Per il capo preside star della televisione vanno immunizzati più studenti che prof
Antonello Giannelli, rappresentante dei dirigenti scolastici, trova ogni scusa per una comparsata. A costo di spararle grosse.

Per andare a scuola, bambini e ragazzi vanno vaccinati, tamponati e tracciati il più possibile. Ma gl’insegnanti, che come tutti gli adulti hanno tassi di contagio e mortalità ben superiori dei loro scolari, vanno esclusi dai controlli del green pass. Con che scusa? «Tanto, in massima parte, sono tutti vaccinati, docenti, dirigenti e impiegati». Parola di Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, il sindacato dei presidi che da settimane rimbalza sull’etere tra un invito a Sky Tg24 e una comparsata a La7. Sempre sorridente, camicia bianca e giacca blu, occhialoni tondi rassicuranti da sottosegretario al Mezzogiorno nella Prima Repubblica, Giannelli for preside è un ex professore di fisica sessantaduenne, che da oltre un decennio solca i corridoi del palazzone umbertino di viale Trastevere, tra incarichi sindacali, di ricerca e da ispettore ministeriale.

Basta ascoltarlo cinque minuti per capire che Giannelli è contemporaneamente un burocrate e un sindacalista 4.0. Affabile e moderno nell’eloquio, ma antichissimo nella difesa di prerogative (e privilegi) di presidi e dirigenti scolastici. Soprattutto, uno che non molla mai di un centimetro. E dopo quattro anni al vertice di Anp (resterà in carica fino al 2024), l’emergenza Covid lo ha esaltato, facendolo conoscere al grande pubblico. La sua grande fortuna è che di solito lo interpellano dopo il ministro Roberto Speranza e la quotidiana parata di virologi, motivo per il quale quando arriva il faccione sorridente di Giannelli genitori e alunni possono piantarla con gli scongiuri. Oppure arriva in scia al ministro Patrizio Bianchi, con il quale condivide l’aria simpatica, ma va detto che quando parla il Giannelli si capisce anche che cosa vuol dire. Il problema, assai spesso, è che cosa dice e quanto lo dice.

L’altro ieri il nostro preside capo si è davvero superato perché mentre tutta l’Italia discute animatamente chi e come debba controllare l’altrui green pass, ha proposto di esentare corpo docente e corpo dirigente dai controlli. «Basta che il ministero della Salute fornisca a quello dell’Istruzione i dati del personale vaccinato e almeno ci leviamo un lavoro inutile», ha osservato. Non senza aggiungere che tanto «i lavoratori della scuola sono in massima parte vaccinati e quindi è inefficiente verificare di continuo il possesso del green pass». Ovviamente non ha tutti i torti, ma l’esclusione dei suoi rappresentati, se non discriminatoria, diciamo che sembra parecchio corporativa. Due giorni prima, lo stesso Giannelli aveva chiesto un plotone di 8.000 nuovi segretari scolastici per evitare che i presidi siano «schiacciati» dagli adempimenti anti-Covid. Una risposta abile e pragmatica ai suoi colleghi che contestavano possibili sanzioni, perché per il presidente di Anp «se ci sono degli obblighi, è comprensibile che poi ci siano anche delle sanzioni». Molto meglio passare all’incasso e ingolfare il ministero di nuovo personale impiegatizio di cui disporre. Anche perché i presidi, altro ritornello del nostro sindacalista 4.0, «sono a rischio burn out» dall’inizio della pandemia.

Poi, certo, uno si chiederà: ma il nostro Giannelli for preside sarà anche così liberale con i ragazzi? E no, perché i giovani, portatori sani di movida, oltre che di telefonino, hanno più carica virale di una professoressa alle soglie della pensione. Il 28 luglio scorso, a mezzo agenzie di stampa, Giannelli informava che i presidi italiani «aderiscono alla richiesta del Cts, ovvero di perseguire l’obiettivo del 60% degli studenti tra i 12 e i 19 anni vaccinati». Insomma, anche se lui premette sempre che obbligare i ragazzi alla vaccinazione «è chiaramente inopportuno», ad ascoltarlo pare quasi che il Covid colpisca più i ragazzi dei professori.

Un altro dei tormentoni del preside capo è quello dei trasporti, per lui veri responsabili dei contagi scolastici. Anche qui non ha tutti i torti, ma lo scorso 19 aprile è arrivato a proporre di lasciare decidere alle scuole «la percentuale di ragazzi a cui far frequentare le lezioni, per esempio il 75% in presenza». Sempre perché il problema, in Italia, sono i ragazzi. E il 12 aprile scorso, lo stesso Giannelli ha alzato la voce con il governo per impedire uno stop alle vaccinazioni del personale scolastico: «Non siamo d’accordo: il personale ha ricevuto la prima dose per oltre il 70%, manca un quarto e trattandosi di una categoria professionalmente esposta non tanto e non solo al contagio tra i suoi componenti ma anche perché può veicolare il virus, bisogna fare in modo di eliminare questo rischio». «Non è un privilegio per la categoria», ha aggiunto lesto, «perché lo stesso principio vale per il personale sanitario». Quanto alla dad, fin dallo scorso anno il pratico Giannelli l’ha definita «dolorosa ma inevitabile».

Sempre affabile e preparato, corporativo ma equilibrato, Giannelli naturalmente non sfigurerebbe nella politica di oggi. Anche se è legato alla politica il suo unico mezzo infortunio. Era il 2 marzo del 2018 ed era uscita l’indiscrezione che i 5 stelle, se fossero andati al governo, avrebbero piazzato il suo amico e collega di sindacato Salvatore Giuliano sulla poltrona di ministro. Giannelli sogna ed emette relativo comunicato: «Il fatto che un dirigente scolastico venga chiamato alla guida del comparto istruzione non può che essere una cosa positiva per tutti». Alla fine, il ministro lo fece Marco Bussetti, in quota Lega, e Giuliano si accontentò di fare da sottosegretario. In fondo il peggio, sotto forma di Azzolina, doveva ancora venire.

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