Chat di Delmastro, il campo largo fa lo show
Ansa

Il caso delle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro di Fdi, infiamma la polemica tra maggioranza e opposizioni. Le chat tra Delmastro (non indagato) e Mauro Caroccia, indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta Bisteccheria e ritenuto dagli investigatori un presunto prestanome del clan camorristico dei Senese, sono state trasmesse al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, dal procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, che chiedeva di utilizzarle.

La Giunta per le autorizzazioni aveva già votato a maggioranza contro il loro utilizzo, ma la questione è diventata intricata quando il legale di Caroccia ha depositato in Procura le chat tra il suo assistito e Delmastro, sostenendo che chiarirebbero che il vero proprietario del ristorante sia proprio l’ex sottosegretario.

A quel punto Lo Voi ha scritto a Fontana sottolineando questo nuovo sviluppo e allegando le chat che la difesa di Caroccia aveva depositato il 24 luglio. Il cd è stato chiuso in cassaforte e il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori di Avs, si è visto negare l’accesso agli atti insieme agli altri rappresentanti delle opposizioni. A decidere se queste chat potranno o no essere visionate dai componenti della Giunta per le autorizzazioni, è quindi la Giunta per il regolamento della Camera, convocata per ieri sera.

Per l’intera giornata si è scatenata la bagarre tra maggioranza e opposizione: nell’Aula della Camera i deputati del M5s hanno esposto due striscioni con la scritta «Fuori le chat! aprite la cassaforte!». «Ho chiesto agli uffici di Giunta», ha dichiarato Devis Dori, «di poter visionare personalmente, nella mia qualità di presidente, il cd inviato dalla Procura di Roma, ma mi è stato risposto che la decisione del presidente Fontana coinvolge non solo i membri di Giunta, ma lo stesso presidente a cui è stato inviato il cd ai fini delle decisioni.

A questo punto si profila una situazione inedita di conflitto istituzionale: il presidente della Camera aveva chiesto di non dare seguito alla mia scelta di far accedere i componenti della Giunta ai documenti che riguardano Delmastro, in attesa delle valutazioni della Giunta per il Regolamento, ma da nessuna parte è scritto che io non possa farlo. In questo modo», ha aggiunto Dori, «un presidente di un organismo chiave si viene a trovare privato di autonomia di scelta, questo non è accettabile. Il mio unico scopo è di garantire le prerogative della Giunta autorizzazioni».

«Nel caso Delmastro», ha attaccato Federico Gianassi, capogruppo dem in commissione Giustizia della Camera e componente della Giunta per le autorizzazioni, «la destra è chiamata a una scelta netta: tutelare Delmastro oppure tutelare la lotta alla mafia e l’interesse delle istituzioni ad accertare la verità. Fratelli d’Italia, con il sostegno supino di Forza Italia e Lega, sembra aver già scelto da che parte stare. È difficile non chiedersi perché Fratelli d’Italia abbia una tale resistenza a consentire ai componenti della Giunta di visionare il materiale inviato dalla Procura di Roma e depositato presso la Giunta stessa nell’ambito di un procedimento per ipotesi di intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravati dalla matrice mafiosa. C’è un enorme timore rispetto al contenuto di quelle comunicazioni. Perché hanno paura? È gravissimo», ha aggiunto Gianassi, «che la maggioranza abbia portato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, su una posizione che impedisce ai parlamentari di conoscere gli atti sui quali sono chiamati a decidere. Una forzatura che compromette il ruolo degli organi di garanzia parlamentare», aggiunge. «Qui la scelta è semplice: o si protegge un interesse personale e politico, oppure si difende l’interesse dello Stato e della magistratura a perseguire possibili reati di mafia. La maggioranza si assuma la responsabilità della propria decisione».

Sul versante opposto, la Lega ha difeso Fontana: «Le dichiarazioni del presidente della Giunta per le autorizzazioni Dori», ha argomentato Laura Cavandoli, capogruppo della Lega in Giunta per le autorizzazioni, «rappresentano l’ennesimo tentativo di alimentare una polemica politica pretestuosa e priva di fondamento. Il presidente della Camera ha agito con equilibrio e rispetto delle regole e delle istituzioni, rimettendo la questione alla Giunta per il regolamento, unico organo istituzionalmente competente a fornire l’interpretazione delle norme. Le regole valgono per tutti e non possono essere piegate alle convenienze politiche. Parlare di un presunto conflitto istituzionale», ha aggiunto, «significa costruire uno scontro anche mediatico inesistente. La tutela delle prerogative parlamentari passa dal rispetto delle procedure e delle competenze, non da iniziative personali o da polemiche che finiscono solo per indebolire il ruolo delle istituzioni e conseguentemente la stabilità del Paese. Viene il dubbio che sia proprio questo l’intento».

Intanto, sul fronte della legge elettorale, Forza Italia pare orientata a dare l’ok all’emendamento sulle preferenze con il capolista bloccato.

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