Con una crisi energetica in corso, una guerra nel Golfo il cui esito continua a restare incerto anche per un campione della cantieristica come Ferretti è difficile chiudere contratti da milioni di euro con clienti che nonostante siano provvisti di buon portafoglio preferiscono stare dal finestra e attendere che lo scenario geopolitico si chiarisca.
Ma a mandare in affanno il gruppo è anche la recente storia degli scontri interni fino al prevalere del gruppo cinese Weichai che ha vinto la decisiva assemblea degli azionisti del 14 maggio scorso diventando primo azionista con il 39,5% delle quote e chiudendo i dodici anni dell’ad Alberto Galassi, mentre il socio ceco KKCG contestava il voto e segnalava possibili violazioni del Golden power, e Piero Ferrari e Stefano Domenicali lasciavano il consiglio per il calo degli standard di governance. La sfida tra le due fazioni, cinese e italiana ha portato alla nomina del primo amministratore delegato non italiano alla guida del gruppo, Stassi Anastassov, cresciuto in Bulgaria ma dalla doppia nazionalità svedese e svizzera. L’interesse dei cinesi si spiega con il valore strategico di Ferretti che va oltre gli yacht di lusso, e riguarda le tecnologie, le competenze e le conoscenze del settore navale, dalla fibra di carbonio alle soluzioni che riducono la visibilità radar, comprese le possibili applicazioni militari. La Ferretti Security Division produce imbarcazioni militari e sistemi per la marina militare e le forze di polizia.
È un know how che può circolare fuori dall’Italia anche se il cantiere resta nel nostro Paese. Tra i clienti più celebri del gruppo c’è David Beckham, proprietario di un Riva e vicino ad armatori come Elton John e George Clooney. Attorno a questi nomi è cresciuto l’allarme sulla sicurezza informatica delle imbarcazioni, perché gli yacht moderni sono piattaforme connesse che trasmettono dati sulle abitudini e gli spostamenti di persone influenti, con rischi di furti e ricatti. Nell’aprile 2024 nella sede milanese del gruppo sono stati trovati microspie e dispositivi di ascolto sulla scrivania del dirigente Xu Xinyu, uomo di Weichai nel consiglio, in una vicenda riportata da Bloomberg che ha aperto due procedimenti penali. Questo vicende interne potrebbero aver pesato sui conti del gruppo Ferretti del primo semestre 2026, con ricavi in calo del 5,6%, utile netto sceso a 37,9 milioni e una raccolta ordini in flessione del 26,9%, mentre i mercati occidentali arretrano nettamente (le Americhe a -48,6%).
La prudenza spinge ad abbassare la guidance per l’anno. Si attendono ricavi tra 1.250-1.240 milioni e un ebitda adjusted tra 186-197 milioni. «Le nostre previsioni precedenti sono ancora matematicamente plausibili», ha spiegato l’ad Anastassov, «e faremo del nostro meglio per raggiungere e superare le aspettative». Poi ha sottolineato che «la società continua a generare una solida cassa, mantiene una posizione finanziaria robusta. La sfida è ricostruire il momentum commerciale, preservando al contempo la qualità del portafoglio ordini, la disciplina sui prezzi e il valore di lungo termine dei marchi. Negli ultimi due mesi abbiamo già avviato una serie di iniziative per rafforzare l’efficacia commerciale. Non solo per migliorare la seconda metà del 2026 ma per posizionare Ferretti Group su un percorso di crescita più solido». Ferretti non esclude possibili acquisizioni ma dovranno passare sotto la «lente» di Anastassov che solo se strategicamente necessarie potrebbe procedere. Il dossier The Italian Sea Group per esempio è sul tavolo ma non c’è fretta di fare un’offerta, ha puntualizzato il cfo Marco Zammarchi.
Resta aperto il discorso del Golden power, perché se i conti peggiorano in Occidente e migliorano in Asia un azionista di controllo cinese ha ragioni economiche, oltre che industriali, per spostare gradualmente il baricentro del gruppo verso i mercati e gli stabilimenti asiatici, allontanando tecnologie, competenze e produzione dal perimetro italiano.
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