- Salvatore Caiata (Fdi): serve una svolta. Ma Andre Abodi tace. Spunta l’ipotesi di un consiglio federale.
- Aurelio De Laurentiis potrebbe rinunciare al risarcimento da 3 milioni e sbloccare la nomina dell’allenatore come nuovo Ct della Nazionale, in cambio di una norma che gli consenta di mantenere la proprietà sia dei partenopei sia della squadra pugliese.
Lo speciale contiene due articoli.
Sono in molti ad attendersi un colpo di scena, tra le tante sollecitazioni che bombardano il calcio nostrano dopo le dimissioni di Roberto Mancini da Ct della nazionale. C’è chi ipotizza un consiglio straordinario di Lega Serie A per fare il punto della situazione. Non è un mistero che Gabriele Gravina, gran capo della Figc, sia finito sotto attacco dopo aver perso per strada il condottiero degli azzurri sulla panchina. Mancini, in maniera nemmeno troppo velata, gli ha puntato contro il dito, dopo aver annunciato il suo addio con un’email inviata da Mykonos. Non si riconosceva più nel modo di lavorare collettivo, dice in buona sostanza l’ex Ct, amareggiato anche per la perdita progressiva dei suoi collaboratori più fidati (nel riassetto dell’organigramma, gli era rimasto vicino soltanto Fausto Salsano, dopo che Chicco Evani aveva deciso di mollare perché non avrebbe gradito la voce che imponeva Leonardo Bonucci tra i nuovi membri dello staff).
«Gravina e io pensavamo cose opposte. Se avesse voluto, avrebbe potuto trattenermi, ma non l’ha fatto», dice Mancini, che ora è blandito da redditizie sirene arabe per diventare Ct della selezione saudita. Poi è intervenuta la politica. Qualche giorno fa, Salvatore Caiata, deputato di Fdi, di Gravina aveva invocato l’addio: «In un Paese normale, un presidente delegittimato dai risultati e umiliato dal tecnico della Nazionale, comprenderebbe che il suo percorso è terminato. E invece no, pur di restare agganciato ai privilegi autocreati, ci si dimentica dei risultati dell’ultimo triennio. Ogni anno per iniziare un campionato professionistico si passa sub judice inserendo le X ai calendari facendo finta di nulla, con un uso arbitrario di norme e regolamenti». Oggi il parlamentare di maggioranza non recede dalle sue posizioni: «Cinque anni fa Gravina aveva circostanziato la sua candidatura a presidente Figc in virtù di un programma di riforme che però non mi risulta essere stato attuato. Quello è il punto, il nostro calcio ha bisogno di essere riformato e di stabilire al suo interno regole precise». Questo sul piano istituzionale. Poi c’è il versante sportivo: «La mancata qualificazione ai Mondiali e la mancata qualificazione alle Olimpiadi dell’Under 21 suonano molto pesanti». C’è chi rimarca pure come l’assegnazione di Euro 2032 a metà tra Italia e Turchia somigli a un favore ai turchi, che hanno stadi all’avanguardia e possono presentarsi in Europa con robusto potere contrattuale, consentendoci soltanto di mettere una pezza alle nostre magagne. All’Italia sola, l’organizzazione dell’europeo non sarebbe stata assegnata. Caiata commenta: «C’erano due Paesi in lizza, hanno deciso di accordarsi e questo non è un male. C’è ancora tempo, è prematuro ipotizzare come andranno le cose, di sicuro con una pianificazione adeguata, e magari una governance migliore, faremo bella figura». Sebbene il parlamentare sottolinei l’indipendenza dello sport dalla politica, c’è tempo per una considerazione sui vivai: «Penso che l’Italia abbia giovani talentuosi, occorre metterli nelle condizioni di emergere, magari nel nostro campionato, magari con scelte coraggiose». Ora che la discussione ha messo il piede nei palazzi della politica, sarebbe interessante conoscere un parere di Andrea Abodi, ministro dello Sport.
Il giorno delle dimissioni di Mancini, dichiarò: «Sono dispiaciuto e perplesso, è una decisione che arriva a sorpresa a Ferragosto, tutto è molto strano. Mi viene da pensare: le nomine dello staff tecnico azzurro annunciate recentemente erano state concordate con Mancini o no?». Poi più nulla. Ma il vaso di Pandora del pallone nostrano sgonfio è ormai aperto: i calendari di serie cadetta sono immersi nel turbine delle decisioni dei tribunali, tra ricorsi, regole poco chiare come nel caso del Lecco calcio, club attanagliato dall’incertezza se iscriversi alla B o no, gli impianti sportivi sono inadeguati se comparati con quelli europei, le norme a geometria variabile sono applicate a seconda dei club, oltre all’onta di aver vissuto due Mondiali da spettatori. Insomma, pur non intaccando l’autonomia dello sport, la politica batta un colpo e lo salvi.
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