Altro che manette: i 5 stelle condonano pure le false fatture
Ansa
In mezzo alle norme più giustizialiste spunta nel Dl fiscale il «perdono» per le dichiarazioni fraudolente e altri reati gravi.

Proprio come nella vituperata (ma decisamente più seria) Prima Repubblica: votazioni notturne, di domenica, mentre gli italiani stanno commentando il weekend di campionato e il posticipo di serie A. E soprattutto (altro grande classico delle gestioni parlamentari confuse, non lineari, pasticciate): prima – per settimane – una spossante lentezza dei lavori, con una Commissione che procede a passo di tartaruga, e poi un’improvvisa accelerazione finale, per confondere tutto e rendere la matassa intricata e poco comprensibile.

Così, la Commissione Finanze della Camera torna a riunirsi stasera alle 19, per un altro round di votazioni sul decreto fiscale (relatori: la grillina Carla Ruocco, che presiede la Commissione, e il Pd Gian Mario Fragomeli), con una raffica di emendamenti e soprattutto le decisive proposte last minute del governo (che, come si sa, può presentare emendamenti in qualunque momento dei lavori), con l’obiettivo di arrivare in Aula a inizio settimana.

E attenzione, ecco la sorpresa. Proprio quelli che agitavano minacciosamente le manette, adesso sembrano trovarsi a proprio agio anche con attrezzi ben diversi, che è difficile non identificare come nuovi condoni. Nell’intesa a cui la maggioranza sta lavorando da giorni sulla parte penale del decreto fiscale, spunta infatti non solo un ridimensionamento delle pene (che erano effettivamente assurde e abnormi nella prima stesura), ma anche quello che – se fosse stato concepito da un governo di segno politico diverso – sarebbe stato bollato come un «colpo di spugna».

Partiamo dalle pene detentive, oggetto di una ossessiva campagna politica e mediatica grillina nei mesi scorsi («manette agli evasori»), e in effetti alzate in modo inquietante (da un minimo di 4 anni a un massimo di 8 anni: peggio, nella proposta Conte-Pd-5 stelle, di non pochi reati violenti). Essendosi resi conto di aver scritto uno sproposito, ora anche i talebani giallorossi sembrano pronti ad accettare una sforbiciata almeno delle pene per omessa dichiarazione e dichiarazione infedele. Vale la pena di ricordare (ma è probabile che non pochi grillini, nella loro vita precedente, non abbiano mai presentato una dichiarazione) che in questi casi tutto può nascere anche da errori o interpretazioni, ben più che da una deliberata volontà di frodare. Nella stessa logica, si attende un ridimensionamento anche della confisca per sproporzione: e dunque non prevedendo la confisca in tutta una serie di casi, sempre a partire dalla dichiarazione infedele e dall’omessa dichiarazione.

Ma in questo pacchetto penale tributario rivisitato, ecco il regalo di Natale (che non ti aspetteresti dai manettari giallorossi) a chi invece non ha solo commesso errori, ma qualcosa di peggio, come le dichiarazioni fraudolente. A meno di colpi di scena, potrebbe passare stasera l’ipotesi del ravvedimento anche per questo tipo di fattispecie (basate su false fatturazioni o altri artifizi): pagare per escludere la punibilità penale. Naturalmente, occorrerà pagare tutto il dovuto. E soprattutto che uno non si svegli solo dopo essere stato beccato: l’interessato deve aver avviato il proprio tentativo di rimettersi sui binari corretti prima di aver formalmente appreso l’accertamento a suo carico.

Intendiamoci bene. Se il giustizialismo fiscale si prende una pausa, se cioè i manettari applicati al fisco vanno per una volta in corsia di emergenza (anziché in corsia di sorpasso), c’è solo da tirare un sospiro. E se stasera, dopo tante urla, si farà strada un pochino di ragionevolezza, evitando la logica delle grida manzoniane, e semmai aiutando un numero maggiore di contribuenti a rimettersi in regola, sarà una piccola cosa giusta, dopo tanti errori macroscopici dei giallorossi (come il proverbiale orologio fermo, che però – due volte al giorno – segna l’ora esatta). Ma non è serio questo carnevale tributario, in cui gli stessi figuranti si presentano la mattina vestiti da poliziotti che fanno tintinnare le manette, e la sera da volponi pronti a eludere qualunque trappola o tagliola. Ogni parte in commedia può avere – diciamo – una sua dignità: ma sarebbe almeno il caso di non cumulare troppi ruoli sullo stesso palcoscenico. Tra le questioni che saranno votate stasera e stanotte, ecco infine alcuni altri temi in ordine sparso. Riforma dell’8 per mille, con la casella «Stato» che consentirà l’indicazione di alcuni impieghi più specifici (tra cui l’edilizia scolastica, le calamità e la cultura: ma non mancheranno nemmeno la fame nel mondo e i rifugiati); rinvio a marzo dell’obbligo dei seggiolini antiabbandono (che, con tanto di sanzioni, era stato improvvisamente anticipato, seminando il panico tra i genitori automobilisti); bonus Tari; abbassamento dell’Iva per gli assorbenti femminili.

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