silvia salis genova
Il sindaco di Genova Silvia Salis (Ansa)

Lei si chiama Silvia Salis ed è il sindaco di Genova, anzi «la sindaca» come piace definirsi. Anche se a Genova l’idillio è terminato per l’evanescenza della ex atleta rispetto alle istanze del capoluogo ligure, dalle tasse (la Salis le sta aumentando tutte) alla sicurezza, passando per la spazzatura. Lui invece è Marco Macri e fa il vigile del fuoco a Genova, città dove vive.

La Salis sta sui social per promuoversi, in Italia e all’estero, forse nella speranza di uscire da Genova destinazione Roma, ma nei palazzi che pesano (il parlamento è un po’ poco diciamo).

Macri sui social ci sta per denunciare tutte le volte che può le ingiustizie, le omissioni, i ritardi e il sostanziale disinteresse che vivono coloro che hanno una disabilità o le famiglie che, come Marco, hanno un figlio disabile. Sia la Salis che Macri sono di sinistra. O almeno credo. Ma nel caso di Marco, poco importa perché tanto randella a destra e a manca senza guardare in faccia a nessuno: contro il governo nazionale o contro la regione o contro il comune e contro chiunque non si accorge delle battaglie che ogni giorno loro devono combattere «gli esclusi». Battaglie che Marco Macri porta alla conoscenza dei nostri lettori quando scrive le sue lettere, una delle ultime sull’approvvigionamento difficoltoso di alcuni farmaci salvavita.

La denuncia di un padre contro la burocrazia

Stavolta, il suo sfogo, lo prendo in consegna io nella speranza che la Salis si ricordi, tra un viaggio e l’altro, che il sindaco è a capo anche della macchina comunale. Così se i post di «Genova inclusiva», l’associazione fondata da Macri, non le arrivano, ci proviamo a fare noi da messaggeri. Con l’avvertenza che il racconto di Marco è una testimonianza che tutti dovrebbero leggere e fare proprio non fosse altro per capire parte della quotidianità delle famiglie con figli o coniuge disabile. «Esistono due Italie. Quella raccontata nei convegni sull’inclusione, nelle conferenze stampa, nei manifesti istituzionali e nelle campagne sulla disabilità. E poi c’è quella reale, dove una persona con disabilità grave deve dimostrare di sapersi adattare ai tempi della burocrazia». Così parte il resoconto di una delle tante vicende che Macri infila nelle chat whatsapp delle persone che ha in rubrica, senza distinzione tra destra e sinistra. Io sono nella sua rubrica e non passa settimana senza una denuncia o una proposta o una provocazione (come quando voleva proporre alle squadre di calcio di destinare un euro di ogni biglietto per la disabilità. Folle? Sì, forse, ma perché non provarci?).

La storia che ci presenta Macri, nel leggerla, sembra pesare meno dei grandi temi legati alla disabilità che finiscono sui giornali e dei quali discutiamo. Invece pesa parecchio perché fa parte di quella somma di fatti quotidiani per cui le famiglie si sentono sole, nel senso di non capite. Ecco, quando parli con questo papà, ti rendi conto di quanto siano faticose da gestire e da sopportare quelle «cose da niente». E allora, cara sindaca Salis, lei che col lancio di cose pesanti ci ha costruito una carriera vincente, provi a dedicare qualche minuto in più – meglio se senza telecamere: sarebbe più credibile – per alleggerire il fardello di queste famiglie. Legga questa storia di un oggi che non ha un tempo definito perché tante questi fatti accadono sempre.

L’attesa all’anagrafe e la crisi del ragazzo

«Oggi, presso l’Ufficio Anagrafe, […] una madre si presenta con il proprio figlio, persona con disabilità grave e non autosufficiente, accompagnato dall’assistente che quotidianamente lo supporta. Non è una visita di cortesia: deve semplicemente rinnovare la carta d’identità. Il ragazzo soffre di importanti problematiche comportamentali. Restare in un ambiente chiuso, attendere a lungo, gestire rumori e persone, per lui non è una questione di pazienza. È una condizione che può trasformarsi rapidamente in una crisi. Circostanza già rappresentata agli uffici anche in passato. Per questo, prima di recarsi all’Anagrafe, la madre si informa e riceve rassicurazioni sulla possibilità di presentarsi in mattinata. Arrivati sul posto, però, la risposta cambia: bisogna prendere il numerino e attendere il proprio turno. Come tutti. Peccato che la disabilità grave non funzioni a numeri progressivi».

E infatti quel che accade nell’ufficio nei minuti successivi è l’esatto svolgimento di una scena che, se la burocrazia fosse stata… meno burocratica, si poteva evitare, soprattutto per il bene del ragazzo e della madre. «Durante l’attesa il ragazzo si getta più volte a terra, tenta ripetutamente di uscire dall’ufficio e vive un evidente stato di agitazione. La madre e l’assistente cercano di gestire una situazione sempre più difficile davanti agli occhi di tutti. […] A risolvere la situazione non è stata l’amministrazione, ma un cittadino, che con un gesto di semplice civiltà ha ceduto il proprio turno».

Già, comprensione e buon senso. Anche se non si può sempre tirare a campare sperando nella solidarietà altrui. Infatti la storia non finisce così, con questo bel gesto.

«La sua presenza non era necessaria»

«Il dettaglio più emblematico arriva però dopo. Una volta iniziata la pratica, l’operatore comunica che la presenza del ragazzo non è più necessaria: era sufficiente il riconoscimento visivo iniziale. Tradotto: tutta quella lunga attesa avrebbe potuto essere evitata o ridotta al minimo con un’organizzazione diversa. Ed è proprio questo il punto. Nessuno pretende privilegi. Si chiede soltanto che il principio dei ragionevoli accomodamenti previsto dalla normativa non resti uno slogan buono per i convegni, ma trovi applicazione anche dietro lo sportello di un ufficio pubblico».

Ecco, proprio perché i bei gesti non bastano, occorre che il sindaco si ricordi di essere «il primo cittadino» che guida una macchina amministrativa. La Salis, così attenta alla propria immagine, magari avrebbe potuto ascoltare questi genitori, potrebbe dare delle indicazioni precise. Sono certo che, dopo aver letto questa storia, la sindaca dalle belle speranze affronterà la situazione meglio delle emergenze, dalla spazzatura alle tasse, dal porto alla sicurezza, dalla viabilità alla tenuta della maggioranza.

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