Umberto Boccioni prima del futurismo. Una grande mostra alla Fondazione Magnani-Rocca
Nella suggestiva cornice della Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo, Parma, una mostra racconta (sino al 10 dicembre 2023) la vita e la formazione artistica di Umberto Boccioni prima del Futurismo. In un percorso «geografico» che si snoda attraverso Roma, Venezia e Milano, esposte quasi 200 opere, tra cui spiccano alcuni capolavori assoluti dell’artista, come il famoso Autoritratto del 1908 in prestito dalla Pinacoteca di Brera.

Quando si parla di Umberto Boccioni (1882-1916) , il collegamento con il Futurismo è immediato. O quasi. E subito si pensa a quello scatto famoso che immortala cinque uomini eleganti, con tanto di bombetta, che guardano dritti dritti l’obiettivo: i cinque uomini si chiamano Filippo Tommaso Marinetti (al centro), Luigi Russo, Carlò Carrà, Gino Severini e Umberto Boccioni e sono gli artisti italiani presenti all’inaugurazione della prima mostra futurista, organizzata a Parigi nel 1912.

Ma se è giusto e sacrosanto collocare Boccioni fra gli esponenti di spicco di questo movimento artistico d’avanguardia, in totale rottura con gli accademismi e le « pedanterie » del passato, è altrettanto vero che Boccioni non nasce futurista, ma, nella sua breve vita – lunga solo 33 anni – passa anche da altre esperienze artistiche: illustratore per «necessità» (come molti altri artisti suoi contemporanei), le sue opere – soprattutto quelle giovanili – partono dal naturalismo, mostrano chiare influenze impressioniste, post impressioniste e divisioniste, sino a quando è il colore a prendere il posto della rappresentazione figurativa e diventare forza espressiva. La «discesa» di Boccioni verso il futurismo è stata quindi lenta e graduale ed anche all’interno del movimento, Boccioni ha sempre conservato dei tratti e delle caratteristiche proprie: per esempio, a differenza dei suoi «colleghi », è stato quello meno interessato al motivo dell’auto e della velocità ed il più attento al tema di un canto universale ,capace di trasfigurare ed innalzare la realtà a valori più alti e sublimi. La mostra allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Tarversetolo, racconta tutto questo. A partire dal titolo: Boccioni. Prima del Futurismo.

La mostra

Articolata in 3 grandi sezioni, ognuna dedicata alle città che hanno rivestito un ruolo particolarmente importante nella vita e nella formazione dell’artista – Roma, Venezia e Milano – l’esposizione (curata da Virginia Baradel, Niccolò D’Agati, Francesco Parisi, Stefano Roffi ) offre al visitatore un ampio corpus di opere di Boccioni, messe in relazione, sala dopo sala, ai lavori di altri grandi artisti, che ne influenzarono, alcuni più di altri, vita e arte: Giacomo Balla innanzitutto, ma anche Giovanni Segantini, Gino Severini, Roberto Basilici, Gaetano Previati, Mario Sironi, Carlo Carrà e Giovanni Sottocornola.

Particolarmente interessante , proprio perché rivela un aspetto di Boccioni poco conosciuto, direi quasi inedito, è la parte dedicata ai lavori a tempera (realizzati per fini commerciali) e alle illustrazioni, indici di una sperimentazione che va dalle primissime prove romane sino agli esiti più compiuti e artisticamente complessi degli anni milanesi.

Ad emergere, in modo particolare nella parte veneziana, anche il feeling di Boccioni per i simbolisti della Venezia gotica e misteriosa. E non poteva essere altrimenti, visto che, pur essendo un grande amante della città lagunare (luogo in cui, insieme alla vicina Padova, aveva trascorso parte dell’infanzia e dell’adolescenza), non ne amava né gli ori né gli sfarzi. E, di conseguenza, gli eccessi artistici di molti pittori della Serenissima.

Una sezione fondamentale quella dedicata a Venezia, che permette al visitatore di comprendere appieno le inclinazioni e le predilezioni estetiche di Boccioni, artista che deplorava verismo e sentimentalismo in nome di un’arte che recasse «un’impronta nobilissima di aspirazione a una bellezza ideale», come scrisse lui stesso commentando (alla Biennale di Venezia del 1907) la Sala dell’arte del Sogno. A riguardare il periodo veneziano anche un focus sull’attività incisoria di Boccioni, iniziata appunto a Venezia (sotto la guida dell’artista di origine greche Alessandro Zezzos) e proseguita poi a Milano: ed è proprio in occasione di questa mostra che vengono presentate – per la prima volta – alcune lastre metalliche incise da Boccioni e recentemente ritrovate.

Se Roma e Venezia, come abbiamo visto, sono state tappe cruciali per la maturazione artistica di Boccioni, è a Milano che diventa più evidente la svolta verso una più articolata e complessa frangia sperimentale, che da naturalismo iniziale, passando per l’Impressionismo e il Divisionismo (è nel capoluogo lombardo che entrò in contatto con i maggiori esponenti del divisionismo locale, da Lomgoni a Previati), lo condusse al Futurismo. In questa sezione, esposti capolavori particolarmente significativi, quelli in cui è più evidente – soprattutto nell’uso della luce, del trattoe del colore – il graduale cambio di rotta di questo grande artista. Emblematici, in questo senso, il Ritratto dell’Avvocato Carlo Manna (1907), Autoritratto (1908) e lo splendido Ritratto di Fiammetta Sarfatti (1911).



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