di finanza ne ha rintracciati undici, tutti tunisini, lungo la strada di Ponente, nelle vicinanze di un camping. Altre 41 persone della Costa d’Avorio (ormai la prima nazionalità degli ingressi in Italia), della Guinea e della Liberia. I carabinieri, invece, all’Isola dei Conigli ne hanno fermati altri 43. E non è stata presa d’assalto solo la Sicilia.
«La situazione nell’hotspot di Lampedusa è di nuovo fuori controllo. Confidiamo, per poter davvero invertire la rotta, nella nuova architettura normativa prevista dal decreto Cutro promosso dal governo e dal ministro Matteo Piantedosi, che indubbiamente segnerebbe un sostanziale cambio di passo nella gestione dei flussi irregolari e della prima accoglienza», ha commentato il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese. Le statistiche intanto salgono vertiginosamente: sono 20.379 gli sbarcati in totale nei primi tre mesi del 2023 (6.000 solo tra l’8 e il 12 marzo). L’anno scorso si erano fermati a 6.518. La prima nazionalità è diventata di colpo la Costa d’Avorio, con 3.347 sbarcati, seguita da Guinea (2.957) e Pakistan (1.986). I tunisini sono già 1.587.
Nonostante il boom di nuovi ingressi, però, la strategia di alleggerimento messa in campo dal governo sembra funzionare: i centri d’accoglienza siciliani, infatti, sono ancora in zona gialla, con 9.889 ospiti. Mentre la maggior parte degli sbarcati è finita tra Lombardia (zona rossa con 12.745 ospiti, ovvero l’11 per cento del totale degli sbarcati) ed Emilia Romagna (zona rossa con 10.800 e il 10 per cento degli sbarcati). «Si percepisce il fattore attrattivo di una opinione pubblica che ha una ampia fetta di persone che mostra apertura verso l’accoglienza», ha affermato il ministro dell’Interno Piantedosi.
«I numeri di quest’anno sono inaccettabili, anche perché non siamo in grado di dare assistenza a questa gente», ha detto il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini: «Con tanti italiani in difficoltà non possiamo essere lasciati da soli». E ha tirato ancora una volta le orecchie all’Europa: «Vediamo se finalmente, dopo anni di chiacchiere, passa dalle parole ai fatti perché le frontiere italiane sono frontiere europee. Quindi non possiamo essere lasciati da soli ad accogliere decine o centinaia di migliaia di persone e occorre intervenire sull’altra sponda del Mediterraneo, in Africa».
Mentre il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani concentra tutto sui trafficanti di esseri umani: «Promettono obiettivi irraggiungibili e sfruttano la disperazione di queste persone, dobbiamo fermarli».
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