- All’orrore non c’è fine: Nodal è un social di appuntamenti per mettere in contatto donne intenzionate a fornire il proprio grembo a pagamento e committenti interessati. Basta iscriversi, sfogliare il catalogo e scegliere. Ma prima bisogna avere un embrione…
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Lo speciale contiene due articoli.
Sull’utero in affitto, l’Occidente appare oggi attraversato da due tendenze opposte: il contrasto e la legalizzazione, il tentativo di messa al bando della pratica e quello, invece, di agevolarla. Così, se da un lato si mira a rendere la maternità surrogata reato universale – questo il fine di un ddl recentemente ripresentato in Parlamento dalla sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti, e dal capogruppo a Palazzo Madama, Lucio Malan, ambedue esponenti di Fdi -, dall’altro si spinge affinché il commercio di neonati possa essere sempre più a portata di mano.
Va in questa direzione Nodal, nuova startup dedicata all’utero in affitto e che si propone di essere il Bumble – o, se si preferisce, il Tinder – per le mamme surrogate, vale a dire un vero e proprio social di appuntamenti tra donne intenzionate ad affittare il loro grembo e committenti interessati.
Ideata dal dottor Brian Levine, un endocrinologo di New York, la piattaforma si propone quindi di mettere in contatto domanda e offerta, con un triplice scopo. Il primo è velocizzare l’incontro tra madri surrogate e committenti; il secondo, è quello di rendere la compravendita più economica, eliminando lo «specialista di abbinamento» normalmente impiegato dalle agenzie del settore. Infine, l’idea è di facilitare la conoscenza stessa di questa pratica.
«Il nostro scopo è rendere la maternità surrogata un’opzione raggiungibile per più aspiranti genitori e offrire a quelli surrogati un’esperienza eccezionale», ha dichiarato Levine lanciando il suo progetto, aggiungendo che «quando inizi a cercare informazioni oltre i meccanismi di come funziona, ci sono solo molte congetture, molta disinformazione». A gestire e coordinare Nodal, c’è Brianna Buck, ex madre surrogata reduce da un’esperienza problematica con l’incontro con genitori per i quali ha portato un bambino. «È stato il primo appuntamento più selvaggio che tu abbia mai avuto», ha spiegato anche per motivare questo suo nuovo impegno professionale. La Verità ha esplorato il portale internet di Nodal, il cui servizio funziona così. Anzitutto bisogna naturalmente iscriversi, specificando se si è aspiranti genitori o madri surrogate; il procedimento risulta molto articolato.
Nel caso si voglia cercare una madre surrogata, il portale – ora disponibile solo per i cittadini Usa – vuole raccogliere più informazioni possibili. In aggiunta ai dati più generici e prevedibili, come lo Stato di residenza e i recapiti personali, Nodal vuole cioè profilare chi sia l’aspirante genitore: se un single, una coppia composta da persone dello stesso sesso oppure una coppia tradizionale, per così dire, ma con problemi di fertilità. Al tempo stesso, bisogna segnalare quale sia il centro per il trattamento dell’infertilità cui ci si è rivolti.
Ancora, nei campi obbligatori, bisogna indicare quale sia l’aspetto che più interessa trovare in una madre surrogata; curiosamente, non c’è però un set di risposte tra cui scegliere: quindi si può liberamente spaziare dall’intelligenza alla bellezza estetica, dal livello di istruzione al colore degli occhi.
Nodal è assai attento alle risposte immesse nell’iscrizione. Al punto che, se il programma capisce che l’utente non ha già con sé un embrione, arriva subito una email in cui si raccomanda «di fissare un primo incontro con un medico della fecondazione in vitro per fare un piano per la creazione di embrioni e poi tornare da noi». Quando si naviga nel portale, come già avviene per altri siti di incontri, si può visionare un vero e proprio catalogo di profili che, sulla base delle informazioni raccolte, Nodal ritiene potenzialmente compatibili. Se si manifesta un interesse reciproco, come accade per esempio su Tinder, scatta il match. Si tratta di un momento chiave.
«Il match può davvero determinare l’inizio o la fine di un’esperienza di surrogazione», fa presente la Buck.
Questo perché, oltre essere compatibili, i profili di aspiranti genitori e di madri surrogate debbono piacersi. A proposito del piacersi, colpisce com’è strutturato il profilo della donna disposta a portare in grembo un bimbo conto terzi. La surrogata deve infatti non solo mostrarsi attraverso delle foto, ma indicare se risulta impegnata o single, lo Stato in cui vive, se ha già o meno dei figli. Non solo: deve pure specificare se sia o meno un soggetto «vaccinato». Non sia mai, viene da commentare, che un domani si scopra di aver ingaggiato una donna scettica verso le iniezioni anti Covid…
Tornando a noi, c’è da dire che Nodal appare una frontiera dalle enormi prospettive di crescita. Il fine dichiarato di Levine e del suo team, infatti, è quello di rendere l’utero in affitto meno elitario e più low cost. Più economico sarà un figlio, insomma, meglio sarà. E pazienza se resterà pur sempre la compravendita di un essere umano.
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