Cara Sara Funaro, cara sindaca di Firenze, le scrivo questa cartolina per farle i complimenti perché nessuno come lei in Italia combatte quei malfattori dei proprietari di casa. Ma come si permettono? Pretendono di possedere un immobile? Nella sua città? Addirittura? Ma non lo sanno che è diventato un pericolo? In effetti: se uno tiene la casa sfitta lei invoca il censimento per bacchettarlo. Se uno la vuol affittare come Airb&B lei gli dichiara guerra a tutto campo. E nel frattempo piazza un bell’aumento della Tari, il massimo consentito, così pagano e imparano. La prossima volta invece di investire sul mattone, il mattone se lo mettono al collo e si buttano in Arno. Così fanno prima.
In ogni caso lei merita la nostra attenzione. Da due anni alla guida della città, infatti, ha trasformato la battaglia contro gli affitti brevi nel suo marchio di fabbrica. L’ha estesa come nessun altro sindaco italiano. «Dobbiamo salvare Firenze», ha ripetuto a più riprese. Con convinzione. Con determinazione. Finché il Corriere Fiorentino ha scoperto che a Firenze gli affitti brevi vietati per le case di proprietà dei privati sono invece possibili per le case di proprietà del Comune. Per altro, trattasi di case che dovrebbero essere destinate alle persone in difficoltà, ai malati e agli anziani, e cioè quelle dell’ente pubblico Montedomini. Un ente pubblico che ha scritto nell’intestazione «dal 1476 vicino alle persone fragili». Vicino alle persone fragili, ecco. Ma soprattutto vicino ai colossi della gestione alberghiera, cui generosamente concede i propri immobili per fare, loro sì, affitti brevi e guadagni lunghi. Alle spalle di chi non trova casa.
Di questa vicenda si è scritto molto sulle pagine locali, negli ultimi giorni, ma chissà perché non è diventata un caso nazionale. Sarà merito, caro sindaco, del suo ottimo ufficio stampa? Dev’essere proprio bravo perché qui si parla di case in pieno centro, a due passi dal Duomo, alcune addirittura con affaccio in piazza della Signoria, che anziché essere destinate a chi ne ha bisogno finiscono nelle mani di grandi catene che le riaffittano a prezzi moltiplicati. Per altro è tutto regolare, tutto autorizzato dal Comune. Compresi i lavori di modifica degli alloggi, a spese del contribuente, per renderli adatti a quegli affitti brevi che sono vietati ai proprietari privati. Se la contraddizione fosse una religione, lei sarebbe Papa, cara sindaco. Eppure, chissà perché, tacciono tutti. O quasi.
Cinquant’anni, fiorentina, nipote d’arte (suo nonno era Piero Bargellini, sindaco durante l’alluvione del 1966), laureata in psicologia e specializzata in psicoterapia, già vicepresidente del Montedomini e già assessore alla sanità e all’assistenza, quindi ben informata sull’argomento, in questi due anni da sindaca è riuscita a far precipitare Firenze nelle classifiche della qualità della vita (trenta posti in meno in due anni) e in quelle della sicurezza (secondo posto, scavalcando Roma). Eppure continua a scalare le vette del gradimento personale, chissà come. Forse sempre merito dell’efficiente ufficio stampa, di cui a questo punto aspettiamo l’inevitabile telefonata. Che però, a occhio e croce, sarà più breve degli affitti di Montedomini.
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