Norme del piano pandemico obsolete, Lorenzin fischietta. Ma si vantava di averle revisionate
Beatrice Lorenzin (Imagoeconomica)
La dem scarica il barile sui predecessori. Eppure nell’aprile 2020 dichiarava il contrario.

Dal 28 aprile 2013 al 1 giugno 2018. Cinque anni e un mese. È la durata dell’incarico di Beatrice Lorenzin come ministro della Salute, il più lungo della Seconda Repubblica. Eppure, a leggere le dichiarazioni rese dalla Lorenzin (la cui posizione è stata stralciata e trasmessa a Roma) ai pm di Bergamo, il ministro non avrebbe saputo nulla riguardo alla necessità di aggiornare il piano pandemico. Quando gli inquirenti le chiedono se al momento del suo insediamento le era stata prospettata la necessità di aggiornare il piano pandemico, risalente al 2006, l’ex ministro dichiara: «No, non sono stata notiziata né da Ruocco (Giuseppe, ndr), all’epoca direttore generale della prevenzione, né da Ranieri Guerra, che gli è succeduto (entrambi indagati per non aver aggiornato il piano pandemico, ndr). Ranieri Guerra, solo alla fine del 2017, mi ha notiziata che stavano procedendo all’aggiornamento del piano. In quel periodo stavamo facendo il G8 proprio su quell’argomento ed eravamo in stretto contatto con Oms».

Poi chiosa: «Nel marzo 2018 arrivano le linee guida di Oms, ma io ero in ordinaria amministrazione. Quando è scoppiata la pandemia da Covid-19 io credevo che già ci fosse il nuovo piano pandemico». Una chat agli atti dell’inchiesta permette però di ricordare le dichiarazioni della Lorenzin in un’intervista delle prime settimane della pandemia. Il 4 aprile 2020 Lucilla Vazza (capo ufficio stampa del ministero durante il mandato di Giulia Grillo) scrive a Francesco Paolo Maraglino, dirigente del ministero: «Nei giorni scorsi l’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha segnalato in un’intervista di averlo aggiornato, “Durante il mio mandato è stato predisposto e trasmesso alle Regioni, che poi lo dovevano effettuare secondo le linee guida. Credo siano state fatte alcune simulazioni anche recentemente. Non credo sia stato aggiornato però da parte del passato governo”». Poi Vazza chiede: «Ma è vero che ha aggiornato il piano pandemico?». Maraglino (anche lui tra gli indagati la cui posizione è stata stralciata e trasmessa a Roma) risponde inviando una circolare del 2020. Per comprendere quale delle due versioni date dalla Lorenzin sia corretta, viene in aiuto il testo di una relazione interna al ministero, agli atti dell’inchiesta. «Nel 2017, la direzione generale Prevenzione sanitaria ha informato (appunto protocollo 27955 del 15 settembre/2017) il ministro pro tempore (onorevole Lorenzin) della necessità di predisporre un nuovo Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale, sulla base delle recenti linee guida dell’Oms».

La risposta dagli uffici della Lorenzin però tarda ad arrivare: «L’appunto è rientrato alla direzione generale della Prevenzione sanitaria, il 7 novembre 2017, con l’approvazione del capo di gabinetto del ministro».

Quasi due mesi per il via libera. Neanche una settimana dopo, il 13 novembre, Guerra lascia il ministero e approda all’Oms. Il suo successore nel ruolo di direttore generale della Prevenzione del ministero (competente sulla stesura del piano pandemico) verrà nominato soltanto il 6 febbraio 2018, nel pieno della campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo e con le camere sciolte da Mattarella il 28 dicembre 2017.

I pm chiedono alla Lorenzin se «quando si è insediata al ministero della Salute lei ha chiesto un elenco delle cose ancora in sospeso e da fare». La risposta non permette di fare chiarezza: «Certo che sì, mi ero fatta preparare un dossier ma non ricordo che vi fosse anche indicata la necessità di aggiornare il piano pandemico».

In compenso, ricorda bene il tema che ha caratterizzato, con polemiche che ancora si trascinano, il suo mandato da ministro. I vaccini, sfociati nel controverso decreto del 2017 che porta il suo nome e che ha portato da quattro a 12 le vaccinazioni obbligatorie. Lorenzin infatti conclude con una disgressione: «Ricordo invece che in quel periodo avevamo il problema per la campagna vaccini antinfluenzali oltre che l’esitazione vaccinale, tanto che era un tema che avevamo portato in discussione a livello europeo».

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