• La Sea Watch conta su due velivoli per pattugliare il Mediterraneo, uno dei quali nelle passate settimane partiva da Lampedusa ma adesso decolla da una base nella Corsica del Sud. E così si agevolano gli sbarchi: dall’inizio dell’anno + 257% rispetto al 2019.
  • Il Papa: «Un’accoglienza umana e dignitosa ai migranti e a quanti cercano asilo in Europa».

Lo speciale contiene due articoli.

Più che operazioni di «ricerca e soccorso» in mare sembrano manovre degne di una campagna militare. Da qualche settimana, come noto, le Ong hanno ripreso alla grande l’attività nel Mediterraneo e continuano a traghettare migranti verso l’Italia (o la Grecia). In questi giorni sono all’opera nel Mare (fu) Nostrum la nave Rahel, battente bandiera tedesca, che si trova a Mitilene, nell’isola di Lesbo funestata dal caos migratorio. Poi c’è la Open Arms che naviga a sud di Malta, e si è vista respingere dalle autorità dell’isola la richiesta di sbarcare i 276 migranti che ha a bordo. Non è troppo difficile immaginare dove abbiano intenzione di approdare gli attivisti: in un porto italiano, ovviamente.

La nave Astral batte bandiera inglese e naviga nel Mediterraneo centrale con il segnale Ais spento, come usano fare i taxisti del mare. La Mare Jonio della Ong di governo Mediterranea, invece, è arrivata a Pozzallo, dove ha consegnato in un «porto sicuro» i 27 migranti trasbordati dalla Maersk Etienne. Infine, abbiamo la Alan Kurdi (battente bandiera tedesca), appena tornata in servizio dopo svariate settimane di fermo imposto dalla nostra guardia costiera. Una bella flotta, non c’è che dire. A questo radioso schieramento vanno però aggiunte le forze aeree. Esatto: le Ong possono contare su un bell’appoggio dal cielo. Nei giorni scorsi, la portavoce di Sea Watch, la prezzemolina umanitaria Giorgia Linardi, ha gridato alla persecuzione: «Il governo italiano ha chiuso i nostri occhi sul Mediterraneo centrale. Da venerdì il nostro aereo di monitoraggio civile Moonbird non può più alzarsi in volo da Lampedusa», ha piagnucolato. Capito che cattiva l’Italia? Impedisce al velivolo della Ong di partire da Lampedusa, lasciando così gli stranieri in balìa delle onde.

Ciò che la Linardi non ha detto, però, è che Sea Watch dispone di un altro velivolo. Si chiama Sea Bird ed è stato presentato qualche mese fa al popolo della Rete. «Con il nostro nuovo aereo potremo restare attivi ancora più a lungo per individuare imbarcazioni in difficoltà, prestare assistenza nelle operazioni di soccorso e, nei casi più sfortunati, documentare le sempre più frequenti violazioni di diritti umani», dissero i militanti immigrazionisti. Nelle passate settimane Sea Bird partiva da Lampedusa ma ora, probabilmente per evitare problemi e blocchi da parte delle autorità, ha cambiato zona. Ieri, dopo il fermo da parte dell’Enac di Moonbird (a cui è stato appunto imposto il divieto di decollo da Lampedusa per «dichiarata attività Sar non autorizzata»), SeaWatch ha fatto decollare Sea Bird da Propriano, nella Corsica del Sud.

Parliamo di un velivolo modello Beech 58 Baron, registrato in Svizzera, utile a sorvolare il Mediterraneo in cerca di barconi. Dunque, non è proprio vero che gli occhi della Ong siano stati chiusi… Peraltro, questo oggettino non costa proprio pochissimo: i vecchi modelli viaggiano intorno ai 300.000 dollari, quelli più nuovi possono anche superare il milione. Ma che volete, per l’invasione non si bada a spese.

E infatti lo spiegamento di mezzi aerei e acquatici ha successo, contribuendo a ingrossare i flussi in entrata. Il problema degli sbarchi, infatti, è ben lungi dall’essere risolto. La grande mossa del governo è stata quella di promettere a Lampedusa un bel condono migratorio: un piano speciale di contributi e taglio delle tasse. Per fermare le partenze, inoltre, sono stati offerti alla Tunisia 11 milioni di euro. Aprire il portafogli, tuttavia, non è una grande soluzione. Infatti, gli arrivi continuano imperterriti, e per lo più si tratta di barche partite dalle coste tunisine. Dall’inizio dell’anno sono giunti qui 20.909 stranieri (il 257,05% in più rispetto al 2019). Di questi la grande maggioranza (8.588 persone) è originaria della Tunisia. Solo ieri mattina sono approdati in 212, di cui 187 a Lampedusa.

Vero, adesso l’hotspot locale viene svuotato con una certa regolarità e non ci sono più le oltre 1.000 persone di qualche settimana fa. Ma altrettanto regolarmente si riempie ed è costantemente sovraffollato (ora tiene circa 250 migranti anche se potrebbe tenerne al massimo la metà). È chiaro che spostare la gente in altre città non può essere una soluzione, non a caso più o meno ovunque si ha notizia di qualche guaio. A Trapani, giusto per citare un caso, un tunisino è rimasto gravemente ferito – in fin di vita per l’esattezza – mentre tentava di fuggire dal centro di accoglienza Sant’Andrea di Valderice. Probabilmente è caduto da una finestra.

In buona sostanza la situazione è questa: nonostante lo sconto fiscale a Lampedusa, gli ingressi non si fermano; il rischio sanitario, soprattutto in Sicilia, è ancora alto; le Ong continuano serene a fare i propri comodi e ai cittadini italiani tocca pagare le conseguenze del caos. Però state pure tranquilli: il governo ha tutto sotto controllo…


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