• Il 5 settembre suona la campanella nelle aule bolzanine, poi tocca alle altre regioni. Avvio d’anno difficile tra obblighi flessibili, corsi non fatti ed edifici a rischio. Per 8 milioni di studenti parte il valzer dei supplenti.
  • Condannato il ministero che voleva chiudere quattro plessi scolastici basandosi sulla violazione di una norma abrogata.

Lo speciale contiene due articoli.

Presidi che mancano, assunzioni in ritardo, la metà degli edifici dove i ragazzi studiano da mettere in sicurezza. E poi, naturalmente, quell’obbligo vaccinale che il governo di Giuseppe Conte intende trasformare in «obbligo flessibile» e che lascia ancora nel limbo migliaia di famiglie. Manca ormai una manciata di giorni all’inizio del nuovo anno scolastico, che verrà ricordato come uno dei più difficili degli ultimi tempi. I primi a tornare sui banchi saranno gli alunni della provincia autonoma di Bolzano, per i quali la campanella suonerà il 5 settembre. Si parte invece cinque giorni dopo in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Basilicata e Abruzzo. Da segnare sul calendario è il 12 settembre per gli alunni di Campania, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto, Lombardia, Umbria e provincia autonoma di Trento. Che precedono di un giorno quelli del Molise. Al via il 17 settembre la scuola per Marche, Toscana, Lazio, Sardegna, Emilia Romagna, Calabria e Liguria. Gli ultimi saranno gli alunni pugliesi, per i quali l’inizio delle lezioni è stato fissato per il 20 settembre. Insomma, manca ormai davvero poco per i circa 8 milioni di studenti del nostro Paese. Ma la scuola, quest’anno più che mai, sembra non essere pronta per accoglierli. Sono due le incognite che, su tutte, rischiano di trasformare l’avvio dell’anno scolastico in una difficile corsa a ostacoli: il caos vaccini e quello delle nuove assunzioni.

In queste settimane migliaia di presidi e genitori sono alle prese con un rebus: i bambini che al primo giorno di scuola non presenteranno il certificato vaccinale potranno entrare in classe? Per il momento fra i dirigenti sembra prevalere la linea dura: «Allo stato delle cose, se non verrà presentato all’inizio dell’anno scolastico il certificato di avvenuta vaccinazione della Asl, non potremo permettere la frequenza dei bimbi a scuola, a nidi e materne». Insomma, per loro vale ancora quanto stabilito dalla legge dell’ex ministro Beatrice Lorenzin. In attesa che venga approvato l’11 settembre alla Camera il decreto milleproroghe che rinvia di un anno l’obbligo dei vaccini per l’iscrizione a materne e nidi. Insomma, se il nuovo governo non dovesse intervenire entro l’inizio del nuovo anno scolastico i bambini da zero a 6 anni senza le dieci vaccinazioni obbligatorie (polio, difterite, tetano, epatite b, pertosse, haemophilus influenzae di tipo b; morbillo, rosolia, parotite e varicella) resteranno fuori dai nidi e dalle materne fino all’ottemperamento dell’obbligo. Gli studenti da 6 a 16 anni potranno invece entrare, ma alle loro famiglie saranno elevate multe da 100 a 500 euro. Ma su questo scenario grava un’altra incognita, ovvero l’autocertificazione. Una misura già prevista dalla legge Lorenzin, prorogata da una circolare emessa dal nuovo ministro della Salute, Giulia Grillo, ma contestata dai dirigenti scolastici. Insomma, al momento a essere certi dell’inizio della scuola sono solo i genitori in possesso del certificato. Per tutti gli altri è ancora il caos a regnare sovrano.

Il secondo grande nodo riguarda le nuove assunzioni, già autorizzate ma ancora in pesante ritardo. Per questo molti studenti potrebbero veder arrivare un supplente al posto del docente di ruolo. La questione potrebbe infatti non sbloccarsi in tempo: benché gli uffici scolastici regionali abbiano dato il via libera ai nuovi insegnanti, molti di loro non hanno ancora completato i percorsi Fit, ovvero la formazione iniziale e tirocinio. Quindi non sono pronti né hanno i requisiti per salire in cattedra. E i problemi non finiscono qui, perché procede a singhiozzo anche la regolarizzazione degli insegnanti a tempo indeterminato. Ovvero l’immissione in ruolo dei vincitori del concorso 2016 e anche dei partecipanti ai Fit, cioè i docenti abilitati della scuola secondaria inferiore e superiore che sostengono il concorso non selettivo. In diverse regioni le procedure stanno andando a rilento per mancanza di personale. Se la situazione non si dovesse sbloccare entro il 31 agosto, le cattedre disponibili potrebbero essere coperte ancora una volta da supplenti annuali.
Sicurezza che manca

Specialmente dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, l’attenzione del governo è dedicata alla sicurezza degli edifici scolastici. In Italia c’è un patrimonio edilizio scolastico composto da circa 40.000 istituti che fa capo agli enti locali. In gran parte si tratta di edifici costruiti prima del 1970. Di questi, quasi il 40% non possiede il certificato di collaudo statico, più del 50% non ha quello di agibilità/abitabilità e di prevenzione incendi. Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha intenzione di partire subito: «Ancora prima della tragica vicenda di Genova, avevamo già stanziato 7 miliardi per la messa a norma degli edifici scolastici: li ho trovati e adesso li stiamo utilizzando. Dobbiamo innanzitutto mettere a norma gli edifici scolastici, con il documento valutazione dei rischi e la certificazione degli impianti elettrici e termici in maniera che siano sicuri. Questo deve essere il primo passo. Abbiamo scovato le risorse e saranno le prime; poi ne verranno altre».

Su un inizio anno già complicato grava infine un’altra tegola: l’assenza di un numero adeguato di dirigenti scolastici. Secondo il sindacato Udir, il primo settembre una scuola su quattro potrebbe riaprire senza il preside. Si tratta in totale di circa 2.000 istituti. I casi più eclatanti sono segnalati in Sardegna e Friuli Venezia Giulia dove sarà in servizio solo il 60% dei dirigenti. Da parte sua, il sindacato ribadisce che «la soluzione deve essere tempestiva: bisogna semplificare le procedure di selezione e formazione del nuovo concorso in atto e, inoltre, è necessario riaprire una procedura riservata ai ricorrenti del 2011, per evitare l’annullamento del corso riservato svoltosi nel 2015, quando si pronuncerà la Consulta in autunno sulla Buona Scuola». Insomma, i problemi da affrontare sono moltissimi. Come ammette lo stesso ministro Bussetti: «Dobbiamo rivedere tutto un sistema che in questo momento ha tante posizioni da chiarire. Sono in arrivo nuovi concorsi, sia per il reclutamento degli insegnanti sia per l’assunzione del personale amministrativo. Noi ce la stiamo mettendo tutta».


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