Cagliari risplende dalle sue fondamenta: una «millefoglie» di calcare e storia
Antico anfiteatro romano a Cagliari (iStock)

Il mondo archeologico di Karalis, nome fenicio di Cagliari, è una millefoglie di calcare. Scavato in grotte, gallerie e rifugi per proteggersi o praticare riti religiosi dall’età tardo punica ad oggi, s’intravvede dalle cripte delle chiese, dai saliscendi tortuosi, dalle fondamenta delle case aggrappate alle abbacinanti mura pisane e abitate da giardini rigogliosi, dal fare e disfare continuo delle riorganizzazioni urbanistiche. Stretta tra la Sella del diavolo e il castello di San Michele, Cagliari salta avanti e indietro nel tempo, sparpagliando storia e mistero nei numerosi siti culturali.

Settemila anni e quattromila reperti sono esposti al Museo archeologico nella Cittadella dei musei, realizzata dal recupero del regio arsenale e delle mura medievali in cima al quartiere Castello. Altri emergono dalla natura, come le cisterne romane nell’Orto dei cappuccini, cave utili al vicino anfiteatro, la Villa del cantore Tigellio e la Grotta della vipera, ipogeo funerario con due serpenti scolpiti sul frontone. L’itinerario che scende alla Marina medievale e s’infila sotto la chiesa aragonese di Sant’Eulalia rivela un santuario pagano di età punica, poi area residenziale dal IV d.C., servita da una strada carrabile lastricata e da un raffinato porticus abbellito con antefisse a testa di Gorgone, che giungeva al porto.

I cagliaritani frequentano il sotterraneo in relazione all’attualità con voti, installazioni, mostre o gesti di semplice cura. A Stampace, una croce e qualche fiore manifestano tenera devozione alla cripta di Santa Restituta, che fu cava, chiesa paleocristiana, deposito di anfore e rifugio antiaereo per centinaia di famiglie, mentre le radici cristiane nella chiesa del Santo sepolcro, testimoniate dalla vasca battesimale tardoantica, uniscono il memento mori barocco della confraternita dell’Orazione e della morte alle opere sottese tra vita e lutto di Maurizio Chiaravalli.

All’uscita, il Sole scorta la discesa alle piazzette fiorite con case dai balconi di pizzo. Tutte diverse, mimano Montmartre, Lisbona e Vienna nel giro di un paio di angoli e ospitano boutique di artigianato curato come Sardinnya e Dea Sardegna. Nei vicoli delle taverne, da provare la veracità di Lillicu o la tradizione nobilitata di Derò prima del riposo creativo.

Miramare Hotel non dà spazio per pensare: avvince nel vortice dell’arte, mescolando pennelli, poesia, fotografia, romanzi e design. La scorpacciata di colori, texture, personaggi sacri della scuola napoletana o steampunk di Stefano Orrú, sposta l’ospitalità tradizionale in secondo piano rispetto alla consacrazione artistica di questo indirizzo con galleria. Gli animali mitici di Maurizio Radici e le decorazioni che creano ambientazioni, come gli alberi marini mosaicati dalla ceramista Elisabetta Lai nella camera da romanzo Mikely del Marghine, popolano le 20 stanze e ogni anfratto di palazzo Marini Devoto. A fianco, i grandi nomi di Pinuccio Sciola, presente con due sculture sonore da tavolo, Paolo Mura – suggestiva l’ombra reticolare di Giogo di buoi – Roberto Ziranu, Giovanni Simbula e l’enigmatica Greta Frau, o emergenti come Giovanni Brazzi, ex dipendente che decora a tinte metafisiche la camera Bertus de Nukor, e lo stesso staff, immortalato dalle foto Body parts di Andrea Bizzotto.

Bel palazzo fronte porto in via Roma, l’hotel del 1870 fu quartier generale americano nella Seconda guerra e venne risparmiato dai bombardamenti. L’impianto originariamente arretrato dalla linea viaria restituisce elementi del precedente prospetto nella lobby e nel patio e la vista mare dalle due junior suite e sala colazione. Qui, gli artisti possono sdebitarsi con un’opera dopo il soggiorno. Tutto vive tra le mani degli ospiti: le porte rivestite con tappezzerie floreali e animalier di manifattura sarda e inglese, gli antichi, alti e massicci letti sardi che risaltano dalle pareti color arancione della stanza Nicolaus de Orifili, il giradischi anni Venti e la consolle in radica della suite Eleonora d’Arborea, il collage di oggetti riciclati anni Duemila che sovrasta il soffitto della camera interpretata da Matteo Ambu, ex cambusa dello stabile. Le esperienze estendono il museo: il tour privato di arte contemporanea accompagna nei luoghi del fermento cagliaritano, tra cui Muacc, ex Manifattura tabacchi, Galleria Macca, Macc di Calasetta e Parco sonoro di Sciola a San Sperate. Info: hotelmiramarecagliari.com.

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