• La partecipata non è disponibile a un coinvolgimento diretto, però potrebbe favorire il rilancio del porto, magari con la cinese Cccc. L’ad di Arcelor accetta l’incontro con Giuseppe Conte venerdì. Sergio Mattarella vede i sindacati.
  • L’azienda si adegua alla richiesta di aspettare l’udienza del 27 novembre: l’altoforno 2 resta acceso. A Milano indagine per reati fallimentari e false comunicazioni.

Lo speciale contiene due articoli.

I 170 anni di Cassa depositi e prestiti non potevano cadere in un giorno migliore. Cdp ieri è stata tirata per la giacchetta come non mai. In occasione delle celebrazioni, il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si sono chiusi in una stanza con l’ad di Cdp Fabrizio Palermo e il neo presidente Giovanni Gorno Tempini. Tema della discussione è stato il salvataggio dell’ex Ilva. Dal governo il pressing per entrare nella partita, dai vertici di Cdp una presa di distanza. «Il ruolo che Cdp può avere, al di là del coinvolgimento diretto in una situazione che è oggetto di altre conversazioni, è ovviamente di grande attenzione a quel che avviene sul territorio, a livello di enti locali, a livello di tutte le nostre società partecipate. Questo è sicuramente un ambito nel quale noi possiamo pensare di svolgere un ruolo», ha detto Gorno Tempini sintetizzando in linguaggio politichese ciò che è il mandato dei suoi azionisti. Cioè le fondazioni bancarie.

Il messaggio è chiaro: non si mettono a repentaglio gli investimenti dei pensionati italiani. D’altronde in una delle sue ultime uscite pubbliche, il patron dell’Acri, Giuseppe Guzzetti aveva detto «no» a un potenziale coinvolgimento di Cdp in Alitalia. Mentre si era detto favorevole alla maxi operazione ha rilanciato Astaldi e tre quarti del settore delle costruzioni italiane. Preso il medesimo ragionamento, la risposta di Gorno Tempini al governo non deve essere stata molto dissimile. Se un ministro come Francesco Boccia lancia in una intervista spudoratamente l’idea di avviare un prestito ponte di uno o due anni per poi rivenderla, è chiaro che Cdp dovrà necessariamente mettere i paletti invocando il proprio statuto. Uno statuto che le fondazioni non cambieranno. Immaginare che lo Stato stanzi più di un miliardo e Cdp si inserisca a gestire le perdite è praticamente impossibile.

Diverso immaginare che la Cassa coordini le diverse partecipate per il rilancio del porto di Taranto e aiuti l’arrivo di risorse. Non dimentichiamo che i cinesi di Cccc sarebbero pronti anche a mettere 400 milioni sul sistema portuale del Sud e a quel punto ad avviare una partnership con altre realtà dedicate all’acciaieria. Ma al momento l’ipotesi si potrebbe verificare solo se i franco indiani di Arcelor Mittal tornassero a sedersi al tavolo delle trattative. Eventualità non più così remota. Ieri la morsa giudiziaria è salita di grado. I commissari che hanno trascinato Arcelor in giudizio hanno definito la scelta unilaterale di avviare il fermo degli altoforni un atto minatorio, mentre i pm hanno invitato espressamente l’azienda a sospendere l’iter di spegnimento fino a che non ci sarà stata la prima udienza, cioè fino al 27 novembre. I magistrati hanno tenuto a specificare che si tratta di un semplice invito e non di una imposizione, ma ieri sera i vertici di Arcelor Italia hanno fatto sapere con una nota ufficiale (non parlavano apertamente da oltre una settimana) di voler accogliere l’invito. In contemporanea è stata diffusa anche la notizia che venerdì a Palazzo Chigi Lucia Morselli per conto della famiglia Mittal incontrerà il premier. E si comincerà una tornata di trattative. Sappiamo che l’azienda vorrebbe mettere in cassa integrazione ben 5.000 dei 10.700 dipendenti diretti. Il contratto non lo consentirebbe.

Il governo non può però permettersi di andare in causa e affidarsi totalmente alla magistratura, sebbene politicamente abbia già abdicato al proprio ruolo di decision maker, lasciando ai pm il compito di dare la linea. Al tempo stesso sa che se non c’è un asso nella manica (e non esiste nessun nuovo investitore) dovrà trovare un via di uscita che gli consenta di non perdere la faccia e permetta ai franco indiani di tornare a Taranto senza a loro volta perdere la faccia. E qui si inserirebbe il piano di rilancio della città. In pratica Arcelor si riprende lo stabilimento e l’acciaieria, parte degli esuberi viene riassorbita in una newco che si occuperà del porto e della città sotto l’ombrello di un progetto coordinato da Cdp e dalle altre partecipate. Almeno questi sarebbero i desiderata della politica.

A noi sembra una grande scommessa o qualcosa di simile a un all in, dove o ti va benissimo o perdi tutto. Un gioco delle parti con una posta altissima che ha spinto pure Sergio Mattarella a infilarsi nella questione. Ieri sera ha incontrato le sigle sindacali esercitando la classica moral suasion del Colle. Vedremo che effetto farà.


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