castagna banco bpm agricole
L'amministratore delegato di Banco Bpm Giuseppe Castagna (Imagoeconomica)

Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, ha indossato l’abito migliore per annunciare che su Piazza Meda si sta abbattendo una tempesta perfetta di quelle che piacciono tanto ai soci: una pioggia di dividendi da ben sette miliardi da qui al 2027.

Il banchiere definisce i conti del primo semestre «fantastici» e i numeri non smentiscono l’iperbole: un miliardo e 77 milioni di utile netto in crescita del 7%, e una redditività col vento in poppa che spinge la banca ad alzare l’asticella della guidance per l’intero esercizio oltre quota 1,95 miliardi.

Sotto il cofano della macchina patrimoniale c’è una generazione di capitale che ha consentito di digerire l’acquisizione di Anima pur non avendo potuto usufruire degli sconti previsti dalla legislazione europea. La banca evidenzia un rapporto dei crediti deteriorati lordi sceso sotto la soglia psicologica del 2% (1,95%).

Banco Bpm alza dividendi e obiettivi per il 2027

La vera notizia da prima pagina, tuttavia, è lo scenario competitivo che si apre sul risiko bancario. Castagna ha rotto gli indugi sul dossier Crédit Agricole Italia, azionista pesante di Piazza Meda con il 29%, definendo una possibile integrazione tra le due realtà come «una possibilità rimasta sul tavolo come potenziale opportunità da 2, 3 o 4 anni, da quando sono diventati nostri azionisti».

Il banchiere milanese ha riconosciuto la validità strategica dell’operazione, caldeggiata dalla banca francese: «Valuteremmo questa potenziale opportunità qualora diventasse concreta e realizzabile, nell’interesse di tutti gli azionisti della banca. Da un punto di vista industriale ritengo che si tratti di una fusione molto solida». Tuttavia, Castagna ha subito fissato i paletti di una trattativa che si preannuncia complessa sul fronte della governance: «Qualora si materializzasse, avremmo bisogno di una soluzione che soddisfi anche tutti gli altri azionisti di Banco Bpm. Deve rendere felici tutti».

Quanto alla posizione del governo centrale, l’ad ha preferito trincerarsi dietro la prudenza istituzionale: «Ci sono regole da rispettare e non voglio entrare in questioni estranee a quello che posso decidere».

Perché è sfumato il progetto con Monte dei Paschi

L’apertura verso l’Agricole serve anche a fare chiarezza sulla fine delle diplomazie con il Monte dei Paschi di Siena. Castagna ha voluto respingere con fermezza le speculazioni secondo cui Milano avrebbe mollato la presa su ordine di Parigi. «Tutta questa speculazione credo parta dal fatto che si è enfatizzata una dichiarazione del Crédit Agricole, che non vedrebbe valore in una transazione con Mps», ha puntualizzato il top manager. «Ma siamo chiari: la decisione di non proseguire con la potenziale opportunità rappresentata da una fusione con Mps è stata presa unicamente dal cda della banca». Il board, ha ricordato, include quattro componenti eletti nella lista sostenuta dall’Agricole, ma «la decisione è stata unanime».

Le ragioni dell’interruzione dei colloqui con Siena sono state puramente operative e temporali: «Dopo mesi di attesa non siamo stati in grado di capire che tipo di transazione si sarebbe potuta realizzare con Mps, anche perché non saremmo più stati nella posizione di arrivare a un deal in agosto o settembre, prima dell’arrivo dell’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo». Quella che inizialmente per Banco Bpm si profilava come «una opportunità molto importante e redditizia, sfortunatamente non si è materializzata».

Giorgetti rinvia la cessione della quota Mps

A Roma, intanto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti osserva le geometrie di Piazza Meda dai corridoi del Senato con il consueto distacco. Il ministero ha ancora in pancia la quota residua del Monte dei Paschi da collocare sul mercato e lo sfilarsi del pretendente più liquido costringe Palazzo Chigi a cambiare spartito.

Intercettato dai cronisti prima di entrare in aula per le comunicazioni sulla clausola di salvaguardia nazionale, il titolare del Mef ha confessato che i piani iniziali erano ben diversi: «Noi avevamo programmato una Abb (un collocamento rapido sul mercato tramite Accelerated Book Building) prima che partisse l’offerta». Ora che Milano si è sfilata, Giorgetti preferisce evitare passi falsi: «Adesso ci comporteremo in modo da non creare problemi a nessuno, non vogliamo interferire». È la ritirata strategica della politica che sceglie di non turbare i mercati, lasciando aperto il rebus su chi avrà il coraggio di bussare a Rocca Salimbeni mentre Milano valuta le lusinghe francesi.

Da non perdere

La Borsa non crede al blitz di Mps sul Banco
Aziende

La Borsa non crede al blitz di Mps sul Banco

La possibile offerta di Lovaglio sull’istituto di Castagna non scuote i listini: fermo il titolo di Siena, mentre guadagnano Intesa e Unicredit. Gli analisti già fanno i conti sulle potenziali sinergie derivanti dalla fusione tra Ca’ de Sass e il Monte.

Terna aumenta investimenti e profitti
Aziende

Terna aumenta investimenti e profitti

Tra gennaio e giugno 591 milioni di utili e 2,1 miliardi di fatturato. Crescono le risorse destinate ad abbattere le emissioni e modernizzare la rete. L’ad Monti: «Così favoriamo il calo delle bollette e supportiamo l’indipendenza energetica del Paese».

Ilva chiusa per toghe. Cgil: colpa del governo
Aziende

Ilva chiusa per toghe. Cgil: colpa del governo

Dopo il decreto della Corte di Appello di Milano che ferma l’area a caldo, i sindacati incontrano l’esecutivo e proclamano 8 ore di sciopero. Condizionata anche la trattativa con Jindal, ma la Fiom non ha dubbi sui responsabili. Tavolo tecnico da martedì.