- Il vicecancelliere Robert Habeck si schiera con Adolfo Urso: «Appoggio la sua richiesta». E sposa la linea del capo della Cdu, Friederich Merz: «Anticipiamo la revisione delle norme al 2025». Intanto l’Ue avverte: «Le emissioni non si toccano».
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Anche la Germania si unisce al coro italiano che punta a ritardare lo stop voluto dall’Ue alla produzione di motori termici entro il 2035. Due giorni fa, Friedrich Merz, leader della Cdu e candidato alla cancelleria alle prossime elezioni federali, ha fatto sapere che vorrebbe cancellare il divieto di produrre nuove auto a combustione a partire dal 2035. «Siamo favorevoli a revocare questo divieto – riteniamo che sia sbagliato – e ad anticipare la revisione», ha dichiarato Merz a un gruppo di giornalisti a Berlino. Il politico tedesco si riferisce alla cosiddetta «clausola di revisione» delle normative sulle emissioni di anidride carbonica e all’idea di anticiparla dal 2026 al 2025. Merz ha già dichiarato che discuterà la questione con il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a Bruxelles la prossima settimana, dove parteciperà anche all’assemblea politica del Partito popolare europeo. «Ciò che la nuova Commissione europea farà nei prossimi 12 mesi determinerà in larga misura anche ciò che potremo potenzialmente fare insieme nei quattro anni successivi, praticamente a partire dalla fine del 2025», ha ricordato Merz, riferendosi al suo potenziale cancellierato.
La Germania, insomma, intende seguire il percorso già iniziato dal ministro Adolfo Urso, più in generale dall’esecutivo italiano e dal settore automobilistico europeo, di anticipare al 2025 la revisione delle norme sulle emissioni di anidride carbonica, di fatto l’antipasto allo stop della produzione di motori termici entro il 2035. L’obiettivo dei produttori automobilistici, ma anche di Germania e Italia, è infatti quello di rivedere le norme sulle emissioni già il prossimo anno per poi ritardare la fine dei motori a benzina e diesel. Intanto, un portavoce della Commissione ha fatto sapere ieri che il riesame delle emissioni previsto per il 2026 è «per il momento è appropriato». Dal canto suo il ministro Urso ha ribadito che l’idea di anticipare la revisione «sta ottenendo sempre più consenso: non si può lasciare nell’incertezza assoluta imprese e consumatori. Altri due anni di incertezza porterebbero al collasso dell’industria dell’auto europea».
Alle dichiarazioni di Merz hanno fatto seguito quelle del vicecancelliere e ministro dell’Economia, Robert Habeck, dopo un incontro con i rappresentanti di costruttori, sindacati e produttori di componentistica. «Dalla tavola rotonda è emersa la speranza che la revisione avvenga già nel 2025», ha detto Habeck. «Sono felice di appoggiare questa richiesta». «Ha senso affrontare la questione ora, in modo che i cambiamenti che probabilmente saranno strutturali nel mercato possano essere presi in considerazione negli obiettivi che sono stati fissati nel 2019», ha ricordato sempre Habeck facendo riferimento ai nuovi limiti di emissione della CO2. Del resto Habeck, uno dei leader del partito dei Verdi, ha ricordato che il suo supporto alle richieste dei produttori del mondo delle quattro ruote è motivato principalmente dal rallentamento dell’economia cinese (con la conseguente frenata delle vendite di auto tedesche a Pechino e dintorni), ma anche dalla debolezza delle immatricolazioni in Europa e l’arrivo di nuovi concorrenti, «soprattutto nel campo della mobilità elettrica».
Del resto, proprio lo scorso lunedì il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, aveva incontrato i vertici di Confindustria (c’era anche il presidente, Emanuele Orsini) e i sindacati proprio per trovare un fronte comune contro l’ideologia che c’è dietro al Green deal ed evitare la distruzione del mercato europeo dell’auto e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. «Nel settore dell’automotive si avverte di più la necessità di una revisione per quanto riguarda il percorso del Green deal», aveva detto il ministro Adolfo Urso ricordando di avere «avanzato a Cernobbio una proposta in merito, partendo da una considerazione molto semplice: c’è una crisi evidente in atto in Europa, con il crollo del mercato elettrico, con le difficoltà che incontrano tutte le multinazionali europee, che ci obbliga a prendere delle decisioni». «Possiamo aspettare altri due anni per eventualmente esercitare la clausola di revisione e magari modificare percorso obiettivi e modalità nel settore delle auto?», aveva detto Urso. «Anticipiamo quella clausola di revisione a inizio 2025 e diamo certezze a imprese e consumatori. Questa è una delle tematiche che porterò in sede europea e su cui mi sto già confrontando con gli altri ministri». Così, l’intenzione di Urso, a cui ora si sono accodati anche i tedeschi, è quella di ritardare i vincoli su diesel e benzina all’interno della Conferenza sull’automotive in programma oggi a Bruxelles, per poi discuterne al tavolo del Consiglio competitività in calendario per domani.
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