Dalla sicurezza all’Ucraina, dal Safe alle critiche di Beppe Grillo al M5s, non mancano le tensioni nell’opposizione. Prosegue, intanto, il botta e risposta a distanza tra il fondatore e l’ex suo Movimento. Dopo aver accusato il partito di avere smarrito identità e diversità, il comico genovese è tornato all’attacco di Giuseppe Conte, affidandosi direttamente all’archivio.
«Sblocchiamo un ricordo», ha scritto l’ex garante sui social, postando un video del 2022 dell’avvocato che confermava il sostegno al governo Draghi a circa un anno dal suo insediamento. «Non possiamo giocare», diceva allora Conte, «nessuno si permetta di dire che il Movimento dice “no” a Draghi. Il Movimento dice “sì” a Draghi, l’ha detto quasi un anno fa quando il Paese era in ginocchio con una grande assunzione di responsabilità, consapevoli del percorso politico che avrebbe comportato, visto che abbiamo perso 40 parlamentari, e oggi il Movimento rafforza il suo sì». Grillo alimenta così la sua accusa: il M5s avrebbe rinunciato alla propria natura originaria, quella di una forza politica nata nelle piazze e sul Web.
«Per Grillo provo rispetto e gratitudine eterna per quello che ha fatto. Ha dato vita a un progetto politico che ha cambiato il panorama italiano», ha reagito la vicepresidente M5s, Vittoria Baldino. «Ma il M5s», ha aggiunto, «ha dimostrato in questi anni di sapersi mettere in discussione, evolversi e maturare. Mi auguro che lo faccia anche lui perché nessuno è esente da errori».
È intervenuto anche Davide Casaleggio, il figlio del fondatore Gianroberto: «Non commento le liti altrui. Dico solo che mentre discutiamo di identità perdute, che hanno fatto venir meno più di due terzi dell’elettorato a un movimento, l’IA sta riscrivendo l’economia. Chi sta lavorando su questo? Nessuno. Ecco la verità perduta, la capacità di pensare al futuro del Paese e non solo alle prossime elezioni».
La base, però, pare ormai legata al nuovo leader, viste le critiche con cui ha bollato il video diffuso dall’ex comico. Molti utenti lo accusano di essere sleale e di pubblicare un filmato senza contesto. Altri ricordano che il sostegno a Draghi fu appoggiato dallo stesso Grillo dopo averlo incontrato: «Mi aspettavo il banchiere di Dio, invece mi sono trovato davanti un grillino», aveva detto al termine del colloquio. Nessuno ipotizza, considerati i tempi, l’uscita di Grillo come una possibile sponsorizzazione del suo ex tribuno Alessandro Di Battista, da sempre antisistema, che sarebbe pronto a creare un suo partito e diventare un «Vannacci di sinistra», creando problemi al già problematico campo largo.
Ieri, per esempio, sui social, Filippo Sensi del Pd ha scritto: «Complimenti per il timing. Mentre Kyiv brucia sotto i missili russi. Manco Vannacci», commentando l’intervista sul Foglio in cui Angelo Bonelli, Avs, diceva: «Basta armi all’Ucraina». La sintesi nel campo largo su questo tema non pare raggiunta, anche se Nicola Fratoianni, co-leader di Avs, in un’altra intervista affermava: «Mi pare che sul 99% delle questioni, compreso il tema del riarmo, siamo già d’accordo. Resta aperta la questione sull’invio delle armi all’Ucraina». E poi c’è il Safe. Pd, M5s e Avs devono allineare le loro posizioni.
I dem non sono contrari, anche perché è lo strumento che più si avvicina all’ipotesi di coordinamento della difesa europea. E soprattutto i riformisti non accetterebbero un eventuale cambio di linea della segreteria Elly Schlein. M5s e Avs, invece, sono contrari alla spesa in armi in senso assoluto, anche tramite il Safe.
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