Potrebbe essere una cordata italiana a salvare l’ex Ilva. L’ipotesi è al vaglio di Federacciai. In una intervista a Milano Finanza, il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha detto che «Federacciai ha convocato il suo direttivo lunedì per valutare, come ha annunciato il presidente Antonio Gozzi, se esistano le condizioni per esplicitare una proposta di aziende italiane, auspicata anche dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini al tavolo al Mimit».
Il ministro sottolinea che «in questo contesto internazionale, in cui prevale il conflitto, il ruolo dello Stato non può essere solo regolatore: deve intervenire sulle frontiere delle nuove tecnologie e nei campi in cui si decide l’autonomia strategica europea». Quanto alla siderurgia, Urso ricorda che «la produzione di acciaio in Italia è cresciuta nel 2025 del 3,7% e a giugno di quest’anno del 6,1% su base annua».
Il ministro ha aggiunto che sono inoltre in via di attuazione l’accordo di programma con Arvedi a Terni e le intese con Metinvest e Danieli a Piombino, con i nuovi forni elettrici che aumenteranno ulteriormente la produzione nazionale. In questo quadro, dal primo luglio sono entrate in vigore le nuove misure europee di protezione del mercato siderurgico dalla sovracapacità globale.
Mercoledì, davanti ad Urso, i vertici di Confindustria, Federacciai e Federmeccanica hanno manifestato delle aperture circa un loro possibile ingresso nell’ex Ilva con una cordata. Hanno detto che si impegnano a studiare l’intervento.
È da vedere cosa l’industria italiana intenda prendere, se tutto, quindi anche l’area a caldo, che comunque a ottobre, per effetto del decreto della Corte d’Appello di Milano, dovrà fermarsi, oppure solo l’area a freddo. In altri termini, gli italiani intenderanno allinearsi alla nuova offerta del gruppo siderurgico indiano Jindal, che ha dichiarato di voler prendere pure l’area a caldo insieme a quella a freddo in una soluzione unica, oppure lasceranno stare, concentrandosi solo sulla parte a freddo. In base al provvedimento dei giudici, più che un nuovo bando di gara, potrebbe bastare un suo aggiornamento.
Negli ultimi due anni, con due bandi di gara per l’ex Ilva (luglio 2025 e agosto 2025), gli acciaieri italiani sono stati sostanzialmente alla finestra, tranne alcune candidature di rilievo come Marcegaglia, fattosi avanti per l’impianto di Racconigi (Cuneo) che produce tubi. Ora si vedrà come potrebbe eventualmente cambiare lo scenario.
Intanto il governo starebbe valutando il ruolo che potrebbe avere lo Stato nella nuova operazione per l’acciaio e quindi l’eventuale partecipazione pubblica, ancora una volta con Invitalia, già partner di minoranza di ArcelorMittal, e la messa a disposizione delle risorse dei contratti di sviluppo.
Ma in una riunione che ci sarebbe stata giovedì, presieduta dal sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, non è stata presa alcuna decisione. C’è stato solo un approfondimento anche in relazione agli incontri tenuti al ministero del Made in Italy con varie parti nel corso della settimana. A quanto pare, il governo vuole anzitutto vedere se la cordata di acciaieri italiani si concretizzerà e con quali propositi.
C’è poi il ruolo giocato dai sindacati che attendono un segnale da Palazzo Chigi. Secondo le sigle, nell’incontro tecnico che c’è stato martedì scorso, i rappresentanti dei ministeri hanno detto che i sindacati sarebbero stati riconvocati a Palazzo Chigi a stretto giro per fare un nuovo punto della situazione per poi tirare le somme a settembre.
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