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Ansa

Multe da mille fino a diecimila euro. Ma per il Partito del Carc la soluzione è semplice: non pagarle e affidarsi ai giudici. Vediamo che cosa è successo.

Negli ultimi mesi, diversi residenti del quartiere Rifredi di Firenze si sono visti arrivare sanzioni «consistenti» per aver partecipato a una manifestazione pacifica contro l’apertura in città della sede di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Ma non si è trattato di un caso isolato.

Infatti, come ricostruisce il sito del Partito dei Carc, lo scorso 30 marzo sempre nel capoluogo toscano due militanti si sono visti recapitare verbali con multe fino a diecimila euro. Questa volta la sanzione riguardava, nello specifico, la diffusione di un video contro la guerra e anche l’esposizione di uno striscione davanti alla sede di Fratelli d’Italia.

Dopo una disamina delle multe incassate dagli attivisti e dai partecipanti alle manifestazioni, il partito del Carc fa riferimento alle leggi e alla giurisprudenza per rendere chiaro un concetto che mette nero su bianco sul sito: «Con l’ultimo Pacchetto sicurezza voluto da Piantedosi, la violazione dell’obbligo di preavviso è stata depenalizzata, cioè trasformata da reato in illecito amministrativo, punito con una sanzione pecuniaria. Questo significa che non si rischiano più conseguenze penali, che nella pratica erano comunque difficili da configurare, ma cambia la forma della repressione: il costo della protesta viene spostato sul piano economico. Il rischio diventa quello di rendere la partecipazione alle mobilitazioni sempre più onerosa e di utilizzare le multe come strumento per scoraggiare la presenza in piazza».

Gli attivisti spiegano il perché di questo loro «manuale»: «Vogliamo mettere a disposizione di chiunque ne abbia bisogno l’esperienza che stiamo maturando su come fronteggiare le sanzioni dovute alla depenalizzazione dell’art 18 del Tulps che stanno colpendo centinaia di attivisti in tutta Italia: che cosa fare nell’immediato, come comportarsi e quali strumenti possiamo utilizzare, anche sul piano legale».

Il «manuale» del Carc: ricorsi, prefetti e giudici di pace

Ed ecco la loro «ricetta»: «Innanzitutto, bisogna fare ricorso. Fare ricorso nonostante le minacce – “se perdi paghi il doppio”, “se vinci paghi comunque una percentuale”. Il ricorso non serve certo a ristabilire la Giustizia, ma a prendere tempo sì e anche a mettere l’operazione repressiva di fronte a un primo ostacolo burocratico». Che cosa deve fare chi riceve una multa nel concreto? Per il Partito del Carc, «quando riceviamo il verbale con cui ci viene notificata la sanzione amministrativa, consegnato dalla Digos a casa oppure da ritirare in Questura o in caserma, la prima cosa da fare è informare subito i propri compagni e le proprie compagne. Se non si fa parte di un’organizzazione o di un collettivo ci si può mettere in contatto con le realtà nate in questi mesi a sostegno delle mobilitazioni di Blocchiamo tutto».

Poi, secondo gli attivisti bisogna non presentare un ricorso vero e proprio, ma allegare documentazione difensiva e chiedere al prefetto di essere ascoltati. Bisogna, a loro dire, «contestare la ricostruzione della Digos» e «alimentare la mobilitazione», per esempio organizzando un presidio davanti alla sede della Prefettura. Poi, se il prefetto emette un’ordinanza con cui chiede l’applicazione della sanzione ci si può rivolgere al giudice di pace.

Non ci sono dubbi che per il Partito del Carc la «ricetta» è una sola, come gli stessi esponenti scrivono: «La difesa legale e l’iniziativa politica possono procedere insieme e rafforzarsi a vicenda. Questo è il modo concreto per ostacolare l’applicazione dei decreti sicurezza e, soprattutto, organizzarsi collettivamente per non pagare alcuna sanzione». Quindi, gli attivisti sono convinti che non bisogna pagare le multe, ma affidarsi all’iter giudiziario perché per loro pagare la sanzione significherebbe «colpire la mobilitazione popolare».

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