Sara Funaro, l’unica sindaca d’Italia, di una città d’arte come Firenze, che ce l’ha a morte con i turisti.
Ha dell’incredibile il fatto che Funaro, a maggio, avesse deciso di estendere le nuove limitazioni su chi affitta le proprie case ai turisti, non solo al centro storico ma anche alla periferia (caso unico in Italia), sulla base dei risultati di una ricerca dell’università La Sapienza di Roma, salvo poi dare il via libera agli affitti turistici brevi per gli immobili di Montedomini, un’azienda di servizi alla persona, controllata proprio dal Comune.
Si tratta di una cosiddetta “azienda strumentale”, ovvero un ente in house del Comune che dovrebbe occuparsi esclusivamente di welfare e anziani. Eppure, dai documenti emerge che Montedomini abbia agito come un intermediario turistico, dando in locazione decine di immobili a società, spesso straniere, per finalità di affitto breve.
Prima di invocare crociate ideologiche e puntare il dito contro la “parassitosi” dei cittadini, come la chiama lei, l’amministrazione Funaro dovrebbe rispondere di una gestione del patrimonio pubblico che appare contrastante. La narrazione ufficiale di Palazzo Vecchio è quella di una crociata morale.
Funaro individua il nemico pubblico numero uno negli affitti brevi. Salvo poi fare il contrario per immobili del Comune. Secondo l’ipocrisia della sinistra, le piattaforme digitali sono l’unico problema dell’overtourism, la causa prima dello spopolamento del centro e il mostro che impedisce ai fiorentini di trovare casa. Gli stessi fiorentini che, proprietari di immobili magari lasciati da nonni o genitori, non dovrebbero essere liberi di farne ciò che vogliono.
Tuttavia, se si analizzano le carte amministrative, delibere, interrogazioni consiliari e bilanci delle aziende partecipate, emerge una realtà diversa. Quella che viene spacciata come una missione di salvaguardia sociale è in verità una gestione selettiva della rendita urbana: il Comune fa la guerra ai proprietari di case, salvo poi banchettare indisturbati con i propri immobili.
Il caso diventa politico e sembra più assomigliare a una rissa all’interno del campo largo. Palazzo Vecchio non poteva non sapere. Il regolamento che disciplina le locazioni degli immobili di Montedomini, approvato nel 2010 e quello attualmente in vigore, aggiornato nel 2018, parla chiaro: gli appartamenti si affittano o come abitazioni, con le tutele e le durate classiche delle locazioni oppure per usi diversi da quello abitativo, come negozi o uffici. Punto. Del turismo, degli affitti brevi, delle piattaforme online non ce n’è traccia. Né nella versione originaria né in quella corretta negli anni.
Nessun bando pubblicato dall’Asp ha mai messo tra le opzioni possibili quella turistico-ricettiva. Eppure, nel contratto firmato nel 2023 per i nove appartamenti di via Guelfa 83, assegnati con bando a Limehome, colosso degli affitti brevi, quella possibilità compare.
È il direttore generale a metterla nero su bianco: “…in considerazione dell’ubicazione dell’immobile in zona di elevato interesse turistico…”, si legge nel contratto, “il conduttore può destinare l’appartamento ad uso turistico-ricettivo secondo tutte le modalità extralberghiere previste dalla vigente normativa”. Una facoltà che il regolamento aziendale non prevede in nessun punto, e che compare solo nell’atto finale, quello con cui l’immobile passa di mano.
Non basta. Lo stesso contratto definisce l’oggetto della locazione come “uso abitativo”, formula che dovrebbe garantire tutele e stabilità a chi cerca casa, finalità principe dell’Asp. In pratica, i due articoli si contraddicono da soli: prima si concede l’appartamento come abitazione, poi lo si autorizza a diventare una casa vacanze. E a proposito di clausole disattese: lo stesso contratto vieta al conduttore di installare insegne senza permesso, norma puntualmente ignorata, come dimostrano le targhe “Guelfa Palace” comparse all’ingresso dei palazzi. Poi rimosse.
Come scrive il Corriere Fiorentino, sul palazzo di proprietà dell’Asp Montedomini in via Guelfa 83, trasformato in un alveare per affitti turistici brevi, “il Comune sapeva”, dice il consigliere di Sinistra Progetto Comune (che fa capo a Avs di Nicola Fratoianni), Dmitrij Palagi, dopo aver richiesto un accesso agli atti sull’ente pubblico che in teoria dovrebbe occuparsi di combattere il disagio abitativo, mentre nella pratica affitta molti suoi immobili a privati e agenzie che fanno rendita turistica.
Secondo la ricostruzione di Palagi, “il 23 dicembre 2024 il conduttore di via Guelfa 83 deposita una Scia per l’intero edificio”. La relazione tecnica scrive che le sette unità esistenti, “già destinate a strutture ricettive extra-alberghiere” con sette Cin ottenuti il 30 giugno 2023, “saranno frazionate in 12 unità abitative da destinare sempre a strutture ricettive extra-alberghiere”.
Palagi commenta il paradosso che si è venuto a creare: “Sulla trasformazione di un intero edificio pubblico vincolato in 12 alloggi turistici, che sono sulle piattaforme, gestiti da una catena europea dell’ospitalità, a tariffe fino a diverse centinaia di euro a notte, la giunta dimentica di dire che una parte decisiva di quei dati sta nei protocolli dei suoi stessi uffici dal dicembre 2024. Non accettiamo l’idea che la sindaca e la giunta non sapessero nulla: non si può scaricare ogni responsabilità sugli uffici e sul personale”.
Il consigliere Palagi fa notare che al 77 di via Guelfa “è l’Asp stessa, nel novembre 2025, a depositare una Cila per un alloggio del piano primo, trasformando cucina e sala da pranzo in camere: da 2 a 3 camere con 2 bagni in 99 mq, assetto tipico dell’affitto per stanze, il tutto come manutenzione straordinaria”. Cecilia Del Re, consigliera di Firenze democratica, accusa Montedomini di “gestione inefficiente”.
Curioso che Funaro sia stata vicepresidente di Montedomini proprio negli anni in cui molti di questi contratti potrebbero essere stati stipulati. Ed è qui che la rete del potere locale mostra le sue ombre più oscure: l’attuale presidente di Montedomini, l’avvocato Maurizio Frittelli, condivide il cognome con il mandatario elettorale di Dario Nardella per la campagna del 2019. Un dettaglio che alimenta il sospetto di un sistema di gestione del patrimonio pubblico piegato a logiche di opportunità politica piuttosto che sociale. Ad oggi, Frittelli ha ammesso di non avere un numero certo di questi alloggi e di dover ancora procedere a un “censimento”.
Ma chi vigila su Montedomini? Chiedono le opposizioni e anche la sinistra. Ebbene, il cda di Montedomini, in carica dal 2024, è composto da cinque membri: il presidente Frittelli, appunto, la vice Barbara Cardinali e il consigliere Silvano Di Geronimo, tutti nominati dal Comune. Ci sono poi Giovan Battista Varoli, designato dalla Metrocittà e Andrea De Biasio, indicato dall’Arcivescovo.
Il contratto di via Guelfa 83 è datato 2023, quando c’era ancora la giunta Nardella, Funaro era assessore al Welfare, e il cda di Montedomini era un altro, con Luigi Paccosi presidente.
L’attuale board, con Frittelli, si è insediato solo nel 2024. Ma due figure sono rimaste. La prima è De Biasio nell’organo di governo dell’azienda da prima della firma di quel contratto e vi siede tuttora. La seconda è il direttore generale: a firmare il contratto nel 2023 fu lo stesso dirigente che occupa quel ruolo oggi, la stessa persona, cioè, che si trova ora a dover rispondere di una clausola messa nero su bianco dal suo stesso ufficio.
De Biasio è specializzato proprio nella gestione patrimoniale di strutture ricettive. Dal 2009 è ad della società che gestisce l’Antica Torre di via de’ Tornabuoni, una struttura di lusso. Come ha fatto un consigliere rimasto in carica attraverso due giunte e due board, con una competenza professionale che coincide in modo così specifico con lo scandalo, a non accorgersi, o a non intervenire, su una clausola in contrasto con le regole che l’azienda si è data?
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