Lepore piange sul veleno versato per gli insulti ricevuti su Fakir
Il sindaco di Bologna Matteo Lepore (Ansa)

Matteo Lepore, sindaco di Bologna, ha scoperto che quando si alzano i toni e si parla a sproposito la situazione si fa spiacevole. A pochi giorni dalla manifestazione che ha devastato la sua città – esplosa dopo che lui aveva convocato un presidio per «chiedere verità» sulla morte di Fakir – il primo cittadino bolognese indossa i panni della vittima.

Da qualche giorno sostiene che contro di lui sia stata scatenata una campagna di odio social, e Repubblica ha fatto sapere che sulla questione è stato persino realizzato uno studio. Quello che emergerebbe, sostiene il quotidiano progressista, è che gli attacchi degli hater proverebbero in gran parte dalla «galassia Maga»: ci sarebbe un numero «molto considerevole di account provenienti dagli Usa». Insomma, il povero sindaco sarebbe il bersaglio di un complotto forse con mandanti Usa volto a screditarlo dopo le sue uscite su Fakir. Di più: questa presunta campagna mirerebbe addirittura a compromettere le elezioni comunali di Bologna del 2027. «È evidente il tentativo di inquinare il dibattito politico e democratico a Bologna», ha detto Lepore ieri al Resto del Carlino. «Non so dire chi ci sia dietro, se ci sia una regia più grande, e non credo alla teoria Maga, ma è preoccupante che dall’estero migliaia di profili inquinino il dibattito politico. Da una settimana vengono generate quotidianamente notizie false. È evidente che qualcuno sta mettendo nel mirino la città e il sottoscritto attraverso il mezzo della truffa digitale. Le critiche sono legittime, ma qui si sta generando odio ed è giusto che i cittadini sappiano che non è spontaneo, ma artificiale». Riguardo agli hater, sinceramente dispiace che Lepore ne sia vittima, anche se i dati forniti finora a riguardo sono un po’ vaghi. Viene da pensare, tuttavia, che il sindaco potrebbe sfruttare questa sgradevole circostanza per una riflessione. Se l’astio online è fastidioso, non lo è forse anche quello espresso in piazza contro le forze dell’ordine? E non pensa, Lepore, di aver contribuito pure lui ad alimentarlo organizzando una manifestazione ancora prima di sapere che cosa fosse davvero accaduto a Fakir? Ci si domanda, inoltre, chi metta davvero in pericolo la democrazia: qualche profilo odioso sulla Rete, oppure gli antagonisti che distruggono la città e che la sinistra protegge da anni?

C’è poi un altro punto interessante. E cioè: da dove vengono esattamente le informazioni sugli hater che il sindaco si è premurato di diffondere? «Lepore ha impiegato dei soldi pubblici per commissionare il dossier nel quale alimenta fantomatiche teorie del complotto contro la sua persona?», si chiede Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fdi, che annuncia: «È pronto un esposto alla Corte dei Conti per chiedere una verifica su questo». La faccenda si fa interessante: il sindaco ha usato denaro dei contribuenti per raccontarsi come vittima di odio? «Senza bisogno di scomodare attività di controspionaggio alla Kgb», dice Cavedagna, «basta farsi un giro per la città e parlare con i cittadini per sapere quello che i bolognesi pensano ormai del sindaco Lepore. Scoprirà che il sentimento comune dei bolognesi è simile ai commenti che trova sotto il suo profilo Facebook. Piuttosto: sono stati usati dei fondi pubblici per commissionare questo sondaggio? Vogliamo vederci chiaro e per questo è pronto un nostro esposto alla Corte dei Conti. Basta impiegare i soldi dei cittadini per uso personale».

Sul tema affonda anche Francesca Scarano, capogruppo Fdi in consiglio comunale a Bologna, che accusa il sindaco di megalomania. «Gli insulti social li riceviamo tutti», dice. «Sembra che Lepore faccia di tutto per farsi notare, e purtroppo porta sempre Bologna in prima pagina, non per questioni edificanti ma per trovare come la città a trenta all’ora o la distribuzione delle pipette da crack».

L’odio non è mai piacevole anche se digitale, ma le legittime critiche, anche se dure, sono altra cosa. E se al sindaco non piacciono, è libero di cercarsi un altro impiego.

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