Da Di Maio a Zingaretti fino al Cav:
 ecco chi rischia con il voto in Umbria
  • Si vota per il presidente dell’Umbria. Pd e grillini sono tesi a sminuire la sconfitta in una regione da sempre feudo rosso. La vittoria di Donatella Tesei darebbe un aiutino a Matteo Renzi, che in campagna elettorale è rimasto defilato.
  • Nell’urna finisce il caos giallorosso. Di Maio confonde le province umbre. Il guru del cachemire Brunello Cucinelli, star alla Leopolda, lancia un surreale appello. E sul voto pesa anche la protesta degli allevatori terremotati.

Lo speciale contiene due articoli.

Finalmente si vota: il primo test elettorale dopo la formazione del governo delle quattro sinistre ha un significato politico che varca i confini dell’Umbria. Urne aperte per le regionali dalle 7 alle 23: i 703.595 cittadini umbri chiamati ad eleggere il prossimo presidente della Regione daranno anche un segnale politico di rilievo nazionale. I sondaggi, per quello che contano, danno tutti il centrodestra in vantaggio: ovviamente vanno presi sempre con le molle, ma se le previsioni venissero confermate dai voti veri, stasera alle 23 ci sarebbero diversi protagonisti della politica nazionale in enorme difficoltà. Parliamo naturalmente di Giuseppi Conte, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, che dopo aver detto in tutte le salse che il voto di oggi non avrà ripercussioni sul governo, si sono precipitati in Umbria per mettere la faccia sulla probabile sconfitta.

Partiamo da Conte: se le cose oggi dovessero andare male, la sua poltrona a Palazzo Chigi diventerebbe ancora più traballante. Imbarazzante la sua dichiarazione dopo la foto di gruppo con Zingaretti e Di Maio: «Non sono qui per fare campagna elettorale», ha detto il premier col ciuffo, e ci mancava solo che aggiungesse «passavo di qui per caso». Conte è un leader senza partito e senza voti, le grandi manovre per sostituirlo sono già iniziate, Mario Draghi scalda i motori e Matteo Renzi gli sta scavando (politicamente) la fossa. Essendo Giuseppi il simbolo dell’alleanza giallorossa, in caso di sconfitta in Umbria, regione storicamente di sinistra, e avendo scelto di partecipare attivamente alla campagna elettorale, dovrebbe intestarsi l’eventuale sconfitta: farà invece finta di niente, ma almeno potrebbe decidere di non muoversi dietro le quinte dando le sue indicazioni anche per le candidature alle regionali, come se fosse un leader politico e non un avvocato fortunato.

Nicola Zingaretti, poi, fa quasi tenerezza. La sconfitta in Umbria sarebbe l’ennesima di una ormai interminabile serie, ma stavolta è stato lui, più di tutti, a insistere perché nascesse anche a livello locale l’alleanza organica con il M5s. Zingaretti è l’ideologo di questo indigeribile minestrone più elettorale che politico, chiamato «patto civico» ma in realtà null’altro che cinico calcolo destinato a naufragare definitivamente molto presto, visto che il segretario del Pd sogna di andare al voto in primavera anche per le politiche, candidando a premier il ciuffo di Conte.

Non solo: c’è da scommettere che, se stasera gli umbri premieranno il centrodestra, Matteo Renzi, che furbescamente ha evitato di farsi fotografare insieme ai (presunti) alleati di governo, tenendosi lontano dall’Umbria, inizierà a cannoneggiare il Pd, ripetendo di essere convinto che l’alleanza con il M5s non può che essere un unicum messo in piedi per impedire le elezioni anticipate e la vittoria del centrodestra guidato da Matteo Salvini, non riproponibile in altri appuntamenti elettorali.

Luigi Di Maio, poi, è ormai completamente allo sbando, e una sconfitta in Umbria lo metterebbe di fronte alla prevedibile ennesima rivolta interna. Il M5s è in caduta libera, Di Maio ha perso completamente il controllo dei gruppi parlamentari, e già prima delle elezioni alcuni deputati e senatori, anche pubblicamente, hanno criticato sia la scelta del candidato alla presidenza dell’Umbria, Vincenzo Bianconi, sia l’alleanza col Pd, prevedendo una disfatta. Se oggi Bianconi sarà sconfitto dalla candidata del centrodestra, Donatella Tesei, per Di Maio la mazzata sarà terribile.

Veniamo al centrodestra. Se i sondaggi dovessero essere sovvertiti, poco male: l’Umbria è sempre stata di sinistra, e l’alleanza col M5s, in teoria, avrebbe dovuto rendere la sfida di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia praticamente impossibile. Il solo fatto che in un territorio «rosso» il centrodestra sia favorito la dice lunga sullo stato di salute della coalizione e in particolare della Lega, che continua a guadagnare punti nei sondaggi e che stasera potrebbe ritrovarsi con una percentuale stratosferica (alle Europee dello scorso 26 maggio, il Carroccio in Umbria è arrivato al 38%).

Una sfida interessante è quella che si gioca tra Forza Italia e Fratelli d’Italia: alle ultime europee i due alleati della Lega in Umbria hanno preso entrambi il 6,5%.

Se il partito di Giorgia Meloni dovesse superare quello di Silvio Berlusconi, in Forza Italia il dibattito già in corso diventerebbe incandescente: Mara Carfagna, pochi giorni fa, ha già avvertito che il voto in Umbria sarà oggetto di un’accurata analisi politica. La Carfagna, che pure ha sempre ripetuto di non avere alcuna intenzione di lasciare il partito, da mesi, insieme a molti parlamentari azzurri, va ripetendo che se Forza Italia non recupera la sua tradizione europeista, moderata e liberale, e si accontenta di fare da ruotino di scorta al duo sovranista SalviniMeloni, è destinata a una rapidissima estinzione.

Se invece Forza Italia farà registrare un buon risultato, Berlusconi, che si è impegnato moltissimo in campagna elettorale, potrà essere soddisfatto.


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