L’esito dell’istruttoria avviata dal Viminale sugli scontri di piazza dopo la morte di Abderrahim Fakir a Bologna ancora non è arrivato, ma il ministro Matteo Piantedosi non ha dubbi. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, «ha sottovalutato i rischi della piazza».
Per il numero uno dell’Interno, «è stata convocata una piazza da un rappresentante delle istituzioni, in maniera quantomeno inconsapevole. E un sindaco che convoca una piazza e sottovaluta quello che può accadere ha un qualche elemento di gravità», ha detto, ospite di David Parenzo, a L’Aria che tira su La7. Poi ha precisato: «Non dico che il sindaco debba chiedere scusa, ma comunque dovrebbe prendere atto e fare una valutazione, visto che in quella manifestazione sono stati aggrediti dei poliziotti e sfasciati elementi di arredo della città».
«Quando una persona muore nelle mani dello Stato è sempre una cosa che addolora moltissimo, ma che questo si debba tradurre in un atto di sfiducia, convocando una piazza per chiedere verità e giustizia, credo sia una cosa sbagliata», sintetizza.
Piantedosi, con l’occasione, ha anche ricordato che sta per partire il bando di acquisto per 5.000 bodycam come prima dotazione. «Verrà progressivamente estesa in tutti i casi in cui verrà ritenuto opportuno che l’operatività delle forze di polizia sia assistita dalla necessità di documentare».
La risposta di Lepore non si è fatta attendere: «Attaccare me, attaccare i sindaci, non risolverà alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove. Al contrario: le istituzioni che si attaccano a vicenda danno forza a chi si oppone a esse». Severo, ma risentito, aggiunge: «Io continuo a mantenere la mia linea: le istituzioni devono essere unite davanti alle tragedie e devono isolare i violenti. Prendo atto che non c’è la stessa volontà da parte del governo». Infine, cerca di sodalizzare in qualche modo con Piantedosi: «Non so se abbia visto uno striscione, lunedì in piazza Roosevelt, in cui io e lui siamo stati messi sullo stesso piano. Questo avviene perché c’è chi mette le forze dell’ordine, i ministri, i sindaci dalla parte di chi sbaglia, a prescindere». Lepore non si pente però, perché, replicando a Piantedosi, aggiunge: «La nostra città non smetterà mai di chiedere verità e giustizia».
«Convocare una manifestazione per esprimere solidarietà ai familiari di Fakir e chiedere verità e giustizia non è stato un atto irresponsabile, ma un atto di umanità», ha commentato il leader di Avs, Angelo Bonelli. «Le parole del ministro Piantedosi sono gravissime e inaccettabili», attacca ancora. «Associare il sindaco Lepore ai violenti è un’operazione disgustosa, tanto più che la responsabilità di isolare i violenti è propria del ministro dell’Interno».
Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, ha dichiarato: «Dalle immagini emerge una situazione estremamente complessa: gli agenti hanno tentato di calmare il soggetto e sono intervenuti quando il suo comportamento è diventato pericoloso per sé, per gli altri e per gli stessi operatori. In momenti così delicati, prosegue, chi rappresenta le istituzioni (riferendosi a Lepore, ndr) dovrebbe invitare alla calma, non alimentare tensioni. Nessuna manifestazione dovrebbe trasformarsi in un’occasione per aggredire chi è chiamato a garantire la sicurezza pubblica».
Lo scontro politico resta acceso soprattutto sul territorio: «La solidarietà a Matteo Lepore dai sindaci di centrosinistra è male indirizzata e rappresenta l’ennesimo tentativo della sinistra di sottrarsi a una seria riflessione sulle proprie responsabilità politiche e istituzionali», dice Pietro Vignali, segretario regionale di Forza Italia, commentando la lettera con cui diversi primi cittadini hanno difeso il sindaco di Bologna.
Fratelli d’Italia, entrando nel merito, chiama in causa la Regione criticando la gestione sanitaria del caso di Fakir. La vicenda «solleva interrogativi pesanti sulla capacità della sanità regionale di garantire una vera presa in carico delle persone più fragili», aggiunge Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione. Dopo l’accesso al pronto soccorso e la prima valutazione del Centro di salute mentale, il successivo appuntamento fissato per i primi giorni di agosto «lascia molte perplessità. Di fronte a una situazione psichiatrica delicata non bastano una visita, una terapia e un rinvio: servono presenza, monitoraggio e continuità assistenziale». La Regione Emilia-Romagna, secondo la meloniana, «deve fare chiarezza e spiegare se il percorso seguito sia stato adeguato alla gravità della situazione. La salute mentale non può essere gestita con tempi burocratici: chi si trova in una condizione di fragilità deve poter contare su servizi realmente presenti e capaci di intervenire». Questione che accende un aspetto importante: la sanità emiliana non era un modello per le altre Regioni?
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