- Avviso di garanzia al commissario dell’Usl di Terni nominato in zona Cesarini dal Pd. Per i pm era il collettore delle raccomandazioni. Grillini in imbarazzo.
- La società spinge per uno stadio nuovo. Si offre Campi Bisenzio, ma il primo cittadino non ci sta a farsi scippare la squadra che avrà già il centro sportivo fuori città. E rischia l’isolamento nel Pd.
Lo speciale contiene due articoli
Cominciano a prendere le distanze. Non dall’alleato, ma dall’esito del voto. È questa la strategia che Luigi Di Maio ha dettato per gli ultimi giorni di campagna elettorale a Perugia. Ha lasciato trapelare: «Ho detto ai miei che comunque l’Umbria è importante per gli umbri, non è un trofeo elettorale da sbandierare». Ma a Perugia il patto Pd-pentastellati è in bilico. Nel giorno in cui Nicola Zingaretti alla direzione nazionale del Pd disegna le magnifiche sorti e progressive dell’alleanza con i grillini per costruire un polo progressista che parte dal 40%, la somma Pd più M5s, dall’Umbria sono arrivate tante telefonate al capo politico pentastellato con una sola domanda: e ora che si fa? Perché è tornata deflagrare sanitopoli con un nuovo avviso di garanzia che mette fortemente in imbarazzo i pentastellati umbri.
Sono stati loro con Maria Grazia Carbonari – consigliera regionale uscente e ricandidata che dicono abbia una gran voglia di menare metaforicamente le mani con i dem – ad accendere l’inchiesta che ha decapitato il Pd ed oggi si trovano a stare (poco) nelle piazze con gli ex nemici mentre tornano gli avvisi di garanzia per i concorsi truccati. Con una tattica degna del Conte (Zio) di manzoniana memoria, a chi dall’Umbria gli telefona Di Maio risponde: «Sopire, troncare… troncare, sopire».
Ma c’è poco da sopire perché due giorni fa la Procura della repubblica a Perugia ha spedito ad Andrea Casciari – commissario straordinario dell’Usl di Terni – un avviso di garanzia per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Lui si difende ammettendo l’avviso di garanzia: »Sono tranquillo, so di aver operato sempre nel rispetto della legge». I pm Paolo Abbritti e Mario Formisano sembrano di parere diverso e hanno agito ora contro Casciari perché lui – stando all’accusa – è uno degli attori della sanitopoli e il fatto di averlo nominato di nuovo al vertice di una Usl secondo i magistrati nasconde qualcosa.
Andrea Casciari quando è scoppiata sanitopoli era direttore della Usl Umbria 1 e per la Procura è lui che ha passato alle commissioni le liste dei candidati da favorire che sarebbero state stilate da Luca Barberini, l’ex assessore pd alla Sanità finito agli arresti domiciliari.
Dopo lo scandalo la Usl 1 fu commissariata, ma Casciari il 27 settembre – proprio mentre maturava l’accordo Pd-5 stelle – è stato nominato commissario straordinario all’ospedale di Terni dal presidente della giunta regionale facente funzioni dopo le dimissioni di Catiuscia Marini, anche lei indagata nell’inchiesta della sanità. E chi è il mentore di Casciari? Fabio Paparelli, che il Pd ora ricandida alla Regione, e che è l’uomo delle tessere del Pd a Terni dove Walter Verini – commissario regionale del Pd a seguito dell’arresto dell’ex segretario regionale Gianpiero Bocci – è stato costretto a commissariare una settimana fa la federazione del partito.
Proprio a Terni i grillini avevano, in agosto, denunciato il degrado dell’ospedale. Il consigliere comunale Claudio Fiorelli, dipendente dell’Usl, e quello regionale Andrea Liberati avevano fatto fuoco e fiamme sulla gestione del Santa Maria. Per tutta risposta Paparelli, che è di Terni ed era a capo della Regione, ha tolto il commissario Lorenzo Pescini e ha nominato Andrea Casciari ora accusato di essere il collettore delle raccomandazioni. Con Paparelli però i 5 stelle devono fare campagna elettorale insieme.
Da qui le preoccupazioni di Di Maio. Ma anche di Walter Verini perché per primo il commissario del Pd disse: «Ci dobbiamo vergognare di quanto è successo nella sanità e dobbiamo chiedere scusa» ma sperava che nessuno glielo ricordasse in campagna elettorale. Invece la sanitopoli torna fuori anche perché Gianpiero Bocci – l’ex segretario regionale Pd arrestato – che doveva essere sentito in Tribunale il 22 ottobre, a cinque giorni dal voto, ha avuto l’interrogatorio rimandato, ma ha dato la lista dei testi a suo favore. Ci sono dentro 3 prefetti, 6 tra comandanti di Carabinieri e Finanza dell’Umbria, il rettore dell’Università. Evidentemente essere stato sottosegretario agli Interni con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni a qualcosa deve essere servito.
Ecco come torna in primo piano la sanità umbra. Su questo Donatella Tesei – la candidata del centrodestra – incalza Vincenzo Bianconi che cerca di non fare parola dello scandalo, anzi promette i concorsi in streaming e dice che farà lotta selvaggia alle liste d’attesa.
La cosa curiosa è che il Pd accusa la Tesei di voler aprire le corsie ai privati (questo le avrebbe garantito l’appoggio del Corriere dell’Umbria di cui sono editori gli Angelucci, imprenditori anche della sanità che ha tirato fuori la storia dei contributi del terremoto alle imprese di Bianconi) ma a scrivere nel programma che servono «modelli innovativi di collaborazione pubblico-privata per fornire prestazioni sanitarie a tariffe calmierate» è stato proprio il candidato di Pd e 5 stelle. Perché sa che sulla sanità il sistema Pd è franato. A meno di non seguire la ricetta di Emilio Duca, ex direttore dell’ospedale di Perugia assai vicino al Pd anche lui arrestato e a giudizio, che diceva: «Per smaltire le file d’estate basta spegnere i condizionatori, vedrai come se ne vanno».
Carlo Cambi
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