Corre ad alta velocità la spaccatura tra Pd e M5s: la vicenda della Tav, tra scontri, violenze, proteste e arresti, ha anche un risvolto politico tutto interno al centrosinistra e pure al M5s. Non è certo un caso che, proprio mentre la questione torna prepotentemente sotto i riflettori dei media nazionali, in Piemonte i pentastellati rispolverino uno dei loro slogan della prima ora: il «no» senza se e senza ma alla Tav.
Una posizione che mette in estremo imbarazzo i dem, favorevoli all’opera, e pure chi, a partire da Giuseppe Conte, non può certamente riabbracciare una battaglia identitaria cara a Beppe Grillo. E non è un caso se ad accendere la polemica contro il Pd sia proprio Chiara Appendino, ex sindaco di Torino, deputata, leader della componente «purista» del M5s e protagonista nelle ultime settimane di pesantissime critiche all’ipotesi che il M5s possa allearsi con Matteo Renzi, definito uno «che non riesce a non tradire» e che «i voti non li fa guadagnare ma perdere. Girando i territori», ha dichiarato recentemente la Appendino, «le persone spesso mi dicono che se andiamo in coalizione con Renzi, loro stanno a casa. E io preferisco lasciare a casa Renzi rispetto che lasciare a casa i nostri elettori».
Il Pd conferma il sostegno alla Torino-Lione
Torniamo alla Tav: Valentina Sganga, consigliere comunale del M5s, attacca frontalmente i dem: «Sono No Tav da sempre», sottolinea la Sganga, «non per convenienza o per ideologia, ma perché credo che la politica debba distinguere ciò che serve davvero al Paese da ciò che assorbe miliardi di euro senza rispondere alle vere esigenze degli italiani. La domanda è semplice: vogliamo continuare a investire nelle grandi opere o nella sanità, nella scuola, nel lavoro, nel trasporto pubblico e nella tutela del territorio? Ogni violenza va condannata senza esitazioni, questo è ovvio. Ma se dopo trent’anni il dissenso è diventato un conflitto così profondo, la politica dovrebbe avere il coraggio di interrogarsi anche sulle proprie responsabilità. Colpisce il silenzio del Partito democratico», aggiunge la Sganga, «costruire un progetto nuovo per il Paese significa avere il coraggio di rimettere in discussione scelte che non producono progresso, ma alimentano spreco di risorse pubbliche, devastazione ambientale e una frattura sempre più profonda tra istituzioni e cittadini. L’Italia ha bisogno di un’alternativa vera. Un’alternativa capace di ricostruire il rapporto tra lo Stato e una parte del suo territorio, tra lo Stato e una parte sempre più grande del suo popolo. Perché la democrazia non si difende soltanto con la forza: si difende soprattutto ascoltando».
Appendino rilancia il no alla Tav
Netta pure la posizione espressa a chiare lettere dal capogruppo regionale del M5s, Sarah Disabato, che ha confermato «la storica contrarietà del Movimento all’Alta velocità». La filiera, tutta al femminile, arriva al vertice, ovvero alla Appendino: «Noi eravamo, siamo e saremo orgogliosamente contrari», afferma l’ex sindaco in aula a Montecitorio. La stessa Appendino, un paio di settimane fa, ha firmato, insieme ai parlamentari Antonino Iaria ed Elisa Pirro e ai consiglieri regionali Disabato e Alberto Unia, un appello assai esplicito sulla Torino-Lione: «Il campo largo prenda una chiara posizione di contrarietà». «Il Partito democratico è a favore della Tav», sottolinea il segretario regionale dei Ddem del Piemonte Domenico Rossi. La sensazione è che la sortita di ieri di Beppe Grillo non sia casuale: si sta saldando un’area dell’attuale M5s che non digerisce la sottomissione al Pd.
I segnali sono molteplici: sempre riguardo alla Tav, non va trascurata una visita ai cantieri Tav di due delegazioni di parlamentari, una italiana, del M5s, e una francese. Quella italiana era formata dalla Appendino, la Pirro, Iaria e Agostino Santillo. Quella francese, da Gabriel Amard e Jean-François Coulomme de La France Insoumise, il partito di sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, a sua volta contrarissimo alla Torino-Lione. In sostanza, non siamo di fronte a una polemicuccia estemporanea, ma a una frattura sostanziale tra i due maggiori azionisti del centrosinistra nazionale, con il M5s tendenza-Appendino che quando sarà il momento di aprire il capitolo Tav nella stesura del programma del centrosinistra non mancherà di porre una vera e propria questione pregiudiziale sul «no» all’opera.
Conte tra i puristi e il campo largo
A quel punto, considerato scontato il «sì» dei dem, a finire in mezzo ai guai saranno Giuseppe Conte e tutti quelli che, nel M5s, sarebbero disposti a qualunque cosa pur di avere una possibilità di vincere le elezioni, tornare in Parlamento e andare pure a occupare posti di governo. C’è addirittura chi ipotizza una scissione tra i pentastellati: del resto, le mosse di Alessandro Di Battista e il ritorno sulla scena di Grillo possono essere considerate delle coincidenze solo da chi osserva la politica con superficialità.
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