migranti ceuta sanchez
Agenti di polizia sorvegliano un gruppo di migranti sulla spiaggia di El Trampolin a Ceuta (Ansa)

Sapete come il governo di Pedro Sánchez ha trattato le decine di migliaia di immigrati che avevano raggiunto a nuoto l’exclave di Ceuta, nella speranza di poter ottenere asilo in Spagna o per lo meno un permesso di soggiorno? A differenza di quel che fece il suo predecessore José Luis Zapatero, cioè colui che è stato beccato con milioni in gioielli gelosamente custoditi nella cassaforte dell’ufficio, il premier spagnolo non ha sparato sui marocchini che cercano di varcare la frontiera, si è limitato ad affamarli e assetarli.

Per usare le parole di Fantozzi di fronte al megadirettore galattico potremmo commentare con un «com’è buono lui». Eh, già. Le soluzioni dei compagni sono sempre le migliori e le più umane.

Infatti, a differenza nostra, l’esecutivo di Madrid, appena saputo del rischio che in migliaia decidessero di attraversare a nuoto il tratto di mare che li separava dalla città amministrata dalla Spagna, non ha inviato delle motovedette a pattugliare la costa e men che meno ha spedito i mezzi della Guardia costiera a miglia di distanza, sfidando il mare grosso. Per questo, a differenza dei nostri militari, nessuno, né gli uomini della Guardia civil né altri, è finito indagato o, peggio, a processo per la morte degli oltre 80 stranieri annegati durante il disperato tentativo di raggiungere la costa di Ceuta.

Il paragone tra Ceuta e la strage di Cutro

Vi state domandando perché io faccia questo strambo paragone con l’Italia? Lo spiego. Ho in mente le polemiche scatenate dall’opposizione e le inchieste avviate dalla magistratura dopo il naufragio di Cutro. Ricordate? Una barca carica di migranti, senza che nessuno lanciasse una qualsiasi richiesta di aiuto attivo, arrivò dalle coste turche alle sponde ioniche della Calabria.

I militari della Finanza e della Guardia costiera uscirono in mare per cercare di intercettare l’imbarcazione, ma poi, viste le condizioni meteo non proprio rassicuranti e data l’assenza di qualsiasi messaggio che lasciasse presagire che il natante fosse in difficoltà, decisero di rientrare. Mal gliene incolse. Perché alle prime luci dell’alba, quando era già in prossimità delle coste, scambiando i lampioni di Cutro per i fanali delle motovedette, chi guidava la barca fece una brusca manovra, provocando la rottura dello scafo.

Le inchieste in Italia e il caso spagnolo

Ancora oggi non si sa quanti furono i morti e nemmeno chi avesse organizzato la traversata. In compenso, sappiamo che l’opposizione e la magistratura hanno già trovato i colpevoli del naufragio e della morte di decine di persone. La massima responsabilità, è ovvio, pesa sul capo del presidente del Consiglio che, da pochi mesi in carica, non aveva dato ordine di soccorrere chiunque, anche chi non lo richiedeva, evitando di mandare la Marina militare a intercettare ogni imbarcazione che transitasse al largo delle coste italiane, fosse di competenza della Tunisia, della Libia e perfino della Grecia o della Turchia.

Poi, a seguire, la colpa va spartita fra i vari ministri, a cominciare da Matteo Salvini che, quando nel 2018 decise alcune regole di ingaggio, limitò l’intervento di Finanza e Guardia costiera: e che siano passati otto anni e tre governi, due dei quali con dentro il Pd, poco importa. Quindi, dopo le responsabilità politiche, ecco quelle militari. Tutti gli uomini in servizio la notte del naufragio, per non essersi spinti oltre i limiti, sfidando le onde anche in assenza di una richiesta d’aiuto, sono finiti a processo e rischiano una condanna per disastro colposo.

Perché nessuno indaga sulla tragedia di Ceuta

E i militari spagnoli? Niente. Nessuno ha aperto inchieste nonostante i quasi cento morti (forse saranno di più, ma nessuno in assenza di un’indagine può dirlo). Nessuno si è interrogato sul perché l’esercito e la Guardia civil non abbiano approntato una tendopoli per accogliere gli stranieri, né come mai non sia stata mobilitata la protezione civile per distribuire coperte, sacchi a pelo, pasti o altri generi di prima necessità.

Gli inviati dei giornaloni raccontano storie agghiaccianti di come siano stati trattati i profughi giunti a Ceuta dopo ore di nuoto, ma nessuno si indigna più di tanto, preferendo interrogarsi se dietro l’arrivo di migliaia di persone non ci sia un disegno contro Sánchez orchestrato da quel cattivone di Donald Trump o da qualche uomo forte del Marocco. Eh già, il premier spagnolo, essendo di sinistra e per di più unico faro dei progressisti ancora attivo in Europa, non può che essere buono.

Quindi, per i compagni e per gli indignati speciali, la responsabilità di quel che è accaduto, e dei morti, non può che ricadere su altri. Anche questo disastro progressista va dunque iscritto nel complotto contro i buoni.

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