polizia anpi
(Imagoeconomica)

«Chi chiami quando la polizia uccide?». Per aiutare a rispondere a questa domanda scorretta due foto. Una, quella con il corpo di Carlo Giuliani steso a terra morto, il mefisto sul volto e l’estintore a fianco, dopo il colpo sparato da un carabiniere durante i tumulti di piazza del G8 del 2001 a Genova. Nell’altra c’è Abderrahim Fakir steso a terra, bloccato dalla polizia a Bologna.

L’Anpi di Albenga ha già scritto la sentenza su Fakir mentre sono in corso le indagini e proprio ieri il Tg1 ha mostrato un video in cui si vede una macchia di sangue sulla nuca del marocchino, probabilmente a causa di una ferita che potrebbe essersi procurato con le ripetute testate date contro serrande e muri, prima di essere fermato dai poliziotti. Un accostamento quanto meno improprio che pare soffiare sul fuoco già visto nella guerriglia urbana di Bologna, esplosa nella manifestazione organizzata dal sindaco, Matteo Lepore, per chiedere «verità e giustizia». Con un bilancio di 80 poliziotti feriti. Ma tant’è. Le foto dei due morti all’Anpi sembrano una buona idea per promuovere la manifestaziodi Albenga. A postare la locandina sui social era stata la presidente della sezione Anpi di Leca (Savona), dipendente del Comune di Albenga, Ester Bozzano, che ha scritto: «Diamoci tutti appuntamento per il corteo. Diffondete il messaggio e passate parola». Malgrado la bufera politica e gli insulti online, la presidente dell’Anpi ha difeso la propria posizione, sostenendo che «nel nostro Paese non esiste la pena di morte e non può essere applicata da poliziotti sulla strada a loro piacimento. Chi, con una divisa, si permette di fare ciò, dev’essere cacciato e condannato. Non siamo nel Far West». Nessun dubbio quindi, nessuna ricerca di verità, esclusivamente sentenze.

Immediata la condanna del centrodestra: «Il manifesto choc dell’Anpi savonese delegittima le forze dell’ordine, alimentando un clima pericoloso. Basta propaganda contro lo Stato», ha detto la senatrice di Fdi Paola Ambrogio, commissario del partito nella provincia di Savona. Netta la presa di distanza del sindaco, Riccardo Tomatis: «L’amministrazione comunale si dissocia dalla manifestazione e continuerà a promuovere una cultura fondata sul rispetto delle istituzioni, dei diritti e dei doveri di tutti».

Dopo le aspre polemiche e le reazioni indignate bipartisan, l’Anpi ha cancellato il corteo di solidarietà a Fakir, la cui famiglia intanto ha aperto una raccolta fondi ufficiale per sostenere le spese medico-legali e tecnico-scientifiche necessarie a partecipare agli accertamenti e al percorso giudiziario relativo alla sua morte. Nelle primissime ore, tramite passaparola, sono stati superati gli 8.000 euro, con oltre 300 sostenitori. Fakir peraltro, sempre senza nessuna sentenza, è stato «vendicato» anche dai black block a Chiomonte.

E proprio sugli attacchi in Val di Susa, dove i cantieri dell’Alta Velocità sono stati presi d’assalto da centinaia di antagonisti incappucciati, non si registra alcun commento dalla democratica Associazione dei partigiani, sempre pronta a impartire lezioni di democrazia e correttezza. Nessuna parola di solidarietà o vicinanza ai 143 feriti, di cui 85 poliziotti, 48 carabinieri e 10 finanzieri, che sabato hanno dovuto subire la violenza criminale e terroristica dei no Tav contro lo Stato. Sarà perché le battaglie dell’Anpi sono sempre contro i fascisti e tutto ciò che li richiama, anche quando si tratta della rituale pastasciutta antifascista del 25 luglio, in ricordo di quella che Alcide Cerci organizzò per festeggiare la caduta del fascismo. Infatti, l’Anpi di Marsala, fortemente indignata, non ha partecipato al pranzo organizzato a Miliscemi perché vi ha partecipato, invitato dagli stessi organizzatori, un consigliere di Fratelli d’Italia.

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