Paese sempre più ammalato e la conta dei morti sale. Non si trova il paziente zero
I decessi sono sette, mentre i contagiati 229. La maggior parte attorno ai focolai di Lodi e Vo’, però l’origine dell’infezione resta ignota: «Forse è un contadino».

I focolai in Veneto e Lombardia continuano ad allargare il contagio, però non si riesce ancora a risalire con precisione all’origine, al cosiddetto paziente zero, l’individuo che per primo è rientrato in Italia dalla Cina portando con sé il morbo. L’unico «sospettato», il manager lombardo di Castiglione d’Adda che in un primo momento sembrava possedere tutte le caratteristiche cruciali, è stato scartato in seguito agli esami sierologici. Ma sembra esserci un primo passo verso la comprensione di come il coronavirus sia arrivato a Vo’ Euganeo, paesino in provincia di Padova a ridosso dei confini vicentini: stando al racconto del sindaco, Giuliano Martini, uno dei cittadini presenti a Vo’ avrebbe avuto contatti con Codogno, città lombarda al centro della zona rossa in cui è stato riscontrato il primo caso di trasmissione del virus entro i confini italiani. «Abbiamo avuto notizia di un possibile collegamento tra Vo’ e Codogno», spiega il sindaco, «si tratta di una persona non cinese residente nel Vicentino, che avrebbe avuto contatti con gli ambienti coinvolti a Codogno. Stiamo facendo ulteriori verifiche, ma in questo momento è la pista che sembra più probabile per risalire all’origine del contagio». Il potenziale paziente zero è un agricoltore sessantenne di Albettone (Vicenza), cliente abituale dei bar di Vo’, gli stessi locali che frequentava Adriano Trevisan, prima vittima italica del coronavirus. L’agricoltore è stato a Codogno e in altri paesi del Lodigiano – nelle scorse settimane – per presentare un libro, del quale è autore, sull’agricoltura biologica. Attualmente accusa sintomi coerenti col contagio da coronavirus: tosse e stato influenzale. «Abbiamo avvisato l’Usl di competenza e il sindaco di Albettone», ha confermato il primo cittadino di Vo’, che ha aggiunto: «Oggi (ieri, ndr) il 118 lo porterà a fare un tampone». L’agricoltore è stato ricoverato per precauzione all’ospedale di Vicenza. Ieri mattina ha telefonato a una farmacia, chiedendo consigli poiché stava male. A seguito della chiacchierata col farmacista, è partita la segnalazione. La ricostruzione degli spostamenti dell’agricoltore nell’area focolaio del virus e i contatti nei bar di Vo’ frequentati da Trevisan e da altri contagiati si sono trasformati subito in una pista da battere. Il commissario della Protezione civile, Angelo Borrelli, per ora non si scopre: «Non ho conferma del collegamento Lodi-Vo’». E nel frattempo il coronavirus continua a mietere vittime proprio su quell’asse. I casi di pazienti deceduti per coronavirus ieri sono saliti a sette: sei in Lombardia e uno in Veneto. L’ultima vittima è un uomo di 62 anni originario della Bassa lodigiana: sottoposto a dialisi e affetto da varie patologie croniche pregresse, era stato trasferito all’ospedale di Como a seguito della positività al coronavirus. Le sue condizioni sono precipitate repentinamente e ieri pomeriggio è spirato. Deceduto, all’ospedale Sacco di Milano, anche un ottantenne di Castiglione d’Adda: giovedì scorso era stato portato dal 118 all’ospedale di Lodi per un infarto. Quello stesso giorno era arrivato al pronto soccorso il trentottenne che è stato il primo paziente risultato positivo al virus. L’anziano è stato ricoverato in rianimazione e poi, acclarato il contagio, è stato trasferito. Altre due vittime sono un anziano di 84 anni che era ricoverato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e un ottantottenne di Caselle Landi (Lodi). La Regione Lombardia ha affermato che il decesso, a Brescia, di una paziente oncologica di Crema non sia, invece, da considerare tra quelli causati da coronavirus. Cresce anche il bollettino dei casi di contagio: 229. Sono 99 le persone ricoverate in ospedale con sintomi, 23 sono in condizioni più serie, ricoverate in terapia intensiva, e 91 non hanno sintomi e restano a casa, in isolamento. L’Italia si piazza così al terzo posto per numero di contagiati nel mondo, dopo Cina e Corea del Sud. Nel dettaglio regionale, invece, la prima regione è la Lombardia con 172 contagiati (confermata la positività di un medico dermatologo del Policlinico di Milano, ricoverato da una settimana al Sacco per una polmonite e di un militare residente a Cremona). «Sostanzialmente», ha spiegato il governatore lombardo, Attilio Fontana, «il 90% dei casi è tra Lodi, Cremona e Pavia. E non si riesce a capire perché proprio in quella zona». Segue il Veneto con 32 contagiati (24 pazienti del focolaio di Vo’ Euganeo, quattro casi a Mirano, quattro aVenezia e un caso nel Padovano), poi l’Emilia Romagna con 19 (i nuovi casi sono otto, tutti riconducibili al focolaio lombardo: cinque dei quali riscontrati a Piacenza, due nella provincia di Parma, di cittadini che si erano recati a Codogno, e uno a Modena, di un cittadino che nelle scorse settimane ha lavorato nel Lodigiano), in Piemonte se ne contano quattro (anche se il quarto caso non è stato confermato: una minorenne per la quale è in corso una controverifica) e nel Lazio tre. «Ma non ci sono altri focolai oltre ai due in Veneto e in Lombardia, già circoscritti», sostiene Borrelli. Le città settentrionali hanno già chiuso tutti i centri di aggregazione, dalle scuole ai cinema fino alle chiese. Mentre continua l’assalto ai supermercati e la caccia alle mascherine. E comincia a esserci carenza di medici di base: ce ne sono ben sette posti in quarantena nel Basso lodigiano, altri due a Bergamo. Nei giorni scorsi era stato ricoverato il medico di Codogno che aveva visitato il trentottenne risultato positivo, mentre a Vo’ Euganeo altri tre medici di base sono in isolamento.

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