Dopo gli addetti ai lavori, i cittadini. A Bologna la scelta dell’amministrazione comunale di imporre il limite di 30 chilometri orari in molte aree della città si sta ora scontrando con un rifiuto generalizzato. Alle rimostranze delle categorie che più di tutte sono coinvolte da una decisione che scimmiotta quella presa (e altrettanto contestata) da alcune grandi capitali europee come Parigi o, in Italia, da Milano (senza peraltro benefici conclamati per gli abitanti), si sono ieri aggiunte le proteste dei cittadini comuni.
Questi ultimi, infatti, ieri nel tardo pomeriggio hanno partecipato in buon numero alla manifestazione, di fronte a Palazzo D’Accursio, indetta dalle opposizioni politiche e dalla parte di società civile contraria alla scelta dei dem al timone del Comune (alcuni si sono presentati con la maschera del presidente argentino Javier Milei e con una smerigliatrice in mano, ndr), che a sua volta fa seguito al corteo spontaneo degli Ncc di mercoledì scorso e alle petizioni online.
Inoltre, ci sono già alcuni indicatori che testimoniano quanto il rallentamento a passo d’uomo stia di fatto danneggiando utenti dei mezzi pubblici e lavoratori. Questo ha comportato anche la protesta di un settore che difficilmente nega il proprio appoggio alle scelte della politica di centrosinistra, e cioè il sindacato: la Uil Trasporti locale, infatti, ha già operato una serie di rilevazioni sull’impatto che la «Zona 30» sta avendo nei primi giorni, constatando che questa sta determinando un ritardo medio di 23 minuti sulla precedente tabella di marcia delle corse dei mezzi pubblici. Se a questo si aggiunge il danno causato dal rallentamento a chi guadagna in base alla frequenza delle corse, come tassisti e Ncc, si comprende come la protesta e la richiesta alla giunta felsinea di tornare sui propri passi e lasciare il limite di legge a 50 chilometri orari stia riscuotendo sempre più fautori.
Ma la cosa più rilevante, su questo fronte, è la netta posizione contraria assunta dal ministro per i Trasporti, Matteo Salvini, che si è schierato a difesa dei cittadini e delle categorie di lavoratori danneggiati dalla zona 30 prima con una nota del ministero e poi con delle dichiarazioni personali. «Il limite di 30 km orari in tutta la città di Bologna», hanno osservato dal Mimit, «non appare una scelta ragionevole perché i problemi per i cittadini (in particolare per i lavoratori) rischiano di essere superiori ai benefici per la sicurezza stradale che resta comunque una delle priorità assolute per il ministro Matteo Salvini. Il dicastero», hanno aggiunto, «è pronto ad avviare un confronto immediato con l’amministrazione bolognese per verificare soluzioni alternative e prevenire forzature e fughe in avanti che poi rischiano di essere smentite anche dai giudici, come già successo a Milano a proposito dell’obbligo per i mezzi pesanti dei dispositivi per l’angolo cieco».
Poi, nel corso della giornata, Salvini ha aggiunto altre considerazioni critiche: «In queste ore c’è un dibattito surreale a Bologna in cui il sindaco ha deciso che si vada solo a 30 km all’ora. Nel dispositivo ho letto che grazie a questo si sente meglio il canto degli uccellini. Ora», ha proseguito, «io credo che il diritto al canto degli uccellini debba essere contemperato al diritto al lavoro di centinaia di persone, perché multare chi va a 36 chilometri all’ora non vuol dire tutela dell’ambiente».
Compatto tutto il centrodestra cittadino, con la Lega capofila della protesta ma anche Fdi è sugli scudi. Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura ed ex-candidata alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, ha dichiarato che «l’introduzione del limite dei 30 chilometri orari su tutta la città rischia di creare problemi insormontabili per chi vive Bologna, come dimostrano le decine di migliaia di firme raccolte. Voci che il sindaco Matteo Lepore non vuole ascoltare». Sul versante Fdi ha detto la sua il capogruppo in consiglio comunale Stefano Cavedagna che, a nome di tutta l’opposizione, ha preannunciato una raccolta firme per interpellare sulla questione i bolognesi: «Il limite dei 30 km orari in tutta la città», ha detto, «non salva le vite dei bolognesi, che sono messe a rischio dai comportamenti spericolati degli automobilisti e dal mancato rispetto dei limiti già esistenti di 50 km orari. Bisognerebbe rispettare e far rispettare questi limiti».
Al pressing dell’opposizione, dei lavoratori e dei sindacati, il sindaco della città, Lepore, replica difendendo le «scelte coraggiose» come quella della zona 30 e dicendosi «disponibile a discutere con il ministro Salvini», per poi accusare, però, quest’ultimo e tutto il centrodestra di mettere in giro «fake news» e di avere messo in piedi un «circo mediatico».
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