- Secondo l’Unicef, dopo la pandemia la gente è diventata più diffidente verso le iniezioni ai bambini. E mentre si rifilavano fiale anti Sars-Cov-2 di dubbia utilità a tutti i minori, per i lockdown è calata la fornitura di dosi utili contro malattie gravi, tipo la polio-
- In uno studio con una scienziata di Gimbe, ridimensionato l’ex ceppo «pericolosissimo»-
Lo speciale contiene due articoli
il miracolo delle vaccinazioni Covid: non è bastato che gli fosse imposta, attraverso il ricatto politico, la discriminazione giuridica e lo stigma sociale, l’iniezione salvifica. Adesso, si scopre che, durante la pandemia, i nostri connazionali hanno iniziato a credere sempre meno nelle glorie dei farmaci immunizzanti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unicef, la fiducia nei vaccini ai bimbi è crollata di 6,8 punti percentuali fino a fine 2022, con un calo più consistente tra gli under 35 e le donne. È questo ciò che resta degli sforzi sovrumani delle virostar in tv?
Non prendiamoci in giro: chi rimane di stucco dinanzi a certi risultati, o è molto ingenuo o è molto ipocrita.
Per un anno e mezzo, la gente è stata martellata dalla propaganda per l’iniezione contro il coronavirus. A un certo punto, il governo Draghi, con un regolamento del Miur retto da Patrizio Bianchi, ha minacciato di spedire in Dad, in caso di focolaio in classe, non solo gli studenti non inoculati, ma persino quelli non in regola con la terza dose. Trattati da fuorilegge; considerati, sul piano medico, alla stregua di pazienti fragili. Autorità pubbliche ed esperti, nel frattempo, minimizzavano i potenziali effetti avversi di quei medicinali sui giovani: i cardiologi erano arrivati a sostenere che le miocarditi indotte dai sieri a mRna fossero «lievi e autolimitanti». Alla fine, è giunto il contrordine definitivo: uno studio condotto dal Karolinska institutet, delle università di Berna, Oslo e Linköping, ha confermato che i piccini sono resi immuni al Covid attraverso il contatto con la famiglia degli altri coronavirus che provocano i raffreddori comuni. Altro che vaccino; bastava uno starnuto. Ormai, neppure l’Oms raccomanda più le punture ai fanciulli, che fino a pochi mesi fa erano indicate come un’urgenza improcrastinabile.
In Paesi diversi il bombardamento è stato meno intenso, ma l’imperativo, nella sostanza, era analogo: inseguire tutti con la siringa, senza distinzione d’età, stato di salute, esposizione al rischio. E dinanzi a questo delirio, guarda un po’, la popolazione, qui e all’estero, ha reagito con la diffidenza. Non è più convinta che sia vantaggioso offrire il braccio dei ragazzi per l’anti Covid. Il che è comprensibile. Il punto è che essa ha finito per gettare, letteralmente, il bambino con l’acqua sporca. Snobbando anche i vaccini utili.
I dati dell’Unicef parlano da soli. A livello globale, nel 2022, rispetto al 2021, il numero di piccoli paralizzati dalla poliomielite è cresciuto del 16%. E se come termine di riferimento si prende il periodo 2019-2021, l’incremento è addirittura di otto volte. Intanto, circa sette ragazze su otto non risultano schermate dal papillomavirus, un agente patogeno che può provocare il tumore della cervice uterina.
In definitiva, ci sono solo tre Paesi al mondo nei quali la percezione dell’importanza della vaccinazione pediatrica è rimasta inalterata o è addirittura cresciuta: Cina, India e Messico.
Ora, dal momento che la tendenza alla sfiducia nelle immunizzazioni è un fenomeno pressoché planetario, essa non sarà ovunque dovuta al modo in cui è stata gestita la compagna di inoculazioni per il Covid. Ma è lecito sospettare che il ricorso alla coercizione, i risultati non proprio entusiasmanti dei preparati a Rna messaggero su categorie anagrafiche di per sé poco soggette alle conseguenze gravi della malattia, nonché la sottovalutazione delle reazioni avverse, abbiano contribuito ad alimentare un’ondata di diffidenza che, ahinoi, si è estesa pure ai trattamenti davvero necessari per i più piccoli.
Nel frattempo, si è verificato un paradosso macroscopico: divieti e serrate hanno complicato gli approvvigionamenti di medicinali nelle aree disagiate, privando dell’accesso ai vaccini una marea di bimbi. Nel complesso, in 67 milioni sono rimasti totalmente o parzialmente privi di sieri salvavita, per colpa dell’interruzione delle somministrazioni legata alla pandemia. Ovvero, alle limitazioni dei sistemi sanitari e alle restrizioni. Il risultato? «Più di un decennio di progressi nell’immunizzazione infantile di routine è stato compromesso», afferma l’agenzia delle Nazioni Unite.
Un autentico capolavoro: mentre spingevamo ossessivamente i bimbi a sottoporsi a un vaccino che, nella migliore delle ipotesi, era inutile e, nella peggiore, più rischioso che benefico, ci siamo persi per strada due lustri di lavoro per difendere anzitutto i piccoli del Terzo mondo dalla minaccia di malattie prevenibili.
Infine, per chi desiderasse la ciliegina sulla torta, c’è il rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile. Nel documento, l’istituto fotografa, per l’anno 2022, l’aumento del disagio mentale, specialmente tra le ragazze, sia nella fascia d’età 14-19 anni sia in quella 20-24. Siamo ancora qui a pagare il conto di due anni di serrate, lezioni a distanza, criminalizzazione degli spritz in piazza. E meno male che doveva andare tutto bene…
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