• Senza citarci, l’ente replica a un articolo sull’efficacia negativa dei vaccini. Ma per farlo, spiega che sono i suoi stessi dati ad avere «limiti intrinseci». Peccato che su quella base abbia sponsorizzato le iniezioni.
  • Uno studio canadese mostra un aumento di reazioni in chi ha ricevuto gli «shot» con Pfizer e poi con Moderna. Che secondo «Nature» crea più problemi cardiaci

Lo speciale contiene due articoli

Sono ben 27 i funzionari che ogni settimana lavorano al Bollettino epidemiologico dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che da oltre due anni informa i cittadini sull’andamento della pandemia. La scorsa settimana li abbiamo tenuti impegnati dedicando due articoli all’«efficacia negativa» dei vaccini, stranamente non raccontata con chiarezza dal bollettino, ma evidente leggendo i semplici dati, sia sulle terze dosi per quasi tutte le fasce di età che sulla vaccinazione nei bambini tra i 5 e gli 11 anni. Il giorno dopo, l’Iss ha pubblicato un’interessante nota, collocata nella sezione «Fake news», nella quale riprende il tema dell’efficacia negativa sollevato dalla Verità affrontandola con un lapidario: «Falso».

«Il fatto che siano presenti alcuni dati apparentemente incongruenti è da attribuire ad alcuni limiti intrinseci dell’analisi», ammette subito l’Iss. Dunque il problema è nel metodo usato dall’Iss? L’Istituto sostiene che i valori riportati dalla Verità non sono corretti perché non tengono conto di fattori di bias quali la diversa composizione dei gruppi confrontati rispetto a parametri come la precedente infezione asintomatica (leggi: guariti), o la mancata notifica di positività (gente che per paura della quarantena non dichiara di essere positiva). Ma sono i limiti della loro stessa analisi, che l’Iss usa da oltre un anno e mezzo. La Verità, infatti, non ha fatto altro che affiancare dati, non «rielaborati» ma riportati dallo stesso Iss con la metodologia contestata dall’Istituto medesimo. Abbiamo infatti riportato i dati all’interno della categoria dei vaccinati (tridosati rispetto a vaccinati con due dosi da più di 120 giorni) anziché compararli con i non vaccinati, comparazione attraverso la quale l’Istituto ha spinto alla vaccinazione. Il debunking dell’Iss, dunque, appare più un autogol contro il suo stesso metodo.

Quella dell’efficacia è una formula statistica, non medica, di cui deve tener conto qualsiasi produttore di farmaci. Del fatto che ci fosse un’efficacia negativa se ne parlava da tempo: è un valore che si calcola con una formula. Se vogliamo ad esempio usare il metodo Iss per stimare l’efficacia del booster sulla fascia 12-39 anni rispetto alla vaccinazione con due dosi da più di 120 giorni senza booster, basta fare due conti banali. Si tratta di un’equazione di primo grado (sulla base della formula 1 meno il rapporto tra i rischi, quindi rischio con due dosi da più di 120 giorni rispetto a rischio booster). Il risultato dà, per il contagio, un’efficacia dell’1,5%, e per la malattia severa un misero 12,6%. Un valore ben inferiore a quel 50% richiesto da Fda come soglia minima per considerare un vaccino clinicamente rilevante e di conseguenza raccomandarne l’approvazione.

Maurizio Rainisio, statistico che ha lavorato nella ricerca clinica e nell’epidemiologia per molte grandi industrie farmaceutiche tra cui Novartis e Roche, spiega: «L’Istituto superiore di sanità usa un certo metodo per calcolare l’efficacia del vaccino rispetto al non vaccino. Perché la stessa formula usata per dimostrare che il vaccino “funziona” rispetto ai non vaccinati non dovrebbe essere valida per paragonare i vaccinati con booster rispetto ai vaccinati da più di 120 giorni?». Non solo: «L’Iss non usa una media mobile», spiega Rainisio, «e dunque mette nello stesso calderone i dati di gennaio con quelli di adesso. Avrebbe più senso considerare una media mobile su un periodo più breve, per esempio 4 settimane». Molte lacune, insomma, riscontrabili anche nei calcoli fatti a mano (a volte il mese è preceduto dallo zero, a volte no). «Ciò che colpisce», rileva lo statistico, «sono i bias di calcolo. La metodologia criticata dall’Iss nella nota del 22 giugno è la stessa utilizzata dal medesimo Istituto per poter affermare che “in Italia grazie ai vaccini sono stati evitati 8 milioni di casi e 150.000 morti”: sconfessare il proprio metodo significa sconfessare tutto ciò che lo stesso Iss ha dichiarato finora».

Ad esempio, le evidenze sulla vaccinazione ai bambini tra i 5 e gli 11 anni: l’Iss non le commenta scrivendo che per questa fascia di età «ancora non è possibile fornire la stima del rischio relativo, dato che la vaccinazione di questo gruppo di età è iniziata il 16 dicembre». Eppure, dal 16 dicembre sono passati ben 6 mesi e i dati che risultano usando il metodo Iss forse non piacciono, ma sono disponibili. Basta leggere la tabella 4 dell’ultimo bollettino per calcolare l’efficacia del vaccino completo da meno di 120 giorni rispetto al non-vaccino in un clamoroso -30,8%. Qui non si parla più di booster rispetto alle «sole» due dosi, ma di efficacia tout court del vaccino sui bambini, e risulta sottozero.

Se la situazione è questa, come faremo ad affrontare l’autunno senza temere che siano adottate decisioni non adeguate? Secondo Rainisio, «l’Istituto dovrebbe fare un’analisi più accurata, tenendo conto dei fattori concomitanti di cui loro stessi parlano. Nell’elaborazione della tabella 6, calcolata su un modello corretto, ma troppo semplice, dovrebbero inserire ad esempio i guariti (vaccinati e non) e il livello di rischio (in base alle patologie concomitanti)». Di sicuro, La Verità è riuscita a strappare la promessa di un approccio auspicabilmente più credibile per tutte le stime sull’efficacia del vaccino: «È in corso una revisione della modalità di analisi dei dati di efficacia», ha scritto l’Iss a conclusione della sua nota. Finalmente ci siamo arrivati.

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