- Ha intercettato l’elettorato «bianco», che ha un’agenda precisa. Decreto Pillon, utero in affitto ed eutanasia: servono delle svolte.
- Casapound e Forza nuova non arrivano all’1%: fine dell’antifascismo di propaganda.
Lo speciale contiene due articoli.
Ancora una volta, Matteo Salvini ha stretto fra le mani il rosario: «A urne chiuse», ha detto, «si può finalmente ringraziare a cuore aperto senza essere accusati di voler strumentalizzare». Aveva chiesto aiuto al cielo, e a quanto sembra è stato accontentato. «Siccome l’ho fatto perché ci credevo e ci credo», ha aggiunto il ministro dell’Interno, «ringrazio chi c’è lassù che non aiuta Matteo Salvini o la Lega, aiuta l’Italia e l’Europa a ritrovare speranza, orgoglio, radici, lavoro, sicurezza. Non ho mai affidato al cuore immacolato di Maria un voto, o il successo di un partito, ma il futuro di un Paese e un continente».
È, di nuovo, un gesto molto importante quello del leader leghista. Che la sua proposta politica si rivolga anche all’elettorato cattolico è cosa nota. Ma dopo il voto europeo c’è un dettaglio in più: pare proprio che i cattolici apprezzino. Non c’è bisogno di grafici né di complesse analisi sociologiche: con una tale mole di voti raccolti in tutto il Paese, è evidente come la Lega abbia intercettato anche una bella fetta di consenso «bianco». Salvini lo sa, ringrazia e, baciando il rosario, rinnova il legame con questa fetta d’Italia.
Si tratta di una parte di Paese che, con tutta evidenza, ha molta fiducia in lui. Così tanta da entrare in conflitto con le gerarchie ecclesiastiche o, almeno, con un robusto segmento di queste. Parliamo dei giornali che, nei mesi passati, hanno descritto il capo del Viminale come una figura demoniaca (ricordiamo il «Vade retro Salvini» di Famiglia Cristiana). Parliamo dei vescovi e cardinali che, nelle ultime settimane di campagna elettorale, hanno fatto una durissima opposizione ai sovranisti di governo in nome dei diritti delle minoranze. Ecco, tanti cattolici non si sono adeguati a questa linea politica, e hanno votato a destra secondo coscienza e cuore (come, per altro, papa Francesco aveva suggerito, nemmeno troppo velatamente, all’inizio del suo pontificato).
Adesso, però, è il momento di vedere risultati. Tradotto: baciare il rosario e votarsi alla Madonna è un segno potente, ma da solo non basta. Bisogna trasferire tutto questo nella pratica, ovvero affrontare battaglie che siano importanti (anche) per gli elettori cattolici. La Lega ha dato prova di godere di un vasto consenso e, come già abbiamo scritto nei giorni passati, è inevitabile che gli equilibri all’interno del governo vengano sensibilmente modificati. Al M5s toccherà abbassare la cresta e i toni su varie questioni. Ecco: sarebbe opportuno che, tra queste, ci fossero anche i cosiddetti «temi etici». Un terreno che, nei mesi scorsi, i grillini hanno calpestato con particolare decisione e pure un pizzico di arroganza.
È difficile dimenticare le intemerate di Luigi Di Maio contro gli «sfigati» difensori della famiglia riuniti a Verona. E vogliamo parlare delle sparate del sottosegretario Vincenzo Spadafora sul decreto Pillon che «non passerà mai?». I pentastellati, persi nella loro deriva sinistrorsa, si sono intestati battaglie surreali come quella per la registrazione dei figli «di due madri e due padri», di cui Chiara Appendino, a Torino, è una delle maggiori paladine.
Adesso è giunto il momento di rimettere in equilibrio la bilancia. Ci sono questioni che non vale la pena di sacrificare sull’altare della convivenza con l’alleato laicista. Non c’è bisogno di trasformarsi in cavalieri della fede dal giorno alla notte. Ci sono argomenti che possono facilmente essere condivisi anche dai non credenti, proprio perché si tratta di faccende che andrebbero governate con il buonsenso prima che con l’ideologia o il credo.
In primis c’è proprio il decreto Pillon sull’affido condiviso. Si tratta di una norma che numerose altre nazioni europee (e non solo) hanno adottato con successo. Non c’è nulla, in quella proposta, che violi i diritti delle donne. Semplicemente, si concede ai genitori maschi il giusto spazio, e si dividono equamente spese e responsabilità.
Lo stesso discorso si può fare riguardo ai bimbi delle coppie omosessuali. Difendere la registrazione dei «figli di due padri» significa, nei fatti, sdoganare l’utero in affitto. Una pratica già vietata dalla legge e su cui la Cassazione si è espressa con estrema chiarezza, definendola degradante per la donna. Di più: contro la maternità surrogata si sono espresse anche attiviste e studiose femministe, lesbiche e di ultrasinistra, segno che si può raccogliere un consenso trasversale. Il solito Pillon ha firmato un disegno di legge contro l’utero in affitto: che cosa aspettiamo ad approvarlo?
Un po’ più ruvido sarà il confronto su altri provvedimenti, ad esempio le proposte di legge in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia, di cui proprio in questi giorni si discute nelle Commissioni giustizia e affari sociali riunite. Il Parlamento sta procedendo con le audizioni, sentendo tra gli altri Massimo Gandolfini e Vladimiro Zagrebelski. Chiaro: il tema è parecchio spinoso e divisivo, ragione in più per prenderlo di petto, con coraggio. Lo stesso che servirebbe per fermare una volta per tutte la diffusione a spese dello Stato di farmaci bloccanti della pubertà come la triptorelina, anticamera del cambio di sesso. Se Salvini ha realmente a cuore il «futuro del Paese e del continente» non può tralasciare tutte queste battaglie. Se i vescovi continueranno a occuparsi di migranti, ci vuole qualcuno che si occupi di proteggere la vita.
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