La mobilitazione era stata annunciata per ieri mattina: «Vogliamo rompere l’assedio» avevano scritto i no Tav sui loro canali, invitando a «uscire insieme dal presidio di Venaus» e a «far girare la testa» alle forze dell’ordine.
L’iniziativa però non si è concretizzata. Usciti da quattro giorni di non campeggio a Venaus, sorvegliati giorno e notte dai reparti antisommossa della Digos, i militanti no Tav hanno però messo in scena l’ultima provocazione bloccando il traffico sulla provinciale per Susa, e mettendosi poi a ballare sulla strada davanti alla polizia sulle note del tormentone «Mueve la colita» (Muovi il sedere): «Dedichiamo il nostro ballo al prefetto di Torino».
Le ordinanze del prefetto dopo gli scontri di Chiomonte
Era stato infatti un divieto prefettizio a non consentire agli antagonisti i quattro giorni di campeggio a Susa e successivamente anche a Venaus imponendo restrizioni sul possesso di oggetti atti a travisare il volto o sull’accesso alle aree vicine ai cantieri. Misure necessarie per garantire la sicurezza dopo gli scontri di sabato scorso al cantiere della Torino-Lione, culminati nell’assalto al sito di Chiomonte con 124 appartenenti alle forze dell’ordine feriti e danni quantificati in un milione di euro alle strutture e ai mezzi presenti nel cantiere.
La stessa premier Giorgia Meloni, visitando il cantiere dopo l’assalto, aveva parlato di «una scena di guerra, la scena di una presunta contestazione. Ma questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata. Noi faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro perché uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere». Dopo le ordinanze del prefetto di Torino Donato Carfagna il movimento aveva comunque deciso di trasformare il non campeggio in un presidio diffuso, senza evitare di denunciare una strategia di controllo politico e un nuovo reato di «evocatività».
E così nel non campeggio niente tende singole ma un enorme tendone con i colori della bandiera della Palestina, piazzato sui terreni privati accanto al presidio di Venaus. Per la mancata manifestazione di ieri mattina avevano invitato anche gli abitanti del luogo, un appello per dimostrare il sostegno dei valsusini, che negli ultimi giorni è stato meno forte rispetto al passato, anche alla luce delle violenze e delle tensioni di una settimana fa: «Invitiamo chi non può venire a mostrare la sua solidarietà no Tav, a stendere un telo o mettere una bandiera fuori dalla propria casa o luogo di lavoro».
Identificati 120 attivisti, molti arrivati dalla Francia
Ieri, prima di lasciare il bivacco, 120 militanti no Tav, tra cui molti francesi, sono stati identificati uno ad uno dalla Polizia schierata in antisommossa che ha filmato volti e documenti degli occupanti delle auto, una trentina, ha dato una rapida occhiata negli abitacoli, poi ha lasciato passare. Le uscite della provinciale 210 verso Susa e Mompantero erano presidiate dal reparto mobile schierato, che ha fatto transitare solo le persone identificate, che sono circa centoventi.
Un ulteriore sbarramento di polizia ha successivamente impedito alla carovana, che ha lasciato Venaus, l’accesso all’autostrada Torino-Bardonecchia. A Prefettura e Questura è arrivato il ringraziamento del vicecapogruppo di FdI alla Camera dei deputati Augusta Montaruli per l’enorme operazione di identificazione svolta in Val Susa. «È ormai dimostrato che la violenza no Tav è proporzionale alle loro iniziative contro il cantiere e ciò rafforza l’idea di limitarle fino ad impedirle, specialmente quelle il cui giro d’affari supera il milione di euro richiamando migliaia di individui. La linea ferma di Giorgia Meloni paga. Chi ha devastato non può colpire con la scusa neppure del campeggio».
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