Schlein, ti presento la realtà: Valditara e l’Isis non sono la stessa cosa
Elly Schlein (Ansa)

L’ideologica battaglia contro la legge cosiddetta Valditara che prevede il consenso informato dei genitori quando a scuola dei propri figli si affrontano temi educativi delicati come educazione sessuale e alla affettività, continua a turbare i sonni della segretaria del Partito democratico, al punto che è arrivata ad utilizzare perfino l’attentato terroristico del 25 luglio al Pride di Berlino per rianimare la sterile polemica contro il ministro.

A dire di Elly Schlein, il fatto di aver vietato l’educazione sessuo-affettiva nella scuola d’infanzia e primaria e di averla prevista solo con il consenso dei genitori nella scuola secondaria è un atto che va nella direzione di una mancata prevenzione nei confronti di atti violenti come quelli di cui è stato oggetto il Pride di Berlino.

A parte il fatto che è stata accertata la natura jihadista dell’evento, con legami alla setta criminale dell’Isis, evocare un legame fra il tragico fatto e la legge del 4 giugno 2026 è proprio arrampicarsi sui vetri con le mani sporche di marmellata. La realtà del servizio educativo della scuola nel nostro Paese va nella direzione esattamente opposta: si sta incentivando sempre di più un’attenta educazione alla legalità, al rispetto, alla dignità di ogni persona, al contrasto ad ogni violenza e per qualsiasi motivo. Insomma, un’educazione civica fondata sui valori espressi dalla nostra Costituzione.

La legge sul consenso informato non vieta nulla di tutto ciò, ed è una legge di profonda natura democratica che lascia libertà di scelta a chi è titolare di tale diritto sulla base dell’articolo 30 della Costituzione: «I genitori hanno il dovere e il diritto di istruire ed educare i figli».

Nulla di più democratico e perfettamente coerente con la Costituzione. Sempre arrampicandosi sugli specchi, Elly Schlein persegue una condotta quantomeno contraddittoria. A proposito dei vergognosi atti di delinquenza cui abbiamo dovuto assistere a proposito dei No Tav in Val di Susa – con più di 100 feriti fra le forze dell’ordine, servitori dello Stato che rischiano salute e vita per garantire la sicurezza e la legalità, con stipendi certamente non adeguati ai rischi che corrono – la segretaria del Pd ha lanciato l’appello a «non strumentalizzare» l’evento a vantaggio della legge 54/26, nota come «Legge sicurezza», considerata legge liberticida e da «stato di polizia».

Siamo alla solita cattiva abitudine dei «due pesi e due misure»: i delinquenti della Val di Susa non vanno strumentalizzati, mentre è assolutamente opportuno strumentalizzare il fatto di terrorismo jihadista per attaccare una legge che non c’entra proprio nulla con il tema della violenza. La libertà di scelta educativa va osteggiata, ma la libertà di manifestazione – principio sacrosanto e indiscutibile – va strumentalmente evocato se qualcuno osa alzare la mano per dire tutto il proprio orrore di fronte ai fatti della Val di Susa. È la solita vile strategia per cui da una parte ci sono, al massimo, «compagni che sbagliano», mentre dall’altra c’è sempre e incondizionatamente lo Stato repressivo, violento e fascista. È amaro ammetterlo, ma gli «anni di piombo» non hanno insegnato proprio niente.

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