Leonardo mette le ali: target rivisti al rialzo. È pronta allo shopping
Imagoeconomica

I conti del primo semestre di Leonardo sono l’occasione per raccontare qualcosa di molto più decisivo di un semplice aumento di ricavi o di margini: raccontano la trasformazione del principale gruppo italiano della difesa in un protagonista destinato a giocare la partita del consolidamento europeo.

Non è un caso che alla riunione del consiglio di amministrazione, convocata dal presidente Francesco Macrì e dall’amministratore delegato Lorenzo Mariani, abbia preso posto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto. Una presenza tutt’altro che protocollare. È stato il segnale che, in un mondo dove gli equilibri geopolitici cambiano in continuazione, industria e politica sono ormai due facce della stessa medaglia.

Crosetto ha illustrato ai vertici del gruppo l’atto di indirizzo strategico presentato nelle scorse settimane. La difesa costruita dopo la caduta del Muro di Berlino appartiene alla storia. Oggi non basta acquistare nuovi armamenti. Occorre ripensare l’intero sistema, dalle Forze armate all’organizzazione, dal personale, alle tecnologie, fino alla capacità produttiva dell’industria nazionale. La sicurezza non si compra. Si progetta, si costruisce e si produce. Chi possiede tecnologia, ricerca e fabbriche dispone di un vantaggio che vale quanto un esercito.

Dentro questo quadro si inseriscono i numeri di Leonardo che raccontano un’azienda in piena accelerazione. Gli ordini hanno raggiunto un nuovo massimo storico, a 59 miliardi che assicurano 2,6 anni di lavoro. Ricavi (10 miliardi in aumento del 12,2%) e redditività (margine operativo di 780 milioni in aumento del 34,4%) crescono in maniera diffusa in tutte le divisioni del gruppo. L’acquisizione delle attività miliari di Iveco rafforza ulteriormente il profilo industriale della società e amplia una base produttiva già oggi tra le più importanti d’Europa. L’acquisizione è costata 1,6 miliardi portando il totale del debito di Leonardo a 3,2 miliardi.

Ancora più significativo il messaggio che arriva dalla revisione al rialzo delle stime per la fine dell’anno. Gli ordini attesi passano da circa 26,2 a circa 28,2 miliardi, il margine lordo previsto sale da 2,15 a circa 2,21 miliardi. Migliorano anche le previsioni sulla generazione di cassa ora fissata a circa 1,37 miliardi rispetto ai precedenti 1,32 miliardi. L’indebitamento netto è atteso in calo a circa 2,2 miliardi. Restano invece confermate le previsioni sui ricavi, pari a circa 22,1 miliardi di euro.

Non è soltanto una questione di contabilità. È soprattutto una questione di prospettiva.

Come spiega l’amministratore delegato Lorenzo Mariani la crescita del portafoglio ordini, dei ricavi, della redditività e della generazione di cassa «dimostra la capacità del gruppo di aumentare i volumi produttivi e rispondere all’evoluzione del mercato».

Ma è la parte successiva del ragionamento a spiegare dove vuole andare Leonardo. Mariani indica come priorità il rafforzamento della capacità industriale, lo sviluppo della catena di produzione, gli investimenti nelle tecnologie strategiche e, soprattutto, nuove operazioni di acquisizione e nuove partnership industriali. In altre parole il gruppo non intende limitarsi a difendere le posizioni conquistate. È pronto a fare shopping. Ed è probabilmente questo il messaggio più interessante emerso dalla giornata. L’industria europea della difesa è destinata a vivere una stagione di fusioni, alleanze e aggregazioni senza precedenti. L’aumento delle spese militari deciso da molti governi del continente impone infatti aziende più grandi, più integrate e con maggiore capacità produttiva. Leonardo vuole sedersi a quel tavolo da protagonista e non da semplice spettatrice.

Da non perdere

Ilva chiusa per toghe. Cgil: colpa del governo
Aziende

Ilva chiusa per toghe. Cgil: colpa del governo

Dopo il decreto della Corte di Appello di Milano che ferma l’area a caldo, i sindacati incontrano l’esecutivo e proclamano 8 ore di sciopero. Condizionata anche la trattativa con Jindal, ma la Fiom non ha dubbi sui responsabili. Tavolo tecnico da martedì.

Poste aumenta i ricavi e vola verso dati e IA
Aziende

Poste aumenta i ricavi e vola verso dati e IA

Nel primo semestre del 2026 cresce anche l’utile netto (3,5%). In attesa dell’integrazione con Tim, continua il processo di trasformazione verso i servizi di connettività, cybersecurity e cloud. Diventa strategico l’uso dei grandi centri di calcolo.