lovaglio montepachi
L'amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio (Ansa)

«Sto pensando se dirvi che ci vedremo a novembre, o forse ci vedremo prima». Con questa battuta sospesa tra il bluff e la profezia, Luigi Lovaglio ha congedato gli analisti al termine della call sulla semestrale di Montepaschi. Un saluto che somiglia maledettamente a un arrivederci a tappe forzate.

Il comandante della Rocca senese sa bene che le scadenze da calendario sono un lusso che non può più permettersi. Se Ulisse ha impiegato dieci anni per ritrovare la rotta verso Itaca, Siena ha i giorni contati prima che la marea dell’Opas di Intesa Sanpaolo si porti via quel che resta della sua autonomia.

Lovaglio cita il film di Nolan, («Da non perdere», dice). Annuncia che sta preparando la sua personale Odissea per sfuggire all’accerchiamento organizzato da Carlo Messina con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa. Ma i venti che soffiano su Piazza Affari raccontano tutta un’altra storia.

Mps cerca una nuova rotta dopo lo stop con Banco Bpm

Fino a ieri, la bussola di Lovaglio segnava una rotta precisa: il porto sicuro di Piazza Meda. Il matrimonio con Banco BPM era l’ancora di salvezza perfetta per creare il terzo polo bancario italiano e respingere gli assalti della flotta partita da Ca’de Sass. Ma i colloqui si sono arenati e da Milano è arrivato il gran rifiuto.

I francesi di Credit Agricole, azionisti al 29% hanno in testa un altra rotta. Quella che conduce alla fusione fra le loro attività italiane (la ex Cariparma) con il il gruppo guidato da Giuseppe Castagna. Oggi, con Banco BPM che ha ammainato la bandiera da guerra, Lovaglio si ritrova a navigare in mare aperto, in assoluta solitudine, nella Santa Barbara solo le sue munizioni. Nessuna flotta in soccorso mentre all’orizzonte si avvicina la formazione rivale.

Il rischio reale, che agita i sonni di Siena, è quello di finire a spezzatino: la parte più ricca del bottino nelle stive di Carlo Messina (Intesa). Il resto, sotto forma di 635 sportelli sotto le bandiera di Carlo Cimbri (Unipol).

Per difendere il castello, o meglio il galeone, Lovaglio esibisce le armi di cui dispone. Spera così di rendere più solide le murate. I numeri della semestrale sono oggettivamente da record, una vera e propria corazza patrimoniale. Utile netto salito del 25% a 1,1 miliardi di euro nel semestre e innalzamento oltre i 3,6 miliardi delle previsioni di guadagno per l’anno. Promessa ai soci di distribuire fino a 16 miliardi nell’arco di piano.

Forte di un un parametro patrimoniale al 16,3% che rende disponibili 3 miliardi di capitale libero l’amministratore delegato minaccia l’uso dell’artiglieria pesante: un dividendo straordinario per fidelizzare i soci e rendere la scalata di Intesa troppo costosa. Ma basta la flessibilità strategica a fermare un’offerta da 30,6 miliardi di euro (di cui 3 miliardi cash)? Lo scetticismo dei mercati finanziari resta solido come uno scoglio. Le battaglie navali non si vincono solo mostrando i registri contabili.

Utili e capitale per difendere Montepaschi

Lovaglio usa metafore industriali e politiche per convincere gli azionisti che Mps non deve essere cannibalizzata. Mantenerla integra e indipendente rappresenta un valore da difendere. «Se si divide in due una centrale elettrica», avverte Lovaglio, «si rischia una perdita di potenza generale». Poi lancia una frecciata diretta a Ca’ de Sass: «Un campione nazionale dovrebbe rafforzare la concorrenza, non ridurla. Altrimenti la corona potrà anche diventare più grande, ma il regno diventerà più piccolo».

Eppure, dietro la suggestiva retorica del «regno», la realtà di mercato è più fredda. Lovaglio si ritrova con pochissime carte residue da giocare. Innanzitutto la quota in Generali: definita un «nice to have», una riserva di valore che fa gola a molti ma che potrebbe essere sacrificata sull’altare della difesa.

Poi il piano con Mediobanca: integrazione che procede in anticipo con 100 milioni di sinergie aggiuntive, ma che geograficamente e dimensionalmente non sposta gli equilibri dell’arrembaggio in corso. Ad appesantire i movimenti c’è la passivity rule. Essendo sotto Opa la banca senese deve sottoporre all’assemblea dei soci ogni intervento straordinario. Per farli approvare, però servono maggioranze qualificate. Difficili da raggiungere in questi frangenti.

Lovaglio ha poche carte contro l’Opas di Intesa

Piazza Affari non sembra credere ciecamente ai miracoli del timoniere senese. Oggi l’Opas di Intesa resta saldamente a premio. Il titolo di Ca’ de Sass sale dello 0,5% (a 6,83 euro) mentre Mps galleggia con un timido +0,3% a 11,9 euro. Lovaglio ostenta sicurezza e assicura che il tempo gioca a suo favore per convocare l’assemblea e attendere i verdetti della Bce sulla passivity rule. Ma senza un cavaliere bianco all’orizzonte, la sua Odissea rischia di non trovare il porto di Itaca e nemmeno Penelope ad attenderlo. Solo il mare aperto, e un destino che somiglia sempre di più a una bandiera ammainata.

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