Spesi miliardi per sieri poco efficaci. Ma il vaccino dell’Iss resta al palo
Il preparato italiano immunizzerebbe per anni. Però il ministero non lo finanzia.

Nel novembre 2020 Maurizio Federico combatteva per la salute di sua figlia Lisa, deceduta a 17 anni in seguito a un trapianto di midollo osseo al Bambino Gesù di Roma. Ma non solo. Il padre della giovane vittima è infatti anche un ricercatore dell’Istituto superiore di Sanità.

Il dramma familiare non gli impedì di continuare il suo fruttuoso lavoro scientifico, riuscendo a sviluppare un vaccino che sembrerebbe funzionare e, rispetto a quelli attualmente disponibili, avrebbe degli importanti vantaggi: potrebbe far sviluppare un’immunità di lunga durata, fino a 16-17 anni, resistendo anche alle varianti e, non basandosi sulla tecnologia a mRna, causerebbe minori effetti indesiderati.

Il vaccino di Federico, sviluppato per tutti i virus respiratori, si basa infatti su un principio diverso da quello utilizzato per gli altri vaccini attualmente in commercio, ovvero l’immunità cellulare indotta dai linfociti CD8 T. Non è tutto. Come noto, i prodotti attualmente disponibili lavorano sulla proteina S, la quale però cambia a seconda delle varianti. Federico, invece, si focalizza sulla proteina N, che è presenta in tutte le varianti.

Il ricercatore italiano ha deciso di muoversi in questa direzione dopo aver studiato i dati disponibili sul Sars-Cov-1, i quali mostrano alcuni particolari molto interessanti. A distanza di circa 16 anni dal contagio, infatti, ci sono persone che sono ancora immuni dal virus progenitore di quello attualmente in circolazione.

I risultati ottenuti grazie a questo approccio sono molto incoraggianti.

Gli esperimenti di laboratorio mostrano che il vaccino italiano consente lo sviluppo di una memoria immunitaria a livello dei polmoni, cosa che eviterebbe tantissimi casi di malattia grave. Inoltre, l’ipotesi che il nuovo prodotto garantisca una resistenza al virus di lunga durata sembra potersi concretizzare.

La Verità, già un anno fa, si era occupata degli studi di Federico che, nell’intervista in onda stasera nel programma 1984 di Francesco Borgonovo su Byoblu, ribadisce i buoni risultati ottenuti, che però continuano a rimanere in un cassetto. Dopo la sperimentazione animale, infatti, il progetto si è fermato. Per continuare, spiega Federico, e verificare se i risultati ottenuti con i topi sono riproducibili negli umani, servono soldi: 3 o 4 milioni di euro, circa.

Una somma relativamente bassa, se consideriamo (ipotizzando, dato che i contratti sono segreti) le cifre date a Big Pharma per gli attuali vaccini dall’Ue. Ma questi finanziamenti non sono mai stati forniti ai ricercatori dell’Iss, che ora si trovano su un binario morto. «Oltre al denaro, sarebbero stati necessari anche iniziativa, voglia, spirito di appartenenza, non dimostrati in questi due anni e mezzo dalle autorità», spiega Federico.

A maggio del 2021, Marcello Gemmato di Fratelli d’Italia pretese dal ministero della Salute, allora guidato da Roberto Speranza, di avere risposte ufficiali. Aveva letto sulla rivista scientifica Vaccines i promettenti risultati del lavoro di Federico, e voleva sapere perché non si tentasse di favorire questa importante ricerca tutta italiana, per altro condotta da un esperto che lavora per l’Iss.

Gli rispose l’allora sottosegretario Andrea Costa, spiegando che sì, in effetti gli studi di Federico stavano dando buoni risultati, ma che per il momento non si poteva andare granché oltre.

La situazione non è cambiata nemmeno ora, con Gemmato sottosegretario al ministero della Salute di Orazio Schillaci. Così, mentre da quasi tre anni risuona martellante il mantra «chi è contro il vaccino è contro la scienza» alcuni vaccini, a quanto pare, si possono ignorare con serenità.

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