Le dichiarazioni di Giuseppe Conte sul no alle armi all’Ucraina e sulle primarie mettono in difficoltà gli alleati e il campo largo si ritrova ad affrontare l’ultima spaccatura tra critiche e polemiche.
Domenica, intervistato alla manifestazione PiazzAsiago, Conte ha spiegato che al prossimo voto il M5s non voterà il sostegno militare a Kiev «che mi sembra abbia un arsenale militare super attrezzato» e il nodo Ucraina «lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere agli italiani. E se dovessi essere io vincente, il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale. Una soluzione che tuteli al massimo gli interessi dell’Ucraina che è il Paese aggredito».
Immediata la replica di Filippo Sensi, senatore Pd riformista: «Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un’agenda filorussa e giocando allo sfascio. Non ci riuscirà. Dovrà fare pippa».
«Non funziona così», replica secca Elly Schlein, «prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito. Ma adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi, concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete, come quella che abbiamo firmato tutti sul congedo paritario, per sostenere milioni di famiglie italiane con cinque mesi pagati al 100% per entrambi i genitori». Per Alessandro Alfieri, responsabile Riforme della segreteria Schlein «sarebbe un grave errore affidare alla battaglia delle primarie temi delicati come la politica estera. Credo che chi si candida a guidare il Paese deve saper unire e che temi così delicati, su cui si costruisce la credibilità di una coalizione di governo, debbano essere affidati al confronto tra i partiti che trovano punti di sintesi avanzati nel programma che ci deve poi unire tutti».
E Carlo Calenda, leader di Azione, si rivolge proprio agli esponenti dell’area riformista dem: «È ora che i riformisti Pd vengano a costruire con noi il polo europeista di centro. Mi pare che sia il momento di prendere atto che la linea politica di Conte è incompatibile con quella dei riformisti del Pd. L’appoggio all’Ucraina dovrebbe essere una precondizione alle primarie». E bolla come «buffonata» la capacità di Conte di «imprimere una svolta negoziale». «Meloni è prigioniera di Vannacci, così come Schlein è prigioniera di Conte. Noi siamo liberi da populisti proputiniani e cialtroni vari. Questa è la differenza sostanziale», insiste Calenda.
Raccoglie la sfida di Conte il leader di Italia viva, Matteo Renzi: «Le nostre idee si difendono ai gazebo, non coi proclami. Noi siamo pronti alle primarie. E soprattutto vogliamo vincere le secondarie per evitare Meloni al Quirinale, Salvini al Viminale e Vannacci premier. In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull’economia, la politica estera, l’energia. Le primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche. Andiamo alle primarie e che vinca il migliore. Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma è una presa in giro».
Risponde su X la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno: «Matteo, il problema non sono le primarie. Il problema è cosa si porta dentro una coalizione e quali confini politici e morali ci si dà. In tutte le democrazie esistono culture progressiste diverse. Ma in nessuna democrazia seria si considera normale mettere ai voti se sostenere un aggredito o favorire un aggressore. Non possono essere le primarie a stabilire o rimuovere le linee rosse della difesa della libertà, della democrazia e dello stato di diritto. Il pluralismo è una ricchezza. L’ambiguità sui principi fondamentali no. Le primarie possono scegliere una leadership, non cancellare incompatibilità politiche profonde. Prima ancora del candidato serve chiarezza sul progetto. Perché non basta vincere le elezioni: bisogna sapere per fare cosa e con chi».
Osserva Nicola Fratoianni, Avs, alleato del campo largo: «Le primarie, o le eventuali primarie, non possono diventare lo strumento che stabilisce il programma. Non siamo mica nel presidenzialismo». «Ad Alleanza Verdi e Sinistra interessano i programmi, non le persone» aggiunge il portavoce Angelo Bonelli mentre per il segretario di Più Europa, Riccardo Magi «una campagna elettorale sul disarmo di Kiev vuol dire armare Putin e allontanare una pace giusta».
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