Alle Ferrovie è cominciata la la Dieta del Ferro. Parola di Gianpiero Strisciuglio, l’amministratore delegato che ha scelto la vetrina internazionale di InnoTrans a Berlino per presentare le linee strategiche del suo mandato: un piano industriale da 18-20 miliardi l’anno (di cui la fetta più grossa, 11-12 miliardi, destinata alle infrastrutture) che promette di occuparsi solo ed esclusivamente del servizio ferroviario.
Il ritorno al core business ferroviario
Una svolta minimalista per quella che è diventata la principale stazione appaltante del Paese. «Andremo in discontinuità rispetto al passato» annuncia il nuovo capo-azienda. In altre parole basta distrazioni esotiche, si torna al core business.
Vuol dire che il gruppo non sarà più un calderone in cui infilare dossier stradali (a partire dall’Anas), immobiliari o trasporto urbano. L’obiettivo è concentrare le risorse per far funzionare bene, in sicurezza e in orario i treni. Una svolta rispetto al recente passato segnato da troppi Frecciarossa che viaggiavano con ritardi ingiustificabili. Oppure il Paese spaccato in due per lavori sulla linea programmati con poca accortezza.
Nessun aumento per i biglietti e focus sulla sicurezza
Ma la notizia che farà tirare un sospiro di sollievo a milioni di passeggeri (soprattutto pendolari) è contenuta nell’annuncio successivo: «Non aumentiamo il prezzo dei biglietti». Un piccolo miracolo di questi tempi visto il vertiginoso aumento del prezzo dell’energia. Il risultato sarà ottenuto risparmiando sui costi senza incidere sulla qualità del servizio.
L’obiettivo spiega Strisciuglio è quello di «passare dai cantieri ai servizi». Perché va bene scavare, aprire solchi e posare traversine, ma poi i treni devono viaggiare in orario e, soprattutto, in totale sicurezza. Proprio la sicurezza di passeggeri e lavoratori sarà il faro del gruppo. Per arrivarci servono massicci investimenti nell’innovazione del sistema delle manutenzioni. Perché il treno del futuro si dovrà guastare meno e viaggiare più sicuro.
Il modello italiano in Europa e l’espansione del Frecciarossa
Nei padiglioni della kermesse berlinese, è apparso anche il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, per fare il tifo in terra straniera. Con 250 miliardi di euro di cantieri finanziati e aperti in tutta Italia, Salvini ha incoronato il sistema ferroviario tricolore a vero e proprio «modello per l’Europa». Un’iniezione di autostima per i 90.000 dipendenti del gruppo sapendo che grandi Paesi come Germania, Francia, Spagna e Austria guardano oggi all’Italia come a un punto di riferimento tecnologico e operativo.
Una soddisfazione da spendere anche nei tavoli politici internazionali, dove il vicepremier ha incrociato il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikōstas e il ministro federale tedesco Steffen Bilger. Ma la vera mossa d’orgoglio nazionale deve ancora arrivare e promette di consumarsi proprio a casa dei sacerdoti (oggi in grandissima crisi) della puntualità e della severità delle regole.
Un risultato che sarà ottenuto portando il Frecciarossa in Germania a partire dall’anno prossimo. Una collaborazione definita storica con i partner tedeschi e austriaci . Un consolidamento internazionale che non ammette passi falsi: ogni operazione all’estero, ha precisato Strisciuglio, verrà fatta con il bilancino del farmacista, perché l’imperativo è «generare valore» e non disperdere risorse.
Il nuovo Intercity 200 per i pendolari e le sfide future
Per chi invece non viaggia sulla Freccia ma vive la quotidiana fatica del trasporto locale e di medio raggio, la fiera di Berlino ha riservato la sorpresa dell’Intercity 200, un gioiello verde progettato da Alstom per Trenitalia. Si tratta di un investimento complessivo da 500 milioni (grazie fondi del Pnrr) per l’acquisto di 38 nuovi convogli in grado di toccare i 200 all’ora.
Il treno sarà costruito in Italia con materiali sostenibili. Sarà riciclabile fino al 94% e garantirà un taglio dei consumi energetici del 30% rispetto ai vecchi modelli. Segno che il segmento Intercity resta «preziosissimo» per il gruppo. Trenitalia annuncia traguardi ambiziosi. In vista delle future gare, valuterà le condizioni per scendere in campo con un piglio decisamente competitivo.
L’obiettivo finale, d’altronde, lo ha riassunto lo stesso Strisciuglio con uno slogan: «Vincere tutto quello che si può vincere». Perfino sul delicato dossier del modello Rab. Vale a dire il sistema di tariffazione che serve ad attirare investitori privati (come fondi pensionistici o fondi infrastrutturali) per finanziare le grandi opere quando i fondi pubblici o quelli del Pnrr finiranno. Il manager ha rimandato la palla al centro, offrendo le competenze del gruppo ma lasciando l’ultima parola all’azionista pubblico. Perché l’importante è non sentire più l’altoparlante che annuncia «guasto alla linea».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >