C’è da dire che altrove, dove lo stop alle consegne nelle ore più calde è stato posto come un obbligo, i rider hanno inscenato una mezza rivolta.
Ma pensare di risolvere con un «gentile invito alle piattaforme multinazionali» il problema delle mancate tutele dei fattorini del food, è una di quelle boutade – tra il piacione e il pretenzioso – tipiche dell’ultima generazione di sindaci Pd, che, di solito, finiscono per portar guai.
Questa volta i guai – tutti interni alla sinistra, incartata in uno dei suoi soliti cortocircuiti – sono arrivati per Silvia Salis, primo cittadino di Genova, attaccata frontalmente da Cgil, Cisl e Uil che, in materia di norme anticaldo, la accusano apertamente di «fare propaganda» sulla pelle dei lavoratori e di «emanare provvedimenti confusi» che finiscono per «danneggiare i lavoratori».
Ecco cosa è accaduto: Salis, constatando il perseverare di una certa canicola e certamente spinta dalle migliori intenzioni, ha approvato, nei giorni scorsi, alcuni atti di giunta presentati come «linee di indirizzo straordinarie per la tutela della salute e della sicurezza dei rider», finalizzati a «rafforzare la tutela dei ciclofattorini che operano nel territorio».
Le direttive comunali del capoluogo ligure prevedono «lo stop alle consegne dalle 12.30 alle 16 nelle giornate più calde, nella fascia oraria tra le 12.30 e le 16», «l’informazione preventiva ai rider sui rischi legati al caldo e sulle procedure di emergenza» oltre alla «disponibilità di acqua potabile, pause frequenti e punti di ristoro o aree ombreggiate», con la «possibilità di interrompere, in condizioni di caldo eccessivo, le consegne».
Nella sostanza, nulla di nuovo. Si tratta, infatti, semplicemente di una sorta di copia-incolla dei contenuti delle tante ordinanze regionali, già in vigore dallo scorso giugno, che riguardano tutte le categorie di lavoratori che operano all’aperto e che, proprio da quest’anno, in molti casi, annoverano tra quelle da assoggettare al fermo, anche quelle impegnate in «attività di consegna con mezzi a pedali o a pedalata assistita».
Vero è che la Regione Liguria, adottando il provvedimento dello stop nelle ore più calde lo scorso 28 maggio, non ha nominato specificatamente la categoria dei fattorini, ma va considerato anche che le stesse indicazioni regionali, là dove dove sono entrate in vigore in modo pieno – in Veneto come a Milano -, hanno fatto scattare la protesta dei rider, danneggiati da uno stop che incide sulle fasce orarie con maggior flusso di commesse.
Comunque sia, Salis, ha promosso il documento come un vero e proprio passo in avanti dall’alto valore sociale, tanto che le indicazioni in esso contenute sono state inserite nella sezione «azioni smart» del sito comunale.
«Non possiamo accettare che la rapidità di una consegna venga prima della salute di chi lavora. Il lavoro cambia, ma i diritti e le tutele non possono rimanere indietro», ha dichiarato Salis lancia in resta. «Per questo chiediamo alle piattaforme e ai datori di lavoro di organizzare le attività tenendo conto delle temperature sempre più alte, garantendo acqua, pause adeguate, luoghi di riparo e la possibilità di interrompere le consegne senza subire penalizzazioni.
Affrontare la crisi climatica significa anche riconoscerne l’impatto sulle condizioni di lavoro e intervenire per proteggere chi è maggiormente esposto».
A questo punto, però, mosse da un senso di esclusione che il sindaco deve aver trasmesso loro emanando il manifesto senza chiederne il benestare, Cgil, Cisl e Uil sono andate all’attacco e, forti della loro esperienza pluriennale, hanno subito individuato il punto debole del provvedimento.
Rispettoso delle reali (pari a zero) possibilità di intervento di un Comune su politiche del lavoro gestite da multinazionali e riconoscendo il fatto che l’amministrazione locale non ha alcuna competenza in materia, infatti, il documento ideato dal potenziale astro nascente del campo largo «invita» semplicemente i datori di lavoro ad adeguare i propri modelli organizzativi al nuovo clima e «raccomanda» l’utilizzo degli algoritmi di gestione delle consegne nelle giornate a rischio.
E, proprio su questo, le sigle hanno attaccato: «La giunta non coinvolge il sindacato e finisce per fare propaganda con misure inefficaci e potenzialmente dannose per i lavoratori. Il tema va trattato con attenzione e serietà, mentre “l’invito” da parte del Comune, fatto con questa modalità rischia di essere del tutto superfluo e propagandistico», hanno denunciato Cgil, Cisl e Uil Genova in una nota.
E ancora: «La propaganda fine a sé stessa non serve», hanno affermato, «occorrono soluzioni condivise con chi conosce la materia, altrimenti si danneggiano lavoratori già fragili e sottopagati. Invitiamo il Comune a non promuovere provvedimenti confusi e raffazzonati senza un approfondimento serio e soprattutto senza un sostegno che garantisca il reddito dei lavoratori coinvolti. Chi vuole fare da solo spesso sbaglia, le problematiche dei rider vanno trattate complessivamente e non a seconda dell’appeal comunicativo che possono avere».
Finita qui? Niente affatto. Pur di attaccare il sindaco contraddicendo completamente i loro omonimi a livello nazionale, le sigle, a Genova, hanno svelato, finalmente, una grande verità: lo stop nelle ore di caldo è «dannoso per i lavoratori» della categoria dei rider, che a causa del provvedimento voluto in primis dai sindacati «si ritroveranno in serie difficoltà economiche».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >