Il caos regna sovrano tra i leader della sinistra, che non riescono a mettersi d’accordo su niente. Non esiste un programma condiviso, non riescono a decidere come fare le primarie e quali siano le regole da seguire. Intanto si moltiplicano i candidati (siamo arrivati a sette) che vogliono spartirsi la torta.
Tra questi il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che ha manifestato la propria disponibilità a correre, innescando un’altra bomba all’interno del suo partito, dove alcuni esponenti di punta prediligono il ricorso a figure esterne. C’è chi chiede addirittura l’azzeramento della segreteria, come il presidente Matteo Hallissey e il deputato Benedetto Della Vedova, che minacciano: se correrà alle primarie lo farà a titolo personale, non a nome di Più Europa (ferma al 2,9% delle politiche del 2022).
Poi c’è il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che spinge per un modello di campo largo in salsa partenopea come esempio nazionale, prendendo spunto dalla sua esperienza amministrativa che mette insieme le diverse forze progressiste legandole ai temi del lavoro, della casa, della salute e delle disuguaglianze. Quindi nessun veto sulle primarie, ma prima vengano i contenuti.
Ragionamento che trova l’appoggio della segretaria del Pd, Elly Schlein, la quale si sgola per cercare di ficcare nella testa dei suoi che prima di ogni cosa ci vuole un programma condiviso, affinché chi esca vincitore dai gazebo possa essere una voce autorevole a guidare l’intera coalizione, non solo il proprio partito.
Conte e Schlein si dividono sulle primarie
Giuseppe Conte invece scalda i motori. Anzi, ha già fatto alcuni giri di ricognizione della pista, sicuro com’è di spuntarla su Elly in caso di primarie. Si muove già da candidato in pectore, facendo leva sull’esperienza dei due governi. Per questo punta tutto sul turno unico, che lo favorirebbe, ringalluzzito da una serie di sondaggi che lo vedrebbero in vantaggio.
Lei non cede di un millimetro e non ci pensa nemmeno a farsi fare le scarpe (senza tacco) da Giuseppi. Tra i dem c’è la certezza che in uno scontro a due la segretaria non avrebbe rivali, quindi Schlein chiede il doppio turno con ballottaggio, che ha un solo precedente: quello che portò alla sfida tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani, vinte da quest’ultimo.
Il motivo di questa scelta è strategico. Al primo turno Schlein troverebbe l’appoggio dei voti di apparato della Cgil di Maurizio Landini. Perciò concentra tutte le sue forze sulle feste dell’Unità (giornale che vorrebbe anche comprare) e prende parte a tutte le iniziative del sindacato rosso. All’eventuale secondo turno, poi, interverrebbe la volpe Renzi che, come suo solito, sta con i piedi su almeno tre staffe, con il quale Schelin avrebbe stretto un patto di non belligeranza. Anche se sopraggiungesse l’incognita del sindaco di Genova, Silvia Salis, tanto amata dall’ex rottamatore rottamato e vista come la nuova eroina della sinistra, in caso di sconfitta al primo turno, Schlein è convinta di recuperare questi voti al ballottaggio proprio con il sostegno di Renzi.
Schlein punta sul doppio turno e sull’albo
Dal Nazareno i padri nobili del Pd mugugnano dicendo che è già difficile far votare gli elettori a un turno, figuriamoci a due, sperando in un passo di lato dei leader di partito. Inoltre, Schlein, dimenticandosi come è diventata segretario, vorrebbe mettere dei paletti proponendo la creazione di un albo certificato, da verificare tramite Spid. Ciò per impedire che gli elettori di centrodestra possano votare alle primarie. Conte, invece, punta su primarie aperte a tutti con l’opzione del voto online, per il quale il M5s è ben organizzato attraverso le sue piattaforme.
Da Piccolotti a Ruffini, la lista dei candidati
In gioco entrano anche, per Avs, la deputata e consorte di Nicola Fratoianni, Elisabetta Piccolotti, l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che a ottobre lancerà il suo movimento Più Uno, mentre Alessandro Onorato se ne esce con Progetto civico Italia.
Manca un progetto politico credibile, che questa pletora di nuovi nomi non favorisce. Il rischio è quello di fare la fine dei sette piccoli indiani.
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