E’ il mare il filo conduttore di «Art Nouveau Week» edizione 2026, la settimana in cui le città riscoprono «le curve» e linee morbide di uno stile nato nel 1890 come ribellione alla simmetria accademica e che ancora oggi, dopo 130 anni, è ancora vivo e presente. Va solo riscoperto, cercato nelle facciate dei palazzi, nelle balaustre de balconi, negli interni delle case borghesi, nei dettagli di una maniglia a forma di glicine, nei riflessi delle vetrate colorate o in quelle di un lampadario Tiffany, che non filtra la luce, ma la scolpisce.
L’ Art Nouveau ci insegna che un edificio, una casa, un palazzo, può essere funzionale e sensuale nello stesso tempo se decorato con le bellezze e l’armonia che la natura ci regala, quell’armonia racchiusa nelle corolle dei fiori, negli steli, nelle foglie, ma anche nella morbidezza di un corpo femminile, nelle chiome fluide, negli abiti svolazzanti. Non c’è città, paese o regione che non nasconda qualche elemento Liberty, fosse anche un solo monumento funebre. Ecco, la settimana dedicata all’ Art Nouveau ( che vede la curatela dell’esperto Andrea Speziali, coadiuvato da un comitato scientifico e d’onore di grande levatura ) è un viaggio attraverso un linguaggio artistico indagato in tutte le sue sfaccettature, dalla letteratura alla grafica, dal disegno all’ illustrazione, passando per la pittura, la scultura, i monili, la moda, l’architettura e la cucina. Oltre settecento le iniziative sparse per il Globo, con otto grandi mostre allestite tra l’Italia e gli Stati Uniti, manifestazioni importanti, tra cui spiccano Louis Comfort Tiffany. Il sogno dell’Art Nouveau (allestita alla Macklowe Gallery di New York) e la straordinaria Il manifesto Art Nouveau. Da Metlicovitz a Mucha , un percorso tutto dedicato alla grafica e alla nascita della comunicazione visiva moderna suddiviso fra Treviso (sede della Fondazione Salce) e Villa Toletti a Cadegliano Viconago (VA).
La mostra
New entry italiana dell’edizione 2026, Cadegliano, nel cuore della Valceresio, ha in sé qualcosa di Art Nouveau: le case che si arrampicano, i balconi in ferro, la chiesa che svetta.
Questa grande e importante mostra – curata da Carla Tocchetti e dedicata ai Manifesti provenienti dal Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso – l’arricchisce ulteriormente, mettendo a confronto due figure iconiche dell’epoca: Leopoldo Metlicovitz (Trieste, 17 luglio 1868 – Ponte Lambro, 19 ottobre 1944) e Alfons Maria Mucha ( Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939), che significa raccontare il Liberty dal bozzetto tecnico al lirismo puro… . Melicovitz è il progettista, la mano che disegna la lettera. Mucha è il volto, la ninfa che rende quella lettera immortale. In mezzo c’è tutto il Novecento che nasce. Se Melicovitz costruisce l’ossatura, Mucha le infonde il respiro: i suoi Manifesti non vendono prodotti , vendono sogni fatti di abiti che diventano foglie, aureole dorate e chiome fluenti attorcigliate come viticci. Messi uno di fronte all’altro, Melicovitz e Mucha spiegano l’Art Nouveau meglio di mille saggi, mostrando il momento esatto in cui il design diventa arte.