Semestre in crescita per Terna. Il gruppo guidato da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale in alta e altissima tensione, ha archiviato i primi sei mesi del 2026 con un utile netto a 591,2 milioni, in aumento dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con ricavi in crescita dell’11,6% a 2,1 miliardi.
L’Ebitda (il margine operativo lordo che misura la redditività operativa al lordo degli ammortamenti e degli accantonamenti) è salito del 7,9% a 1,47 miliardi e l’Ebit +5,3% a 961,4 milioni di euro. Il gruppo ha segnalato che il risultato è dovuto in parte alla crescita delle attività regolate, sostenuta dall’incremento della base asset regolata a seguito delle nuove entrate in esercizio e dell’ampliamento del perimetro di consolidamento dopo l’acquisizione della società Rete 2 di fine settembre 2025. A fine giugno scorso l’indebitamente netto era sceso a 12,63 miliardi rispetto ai 13 miliardi di inizio anno.
Il gruppo è fortemente impegnato sulla transizione energetica e ha accelerato gli investimenti, aumentati del 19,8% a 1,581 miliardi di euro; risorse destinate in particolare a progetti a favore della decarbonizzazione, ovvero la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra, soprattutto favorendo l’uso di fonti rinnovabili (come eolico e fotovoltaico) al posto dei combustibili fossili. I vertici della società hanno confermato i target finanziari relativi al 2026 con la previsione di chiudere l’esercizio con ricavi per 4,41 miliardi, un Ebitda pari a 2,93 miliardi e un utile netto di 1,12 miliardi. Quanto agli investimenti, per l’esercizio in corso ne sono programmati circa 4,2 miliardi.
L’ad e direttore generale, Pasqualino Monti, nella conference call con gli investitori sulla semestrale, ha sottolineato la «centralità della sostenibilità nella nostra strategia» e che il gruppo «continua a svolgere il proprio ruolo chiave nel sistema elettrico italiano, favorendo l’integrazione delle energie rinnovabili e garantendo la sicurezza della rete. Nei primi sei mesi dell’anno abbiamo integrato circa 3,4 gigawatt di potenza da fonti rinnovabili e oltre 1 gigawattora di stoccaggio. Mentre la transizione energetica continua a prendere slancio, le garanzie definitive alle richieste di allacciamento mostrano una crescita evidente: +1,2 volte per le energie rinnovabili e +1,4 volte per lo stoccaggio da inizio anno». Il management ha poi messo in evidenza che nel primo semestre 2026, circa il 43% del fabbisogno totale di energia elettrica è stato coperto da fonti rinnovabili. Al 30 giugno 2026, la capacità installata di tipo eolico e fotovoltaico in Italia ha raggiunto i 60,5 GW, a fronte di un obiettivo al 2030 delineato dal Pniec pari a circa 107 GW. Nei primi sei mesi del 2026 la richiesta di energia elettrica risulta in aumento rispetto al 2025 (+2,5%), confermando il trend positivo osservato dalla seconda metà dell’anno scorso.
Monti ha quindi rimarcato come i numeri del primo semestre confermino la «solidità di Terna e la capacità del gruppo di generare valore per il Paese attraverso investimenti, innovazione e competenze distintive». Poi: «Stiamo realizzando una rete elettrica sempre più moderna, resiliente e digitale, capace di integrare quote crescenti di energia rinnovabile». Gli effetti si faranno sentire anche sulle tasche dei consumatori. «In questo modo potremo favorire la riduzione del costo delle bollette per famiglie e imprese, sostenere l’elettrificazione dei consumi e garantire sicurezza, qualità ed efficienza del servizio di trasmissione, supportando l’indipendenza energetica, la crescita e la competitività del Paese». Tra i principali progetti, segnalati gli avanzamenti del Tyrrhenian Link, il collegamento elettrico sottomarino fra Campania, Sicilia e Sardegna; sul collegamento tra la Toscana, la Corsica e la Sardegna; su Elmed, l’elettrodotto sottomarino in corrente continua fra Italia e Tunisia, e sull’Adriatic Link, il collegamento sottomarino fra Abruzzo e Marche.
Il direttore finanziario, Francesco Beccali, ha tranquillizzato sul fronte degli approvvigionamenti nonostante la situazione di incertezza internazionale, a causa del conflitto in Medio Oriente. «Siamo pienamente in linea con il piano, considerando che circa il 92% dei progetti inclusi nel Piano industriale 2024-2028 è già coperto da contratti di procurement». Poi ha aggiunto che «le tensioni geopolitiche potrebbero avere alcuni effetti indiretti sui costi dei materiali strategici e sulle dinamiche della catena di fornitura» specificando che «per questo motivo, stiamo già mettendo in campo azioni per mitigare i costi per preservare il rispetto delle tempistiche e la disciplina negli investimenti».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >