«Voglia l’Ecc.ma Corte di Appello adita – reiectis contrariis – respingere i reclami ex art. 739 c.p.c. proposti da Ilva S.p.A. in A.S., Acciaierie d’Italia S.p.A. in A.S. e Acciaierie d’Italia Holding S.p.A. in A.S., con ogni conseguenza di legge anche in ordine alle spese di giudizio». Con queste parole la Regione Puglia si era inserita nel giudizio davanti alla Corte d’Appello di Milano costituendosi contro Ilva e Acciaierie d’Italia, chiedendo espressamente di «respingere i reclami» presentati dalle società per rimuovere il provvedimento che impone la sospensione dell’area a caldo.
È quindi un fatto documentale che la Regione guidata da Antonio Decaro, fiore all’occhiello del campo largo, abbia scelto processualmente di sostenere la permanenza di una decisione destinata a fermare l’attività produttiva, pur essendo la Puglia parte del percorso istituzionale sull’Aia (l’Autorizzazione Integrata Ambientale) e sull’Accordo di Programma.
I cosiddetti cittadini tarantini hanno chiesto e ottenuto dai magistrati milanesi dei provvedimenti tali da portare allo spegnimento del polo siderurgico, ma ora si scopre che c’è un timbro politico evidente. Una responsabilità chiara. Per cui rileggendo le dichiarazioni del governatore dem emergono forti dubbi sulla vera volontà di salvare migliaia di lavoratori e un pezzo di Pil della Puglia e dell’Italia. «Il decreto della Corte d’Appello di Milano richiama tutti ad un’azione di responsabilità e di collaborazione istituzionale. Ciascuno, relativamente al proprio ruolo e alle proprie competenze, deve fare quanto è in proprio potere per mettere in campo una soluzione che, nel rispetto delle decisioni della magistratura, dia una prospettiva alla città di Taranto e ai lavoratori dell’ex Ilva coinvolti da questa situazione», sottolinea da giorni Decaro. È stata una «azione responsabile» battersi per respingere le richieste di Ilva e Acciaierie d’Italia durante il giudizio in Appello a Milano?
L’altro giorno, secondo quanto ricostruito dal Foglio, Elly Schlein ha incontrato al Nazareno il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Al centro del colloquio, si apprende da fonti dem, diversi temi di attualità come la rappresentanza e il comparto acciaio con la situazione in particolare dell’ex Ilva, passando dal caro energia fino al calo della produzione industriale. La Schlein ha spiegato anche la strategia del Pd per la crescita. Domanda: la strategia per la crescita passa dal mettere una Regione contro una società davanti a un magistrato? Così può salire il Pil, migliorare la competitività e aumentare l’occupazione? Chissà cosa avrebbe detto alla leader dem uno come Orsini se avesse saputo che un big del Pd come Decaro ha in pratica scritto ai giudici di spegnere l’area a caldo…
Ma come fanno i dem a non prendersi le responsabilità, dopo la mossa del loro governatore, e continuare ad accusare il governo. Sentite che dicono Alberto Pandolfo e Vinicio Peluffo rispettivamente capogruppo e vicepresidente in Commissione Attività produttive della Camera: «Esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori dell’ex Ilva che sciopereranno per difendere una produzione strategica per l’intera manifattura nazionale. La siderurgia italiana paga il prezzo di un’assenza colpevole del governo Meloni, che ha lasciato questo dossier arenarsi per anni tra piani annunciati e mai realizzati e trattative con soggetti industriali e finanziari che non hanno mai prodotto una soluzione stabile». Il governo in realtà stava per cedere a Jindal l’area produttiva, ma il decreto della Corte d’Appello di Milano ha paralizzato tutto. È vero, come ricordano i due esponenti Pd che Federmeccanica ha «lanciato un allarme durissimo parlando di “omicidio industriale”: lo spegnimento dell’ex Ilva non riguarderebbe soltanto l’area a caldo, ma avrebbe conseguenze sull’intero indotto, aumentando la dipendenza dell’Italia dall’acciaio prodotto all’estero e indebolendo la nostra autonomia industriale», sottolineano i parlamentari della Schlein. Piccolo particolare: il cosiddetto “omicidio industriale” è stato commesso da qualcuno molto vicino a loro. L’azione della Regione Puglia ne è la prova.
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